Sonia Caporossi, Sono il figlio senza madre

sono il figlio senza madre, la testa senza volto
lanciata come un pacco oltre il vuoto siderale
l’ammanco di speranze, l’invito inascoltato
a ritardare l’attimo della separazione
il taglio dell’addome, lo squarcio all’ombelico
le viscere disiectae di questa esposizione
io sono il puer proiectus, un essere-gettato
la persistenza abulica di un segno marginale
tracciato sulla pelle in lingue sconosciute
parlate oltre la rete che portò via mia madre
io sono il figlio orfano, il nulla ingenerato
il pianto neonatale di un mostro inconsolabile
che esala svaporando nel fuoco dell’estate
per non turbare intorno il mondo in divenire
come alito di fiato sospeso nella sabbia
come ombra di una fiamma infiochita dall’errore

(Inedito)

Simon Le Bon, The Chauffeur

The Chauffeur

Out on the tar plains
The glides are moving
All looking for a new place to drive
You sit beside me
So newly charming
Sweating dew drops glisten fresh in your side
And the sun drips down bedding heavy behind
The front of your dress all shadowy lined
And the droning engine throbs in time with your beating heart


Way down the lane away
Living for another day
The aphids swarm up in the drifting haze
Swim seagull in the sky
Towards that hollow western Isle
My envied lady holds you fast in her gaze
And the sun drips down bedding heavy behind
The front of your dress all shadowy lined
And the droning engine throbs in time with your beating heart

Sing blue silver
And watching lovers part, I feel you smiling
What glass splinters lie so deep in your mind
To tear out from your eyes, with a thought to stiffen brooding lies
And I’ll only watch you leave me further behind
And the sun drips down bedding heavy behind
The front of your dress, all shadowy lined
And the droning engine throbs in time
With your beating heart
And the sun drips down bedding heavy behind
The front of your dress, all shadowy lined
And the droning engine throbs in time
With your beating heart
Sing blue silver
Sing, sing, blue silver


*
L’autista

Là fuori su distese d’asfalto
automobili scorrono
cercando nuove destinazioni
tu mi siedi accanto
sempre più affascinante
il tuo sudore, gocce di rugiada che barbagliano fresche sul tuo profilo
il sole scivola dietro spesse lenzuola
il davanti del tuo vestito è foderato d’ombra
e il ronzio del motore batte al ritmo del tuo cuore

laggiù lungo il viale
vivendo ancora un giorno
gli insetti sciamano nella foschia ondeggiante
Il gabbiano si libra in volo
verso quella vuota isola occidentale
la mia invidiata signora tiene lo sguardo fisso su di te
il sole scivola dietro spesse lenzuola
il davanti del tuo vestito è foderato d’ombra
e il ronzio del motore batte al ritmo del tuo cuore

Canta, argento blu
E mentre osservi gli amanti dividersi, percepisco il tuo sorriso
Schegge di vetro giacciono così a fondo nella tua mente
da esserti strappate dagli occhi, con un pensiero che irrigidisca rimuginati inganni
E resterò a guardarti mentre continuerai a distanziarmi

il sole scivola dietro spesse lenzuola
il davanti del tuo vestito è foderato d’ombra
e il ronzio del motore batte al ritmo del tuo cuore

il sole scivola dietro spesse lenzuola
il davanti del tuo vestito è foderato d’ombra
e il ronzio del motore batte al ritmo del tuo cuore
Canta argento blu
Canta, canta, argento blu

(traduzione di Sonia Caporossi)

Sonia Caporossi, Privativi

(Da Taccuino dell’urlo, Marco Saya Edizioni 2020)

Sonia Caporossi, XV (Nell’assenza)

(Da Taccuino dell’urlo, Marco Saya Edizioni 2020)

Sonia Caporossi, Mi avevi detto

(Da Taccuino dell’urlo, Marco Saya Edizioni 2020)

Daniele Bellomi, thermal treasures

thermal treasures

in immersione, posto per definizione a zero, avrà luogo qualcosa
per tensioni, scosse, minime terminazioni. per arco e ritorno finisce
ad aprirsi un accesso marino: una massa viva e segnalante, minata,
una flottazione massiccia, i gesti di violenza, lo strangolamento,
il particolare consacrato in vicinanza al punto di osservazione
del natante – he has not confessed, he has made no statement,
charges of murder have been accepted against him – nell’atto
di riconoscimento della deriva. da polo a spigolo, da bordo a fuga
termica ne sente lo sbaglio, l’incremento, il pericolo, il corto
inevitabile (a latere di vita, ovviamente), la steccata, il sistema
di alimentazione del presente giunto a riva, in retromarcia
nella secca, nel difetto di energia che adesso può disperdere.

 

(Da La parola informe – esplorazioni e nuove scritture dell’ultracontemporaneità, Marco Saya Edizioni 2018)

Sonia Caporossi, Siamo qui a controfirmare

Siamo qui a controfirmare
senza manco un avvocato
‘sto contratto sovrumano
di carezze inesaurite

Di sicuro incapperemo
nelle clausole sbagliate
in cavilli e incomprensioni
“Basta, insistere non serve!”

