Giulio Marchetti, Liquido

Siamo qui, come sempre,
a scalfire il deserto
roccioso, il gambo
del fiore.
La vita si rovescia nell’imbuto.

 

(Da Specchi Ciechi, Puntoacapo 2020)

Raffaela Fazio, Mise an abîme

Se ogni ricordo
si specchia in un ricordo
come può il tempo
uscire da se stesso?
Vedo il mio occhio:
vorrebbe farsi mondo.
Ma il desiderio
ancora non si sporge
resta nel fondo
di una discesa interna
al suo cadere.
Credevo fossi un’altra
˗ diversi la frattura
il brivido l’abbraccio
diverso anche l’errore.
Eppure la distanza
è immaginaria
è prigioniera
di questa coincidenza
di frattali.
Uguale mentre cambia
il suo riflesso
mi chiama, si getta
nell’abisso.

 

(Da Tropaion, Puntoacapo Editrice 2020)

Gianfranco Vacca, Lega i polsi alle bandiere

Lega i polsi alle bandiere
ed il vento sarà fermo.
Ammanetta l’aria che le sventola
ed il drappo diventerà spento.
Svesti la nudità dell’angelo
ed il suo sesso dal velo
ed in ogni Raffaello
l’ascesi delle immagini
avrà desiderato la sensualità
che attuò il suo pennello.

 

(Da Se il silenzio se io ascolto, se i tamburi, Puntoacapo 2019)

Attilio Giannoni, Mother

Ma questa notte ti ho abbracciata
Perché piangevi
Per aver rotto gli occhiali.

Avevamo smarrita la strada
Come nei nostri giorni veri.

E sembrava d’averla ritrovata
Mentre ti consolavo
Versando un po’ d’acqua nel tuo bicchiere.

 

(Da Nella forma e nel respiro, Puntoacapo Editrice 2017)

Elena Cattaneo, La cuticola del seme

La cuticola del seme
si tende,
si gonfia,
esplode.
In quel momento di rottura
fragile
il nuovo germoglio si mostra.
Nella morte la vita si nutre.
Di sola vita si avvizzisce.

Ci si interroga sulla giusta
sopravvivenza.
Si pesa quanto cuore impacchettare per non perdersi
nel troppo offrire.

Non c’è peso, non esiste misura.
Non c’è un grado di putrescenza del sé.
Si muore calcati nella terra grassa,
senza sapere del domani, gli occhi bassi.

Il tenero germoglio verde ci mangia torturandoci le membra.
Non possiamo sapere il domani.
Acqua, vento, sole e neve.

Nel tempo percepiamo un fuscello di noi.

Basta quello.

(Da Il dolore un verso dopo, puntoacapo 2016)

Luca Benassi, Non dite che non sapevate nulla

Non dite che non sapevate nulla
delle statistiche, delle polveri
stanche e le finestre aperte al temporale.
Non giustificatevi per i monitor
non dite di ignorare i documenti
di questi anni precari del tempo
che manca ogni giorno
e spreme e succhia, calcolato al netto
dei muri che non possiamo oltrepassare.
Non dite infine che serve una metafora
a spiegare il traffico, i cocci aguzzi sotto le ruote
e la notte guasta di amori infecondi.
E poi non accusate noi poeti
di non avervelo detto
e di non avervi ascoltato.

 

(Da L’onore della polvere, Puntoacapo Editrice 2009)

Gabriele Borgna, Simulacro

Cammino. Passo e respiro.
Mi sono lasciato alle spalle
i grappoli d’auto, le teche d’ossidi
silicei e il cemento
che avviluppa uomini e cose
fondendo i giorni in un solo blocco.
L’occhio è già alla montagna
che vi vide tentare la scalata
in quella nuziale, mendace cordata.
In vetta – ai piedi della croce –
dove anche il pensiero va dosato,
qualcosa sfuggì ai cani del soccorso…
È ciò che fu con voi dal primo campo base
e ancora e sempre dondola
sull’infernale abisso, simulacro
di una passione inusitata
appesa alla sua fune.

 

(Da Artigianato sentimentale, Puntoacapo Editrice, 2017)

Lina Salvi, Del deserto

Del deserto non ho voglia
della sua violenza calma
cavalcate ai margini del cielo,
nel deserto già ci sono:
ahlan wa salan*,
nel deserto popolato di uomini
buie città, annuvolate,
assediate di ogni specie animale,
alberi con rami tondi, bocche infuocate.
Della tundra, nel polare,
che dico? Se non quel volteggiare
in aria, terra, affondare
il piede in una zolla
del viaggiatore la sua ombra
così lunga, così distante.

*(saluto di benvenuto)

(Da Del deserto, Puntoacapo editrice 2017)