Francesca Proia, Luce tremolante

Luce tremolante,
la poesia non è stata ancora concepita,
è il suo tempo di esistenza negativa.
Aspetto trame di gestazione nei segni intorno;
depongo una speranza superstiziosa negli oggetti panciuti,
e nella lana fertile dei pioppi,
e nelle lune piccole e grandi.

(Inedito)

Canio Mancuso, Explicit

Nessuna mancanza è stata uno
sbaglio, non c’è stato un peccato
(non dico opere, certo omissioni)
che ti sembrasse un graffio sulla tela
o un errore nel disegno. Tutto quello che
hai dimenticato anche quello è l’indizio
di un giorno incarnato in un volto, forse
puoi riconoscerli i tuoi figli non nati, i baci
sulla punta di un’intenzione, l’avvenire
che intaschi solo quando lo immagini
mentre il resto vorrebbe solo esistere.
Tutto giusto, tutto dentro il solco, anche
ciò che non germoglia e non sente di
esplodere a un passo dagli occhi.

(Inedito)

Marco Esposito, Ci buttavano nei cortili

Ci buttavano nei cortili
infilati a magliette e calzoncini
male assortiti – disegni di frutti
illividivano i ginocchi e la tua bellezza
nudità dei teatri, pallore delle occasioni
mancate sulle labbra senza il canto.

I cipressi popolano i cimiteri
perché le loro radici normali
al terreno non disturbano l’ospite
e in vita vogliamo la stessa
solitaria affermazione. Formali
nella ragione che si dà agli stolti.

Quando recitavi eri fulgida
ti facevi gioco dell’illuminotecnica
la sedia e lo strumento facevano
di me un malinconico centauro.

(Inedito)

Nicola D’Altilia, Il sole è scappato a Ovest

Il sole è scappato a ovest
l’azzurro lo ha seguito
tutto al blu notte delle tenebre
Il faro di Pelagosa è lì
la più bassa delle stelle
Occhiolino di luce al Gargano da nord
sparo allegro, sereno, continuo, intermittente
illumina le onde in rissa
il tempo di una carezza
quella mancata alle profondità
alle vite sprecate
Dalla collina della Chiesola
i miei occhi interrompono il batter di ciglia
riesco a capire la tua comunicazione
forse perché sono anch’io una cosa: una pietra
Trattengo il respiro nel trattino di totale oscurità
27 ore di ostinato nuoto di Paolo Pinto
poi flash dolcemente
dice: ci sono! …(buio) Tu? …(buio) Come stai? …(buio)
Dal centro dell’adriatico al mio nervo ottico
e da lì come per i tratturi garganici
spinge in ogni segreto
insiste: guarda che bel mare ci separa e ci unisce
e rassicura: tu sei vita.

(Inedito)

Eduardo Lizalde, Poema del Agua Blanda

Poema del Agua Blanda

El viejo guerrero Aquiles,
era un hombre invulnerable,
pero uno de sus talones
era débil; lo demás
de su cuerpo semejaba
una armadura de carne,
una concha que lo hacía
parecerse a la tortuga;
y además, como el guerrero
fue un rápido corredor,
Aquiles era una mezcla
como de liebre y tortuga.

En la carne de los pobres
no sólo el talón es frágil:
ellos tienen todo el cuerpo
construido con talones;
por todas partes el hambre
los puede herir, pues carecen
de la coraza de Aquiles:
lentos son como tortugas,
vulnerables como liebres.

Pero no siempre el hierro ha de vencer.
Las rocas han dado al agua tantos cortes,
que la han hecho más líquida, más blanda,
han dejado tan débil su epidermis
que es muy fácil herirla:
la lengua del venado hiere el agua
sin siquiera sangrar,
una sola mirada indiferente
penetra varios metros en el agua
más turbia;
pero, a la larga, el agua,
espumosa y repentina como el perro bravo,
hace huir a las rocas del océano
hasta la costa,
las redondea y las pule para que a nadie
muerdan sus filos.

*

Poesia dell’acqua dolce

Il vecchio guerriero Achille
era un uomo invulnerabile
ma uno dei suoi talloni
era debole; il resto
del suo corpo assomigliava
a un’armatura di carne,
una conchiglia che lo faceva
sembrare una tartaruga;
e poi, siccome il guerriero
era veloce nella corsa,
Achille era come un misto
di lepre e tartaruga.

Nella carne dei poveri
non solo il tallone è fragile:
essi hanno tutto il corpo
costruito con talloni;
la fame li può ferire
ovunque, perché non hanno
la corazza di Achille:
sono lenti come tartarughe,
vulnerabili come lepri.

Ma non sempre il ferro deve vincere.
Gli scogli hanno fatto all’acqua tanti tagli
da renderla più liquida, più dolce,
le hanno lasciato la pelle così debole
che è molto facile ferirla:
La lingua del cervo ferisce l’acqua
senza neanche sanguinare,
un solo sguardo indifferente
penetra per diversi metri nell’acqua
più torbida;
ma, a poco a poco, l’acqua
schiumosa e repentina come un cane feroce
fa fuggire gli scogli dall’oceano
fino alla costa,
li arrotonda e li leviga perché le loro punte
non mordano nessuno.