Ma l’istinto di cercarci
ci riporta sul tracciato
di due mani inanellate
che ci guidano sul foglio

Ritirarsi non conviene
se la penna scrive bene
ecco l’atto notarile
della nostra indivisione

Ci garantirà dal buio
nel cammino accomunato
sui sentieri a ghirigoro
che per legge adotteremo

Sì, l’amore serve a tanto
ti proietta nella luce
di una libertà sovrana
che si adotta senza scampo

Poi scadrà la garanzia
Furto e incendio assicurati
Ma ora noi non ci pensiamo
Tanti, troppi già lo fanno

Io ho firmato: fai altrettanto?

(Inedito)

Daniele Bellomi, Una litosfera

una litosfera, una percorrenza, un’anagramma informale, quasi
geografico, le giornate a mietere, in maturazione, alla ricerca
di uno scampo per passaggi paritetici, elencati: così, in qualche
modo, è un’immersione, sì, per modesti cenni e deterioramenti,
una stratificazione, una mancanza di fiato, un levare, una messa
a terra della morale, un differenziale di altitudine, un calibro
fissato nel conciliare il qui, nel dire il più a ritroso. concedersi
alla parte del dileguo non sarà possibile nel darsi degli ammassi
aperti. l’abuso è nell’andare giù, dove le forze meno calibrate
non ne possono ripetere, alla strada, alla stratigrafia accidentale,
attesa all’amnesia, all’apertura amniotica, un lavare, un difetto
acquisito dall’aura, un risultato di accesso pronto allo scarto:
ciò che accumula e ammonisce è preso al posto dell’immune.

 

(Da La Parola Informe, esplorazioni e nuove scritture dell’ultracontemporaneità, a cura di Sonia Caporossi, Marco Saya Edizioni 2018)

Sonia Caporossi, A una madre

Tramonto in versi di un iconoclasta
Quando l’astro dell’estro muore nell’ombra
Del suo prosastico baluginare
Io mi rispecchio in te
Frammento affabile infranto
Di immagini anamorfiche
A cui rassomigliare
Io mi rifletto in te
Lo specchio spocchioso che spacco
Ogni giorno ed ogni sera
Per non rassomigliarti più.

Alba in versi di un valentiniano
Quando il maglio del mostro sorge nell’ombra
Dal mio poetico pinnacolare
Nel plasma sanguigno di un fitto dolore
Io mi ritrovo in te
Amica che ammara al riflusso dell’onda
Di un cieco vagare per mari d’intesa
Nel bieco pleroma dei miei troppi Dei
Passati di moda, diversi dai tuoi
Gli stessi che invoco ogni giorno ed ogni sera
Per non ritrovarti più.

Mattina in parole di un ateo stilita
Nel suo filosofema blasfemo e personale
Nell’iperuranio dei fiumi eraclitei
Che scorrono incessanti
Come un tempo inesaudito
Io mi ricerco in te
Barbelo castrata da istanti reclusi
In cui non condividi più con me che il tuo rimpianto
Di non essere mai stata altro che una vera Madre
Io mi riposo in te
Il seno sensato del mondo che hai sul petto
Che soltanto, microcosmo, mi appartiene
In cui verso la mia fronte ogni giorno ed ogni sera
Per non riposare più.

Serata di silenzi di un cristiano secolare
Che prega il suo Signore scismatico e caduto
Rinnovandomi ferite sempre nuove
Per il senso di disfatta dell’averti conosciuta
Solo ora, solo adesso
Nel riflesso dello specchio
Nella cerca del riposo
Nella tua sostanza sovrana che trapassa le mie ossa
Che si chiude sulla carne come il fuoco della Forma
Quando informa il marchio a fuoco
Scabro e inciso sulla piaga
Del tuo calco di tristezza

Notte serena di un putto raffaelita
Io mi ristringo in te
Nell’anelare di un accolito all’icona
Che trasmuta la Bellezza in rimbrotti di Sostanza
Perché la Forma tu già me l’hai data
E nell’attesa della tua morte
più null’altro esiste al mondo
Tranne il pensiero della prossima brace
Tranne la stretta delle tue mani chiuse.

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* Questa poesia è stata pubblicata sei anni fa da Natalia Castaldi su Poetarum Silva. Qui si trova A una madre – Sonia Caporossi nell’articolo originale.

Domenico Arturo Ingenito, Quando al mattino sento le voci vostre

Quando al mattino sento le voci vostre
rifluire dal basso, odore di caffè
le luci piene del giorno veritiero
– la vittoria del legno sopra l’acqua –
non temo più il senso della fine;
e la bellezza dei vostri capelli
miele d’azzurro carbone innamorato
mi riporta alle campane virili del mezzodì
quando da casa di Carmen a finestre aperte
Tommaso è fratello del sole
e io cammino nelle sue scarpe
ché mi portino in dono la sincerità della sera.

(Da Poeti della lontananza, a cura di Sonia Caporossi e Antonella Pierangeli, Marco Saya Edizioni 2014)