Eunice Odio, E sto come le rose

E sto come le rose
disordinando l’aria.

(Da Come le rose disordinando l’aria, a cura di T. Pieragnolo e R. Gallitelli, Passigli 2015)

Valentino Bellucci, Ali

La testa è vuota.
Non è rimasto più nessuno.
Il treno è sporco
e non può più partire. Amore mio,
devo dirtelo, non ho trovato il libro.
Perdonami.
Non ho trovato nemmeno le tue ali.
Forse le ho scordate nel mondo,
e nessuno le scoprirà;
le scambieranno per delle cose
tra le altre cose.

 

(Da Poesie d’amore 2005-2018, Passigli Editori 2019)

Annelisa Alleva, La nostalgia è il peso di cui consiste

La nostalgia è il peso di cui consiste,
il mare che lo nausea,
rende capace di resistere e mancare,
possiede come scrigno la chiave,
circonda come toga leggera,
fortifica e estenua.
Il tappeto della sua voce
quando scende e si posa.

 

(Da Caratteri, Passigli 2018)

Rosa Gallitelli, Biografia delle piogge enormi

Cerchia o coincidenza di ciechi,
corona di un àmbito agli sgoccioli;
filo un’aria di fondale stempiato
dalla velocità di pesce,
lungo un diurno boreale buio
le esacerbate fronti in lampo cervidi
di erti, pronti vedenti;
e fra quel radicato assenso e il nudo
noi solo due fogli accolti,
attesi giunco dal diluvio,
sentimentalmente scalzi chiamati,
cordone o coro di spuntati verso
l’acqua che sta per rompersi,
rendersi uscio stupendo ai giubilanti,
giunti bambini a dominarsi
muta miriade;
fra doglie da fiorame a vento,
fra giunchiglie in cui crescita udivi
lavabo albo in fondo un sonaglio
ovunque allargato e propenso,
alloggiare l’elenco del fragore
già sfrondato dalle piogge, avvicinarsi.

L’arrivo un virgulto d’amapola*,
soglia abnorme da cui ecco il rovescio,
soglia cui ecco gli accorsi nudi:
foglia informe foggia del piovasco
con palmi e lingue, con scevri piedi,
nel pregno mondo esploso urto liquido,
e come in placenta dispersi;
un’istantanea acquea, monda,
di ricomparsi in plaga o lente della nascita.

Finalmente la grande forma.
Ci investiva il diluvio curvo,
l’odore di stagione cruda,
colmo d’orma e in nari cupo.

Solo infine il fiotto adunato
di un acqueo lento lucente fango
scendeva caldo fra i caimani,
coronava le Iguana di fiumi,
le nuche spoglie sgrondate
quando fra i denti lo squarcio,
quello squarcio avevano ancora,
il denso giglio del diluvio;
come bagnate ammettessero
di aver venerato qualcosa,
forse lo sceso e capace
caldo corpo del cielo riverso,
un suo linguaggio confluito,
mutabile e temuto carne,
fabula o cuore di nube,
di esseri salvi ora in folli acquai, in folli specchi,
in sfondi fluiti mondati.

Così noi, solamente roridi,
accordati agli animali liquidi
da quel diluvio forse idolatrato
come in rituali o biografie;
come solamente di passaggio
anche noi nell’ocra di quell’acqua,
nel butto o affresco di un piovasco smunto
per nascere più vividi usciti
da mesi lunghi, dalle sue lingue,
pettinati e chiusi chiari
nel grande muscolo del cielo
mitilo, schiuso vivo:
cibo in cui scalzo palpiti
illuso dal grande baccello,
dal panico bello nel prelibare
con spavento, con lingua tanta,
l’acqua scorsa e folle e raccolta,
e per cui ora appena sorridi
slattato da quanto in segreto
sei stato foglia, e divelto quasi;
hai inviso o ringraziato l’acqua, la più scesa,
sazio digiuno pazzo nel suo pudore
rotto, di noce alta,
scisso in diluvi al volto.

Solo con l’anno. Solo col limo.

Quanto mistero largo ingenuamente
continente puro.

* Fiore d’ibisco.

 

(Da Selva creatura leggera, Passigli 2015)

Roberto Maggiani, Inclinazione sospetta

Un calore antico si leva dalla sabbia –
stretto nell’ombra dilato i polmoni.

Vive in me una lontananza –
forse ho una memoria iniziale
che resiste nei geni.
Millenni di vita risalgono dall’inconscio
nell’istinto che mi agita:
ho un’inclinazione sospetta alla caccia
come se fosse ora il tempo primitivo
che mi si addice.

 

(Da Angoli interni, Passigli Editori 2018)