Gianni Iasimone, Una zattera

Una zattera, un tronco fradicio, una tavola da muratore alla deriva
nelle correnti del non far più niente.
Che venga la tua forza
a salvarmi dall’affondamento, dal comune destino.
Dall’eterno silenzio.

Intanto resisti,
carico della speranza. La riva è vicina.
Esiste, malgrado me,
malgrado questo mare.

Questa profonda assenza, vuota distanza.

 

(Da La Quintessenza, Arcipelago Itaca Edizioni 2018)

Gianni Iasimone, Notte

per banali motivi di sistemazione
oggi ho ceduto la stanza dell’infanzia
a un caro amico al paese in vacanza
qualche notte dormirò in quella
dove tutti ti hanno salutato
ma ho difficoltà a prendere sonno
sui muri ci sono ancora piccoli segni
lasciati dagli addobbi funebri di ottone
o dai paramenti di velluto e finto oro
galleggia nel bianco smorto un punto nero
− un ragno forse un chiodo − e altre macchie
di lacerati ormai spenti mutati colori
da riprendere da rifare cancellare
tanto restano in gola nelle pupille
nella notte che fuori scintilla
e qui con me veglia

 

(Da La Quintessenza, Arcipelago Itaca 2018)