(Da Tutto l’amore è sogno, a cura di Cinzia Marulli e Mario Meléndez, traduzione di Emilio Coco, prefazione e selezione di Mario Bojórquez, La Vita Felice 2021)

Camilla Ziglia, Chi legge il mondo su assi cartesiani

Chi legge il mondo su assi cartesiani
trascura la diagonale della vela
smarrita nel fileggio,
che sbatte e si ritorce
inarca e si distende
libera

e tutta esposta al vento.

(Da Rivelazioni d’acqua, Puntoacapo 2021)

Alessia Iuliano, Fa sempre freddo

Fa sempre freddo, soffia
smarrita l’ora ventale.

Dorme fuggendo la paura
che i sogni fossero sogni
nient’altro che sogni nei sogni
sognando al rimedio dei ricordi.

Era domenica e doveva essere stupendo
il colore delle ore
incolumi al pomeriggio di ottobre
mentre in prima visione
il campanile dei francescani
osannava la diplomazia degli avventi

(Da Ottobre nei viavai, RPLibri 2018)

Mark Bedin, Come un pescatore

III.

Come un pescatore,
nel fiumiciattolo che scorre
-escrementi, carte di snack, rampicanti-,
dagli argini decidui

-febbre-,
sente lo strascichio del giubbotto
per la pioggia, gonfio dalla pigiatura
dei muscoli affaticati per l’uso
delle pertiche.

La piroga irrobustita
-pelli di selvaggina, chiodi, filo di ferro-,
fluisce con lentezza primordiale
tra i ventri dei pesci ristagnati
in superficie;
-simulacro del relitto, benché
tentarne l’afferro è l’assiduo tocco
che disvela l’irraggiungibile
scintillio e giace desertico-.

-Antica-, dice: il tuo richiamo è balbettio
raffermo: l’impronta che a stento volgi dissipa:
come il bramito dei cervi nel mezzo della radura,
per assodata sfida, quando si è incrociati i palchi di corna
al modo dello scherma ma già viene l’inverno.
Di Euridice e Orfeo è l’inconvenienza che palesa
l’impossibilità di ciò che non -tra il duplice riflesso-,
si può carpire, che non si può intuire;
e il pensiero della morte mi accompagna in questo modo
-mastice punto fermo tarlo-;
all’interno insorge, crespo a scorza di polvere
e calura, alle piegature che provengono dall’ombra
affidata alle fiamme nelle patere
ai bordi d’un recondito pensiero,
innanzi a contesti ceramici
che s’aprono a guscio e incrinano e irradiano,
con l’odore dei buoi al macello.

(Da Il fallout degli Dei, RPLibri 2020)

Roberta Sirignano, la teca perde sangue dal cuore

la teca perde sangue dal cuore
immagina il valore dello sfondo
dall’esterno si avvicina lo schieramento avverso
sfascia la consuetudine
della tregua non ti parlo mai eppure il momento è attivo
fiuta il rovesciarsi il pentimento e il cambio pagina
il dolore arriva improvviso sul polpaccio destro
fingiamo di conoscerlo prima che accada
il timore del vento lo trasformo in un brivido a biro nera

(Da Sogno la direttiva, RPLibri 2021)

Telma Scherer, Porque tua voz fala outra língua

Porque tua voz fala outra língua

Porque tua voz fala outra língua,
mas tua boca não.
Tua boca profere
o que há nas entrelinhas
e não se precisa.
Tua boca, do outro lado da fronteira
perfeitamente minha.
Porque tua boca fala de viés
e não fala em línguas.
Não precisa de subtexto
nem de trocos trocados.
Tua boca de trocadilhos, é loba.
O contexto é o lobo da fala, ladrão.
Porque tua boca é igualzinha à minha
e nós falamos, entretanto nossos olhos
se beijam. Porque teus olhos vieram de outro mar
e são meus. Teus olhos
filisteus, navegantes, estrelinhas,
teus olhos dizem tudo o que vês no escuro.
Somos nós. Somos nós. Nosotros.

*

Perché la tua voce parla un’altra lingua

Perché la tua voce parla un’altra lingua,
ma la tua bocca no.
La tua bocca proferisce
quello che c’è tra le linee
e non si precisa.
La tua bocca, al di là della frontiera
perfettamente mia.
Perché la tua bocca parla distorta
e non parla in lingue.
Non c’è bisogno di sottotesto
né di soldi saldati.
La tua bocca giocosa è lupa.
Il contesto è il lupo della parola, ladro.
Perché la tua bocca è proprio come la mia
e parliamo, comunque i nostri occhi
si baciano. Perché i tuoi occhi sono venuti di un altro mare
e sono miei. I tuoi occhi
filistei, navigatori, stelline,
i tuoi occhi dicono tutto quello che vedi nel buio.
Siamo noi. Siamo noi. Nosotros.

(Da Depois da água, Nave 2014; traduzione di Juan Terenzi)