Maria Benedetta Cerro, Sei la malattia che insinua nel sangue

Sei la malattia che insinua nel sangue
———————-la musica degli uccelli morti
che addormenta in letti alcolici
le parole indispensabili al canto.
Tu sei prato straziato dall’incanto
tomba di vermi e di poeti pazzi
———————-che un solo libro affossa
da cui germoglierà l’incontro.
Miracolo crudele
che ha guarito gli occhi
———————– ora ciechi
———————e dallo sguardo inverso –

 

(Da Lo sguardo inverso, LietoColle 2018)

Victoria Surliuga, da un balcone a strapiombo

da un balcone a strapiombo
su un fiume in piena
la bufera sbatteva le persiane
lui stava in piedi
cercava di chiudere le ante
“fa attenzione papà” gli diceva
ma era tardi
nel tempo di togliere una ciglia dall’altra
si era dileguato
in cumuli di
polpa di pompelmo

from a balcony overlooking / a river flooding / the storm shattered the blinds / he was standing there / trying to close the shutters / “be careful, dad” she was saying / but it was late / in the time it took to separate one eyelash from the other / he had vanished / in a pile / of grapefruit pulp

(Da Forbici, LietoColle 2006)

Emanuela Ceddia, Le rondini si scrivono nel cielo

Le rondini si scrivono nel cielo –
volanti ideogrammi della sera
segni d’una lingua pioniera
che il mondo già parlava
in nostra assenza.

 

(Da Essere transitivo, LietoColle 2017)

Emanuela Ceddia, Parola

Parola, sei un occhio
che mi vede. Un occhio
che si schiude in faccia a
un dentro. Un senso
acuminato che mi trova.
Sei tocco affilato che decide.
Sei timpano, parola.
Membrana che vibra
in nuove corde. Sei fibra
del corpo immateriale.
Che insorge. Risale.

 

(Da Essere transitivo, LietoColle 2017)

Francesco Maria Tipaldi, L’interno della foglia è nel ventre

L’interno della foglia è nel ventre
doloroso di un verme.

Il verme è nel ventre doloroso di un uccello modesto.

Due sciacalli trascinano un maiale sul tappeto di casa.
Un corpo fumante.

L’alce procede verso un gelo maggiore.

 

(Da Spin 11/10, LietoColle 2019)

Tommaso Di Dio, Con gli anni la vita si complica

Con gli anni la vita si complica
si confonde si immischia
la certezza non si dà
nelle mani mai. Le persone dilatano
s’allargano rughe pance
gli anni sono ricordi nel parco
la stessa strada
che continui a fare e rifare
e gli alberi. Dentro il ventre di una donna
a godere steso con la faccia sporca
sulla terra; nella montagna
fragile delle paure che dilava
cancella
amici case paesi. E ogni mondo
a cui hai creduto come cosa salda e vera
è già di altri negli altri corpi
come una bufera che non riconosci più; che non riesci
ad amare di più.

 

(Da Tua e di tutte, Pordenonelegge-LietoColle 2014)

Fabrizio Morlando, Come balene spiaggiate

Una volta ci voleva regalare un bel cucciolo di cancro lo zio
che stava di casa vicino a quella topaia chimica in culo alla città,
diceva che tanto lui ce ne aveva un allevamento intero
e che si riproducevano come conigli infoiati che non sapeva
più dove diavolo metterli, che era costretto a darne qualcuno via,
noi a casa mia non ne prendemmo neanche uno e che tristezza e che pena,
papà diceva che un piccolo tumore in appartamento soffre,
che poi non ci mette niente a crescere e diventare grande e grosso,
perché quel tumorino paffutello era di quella razza che si fanno grossi così,
di taglia grande e quindi quattro mura non potevano far altro che soffocarlo,
che c‟avrebbe avuto bisogno di sgambettare indisturbato
e no di prendere il thè alle cinque con i pasticcini all‟arancia
e marmellate ai frutti di bosco, che poi quanto costa tenerlo su bene,
dottori e medicine per tenergli il pelo lucido e le vaccinazioni poi,
non abbiamo tempo noi e la passeggiata serale
con annessa pisciatina rigenerante, Dio mio,
ricordo che lo zio ci rimase molto male per „sta cosa, non si riprese più,
s‟era fatto bianco bianco e se ne stava con lo sguardo a fissare il vuoto,
fermo immobile nel suo letto e tutt‟attorno i suoi adorati tumorini
a tenergli compagnia, non posso proprio togliermelo dalla testa,
sbucarono parenti da ogni dove, ne trovavi dovunque:
nei cassetti per esempio, tra i calzini coi rattoppi e le mutande ascellari,
altri in frigo al posto delle uova, nella dispensa,
qualcuno nel cesso ci s‟era lanciato con un tuffo con avvitamento
coefficiente di difficoltà novepuntocinque, tantissima gente tutta per lo zio,
qualcuno tanto che era contento di stare in sua compagnia che
addirittura piangeva commosso, io pensavo “quant‟è bella sta famiglia unita
con tutto sto Bostik-affetto” quando mi si avvicinò mamma e mi fece:
“Ora tu sei grande e puoi capire, lo zio ci ha una brutta cosa”
che io rimasi lì su due piedi che altrimenti sarei stato una gru,
perplesso come non mai, me ne andai al cesso ad elaborare il lutto.
Come balene spiaggiate, ecco come ci sentivamo tutti.

 

(Da Caramelle dagli sconosciuti, LietoColle 2017)

Fabrizio Morlando, Juggernaut

E già, alla fine tutti i buoni propositi,
le geniali sentenze si schiantano dal cielo al suolo,
colpo su colpo, in mille concretissimi sogni,
sogni di puzzle, sogni a pezzi che al risveglio dimentico,
astri (s)cadenti, bocconi di carne esistenziale
a combattere corpo a corpo lo stesso orribile
vecchio Vietnam d‟incomprensione,
a denti stretti stesse lotte, le stesse pallottole
che entrano ed escono dalla testa
dei nostri Hemingway, dei nostri Cobain,
dei nostri pazzi tristi di sbornie tristi,
oh Gesù Cristo, non riesco a dimenticarvi,
non posso lasciare questo cuore
intasato bastardo di buio,
“rimettiti le scarpe, porta fuori il Silenzio
a balbettare alla luna, finché c’è tempo.”

 

(Da Caramelle dagli sconosciuti, LietoColle 2017)

Bianca Madeccia, Esci da te

Esci da te, guarda l’altra sponda,
la verità giungerà da lì, avrà
il volto innocente della gioventù
e la saggezza della maturità d’anni.
Giungerà nella stagione delle spine
e avrà come maestri aquila e cigno,
potere e solitudine, spazio e purezza,
alchimia delle due menti diventate una.

 

(Da L’acqua e la pietra, LietoColle 2007)

Bernardo De Luca, «Noi dobbiamo assolutamente sopravvivere»

«Noi dobbiamo assolutamente sopravvivere»
il televisore parla le sue lingue,

sale un odore di detersivo dai bicchieri.
Sei andato alla finestra. Hai aperto

un’anta e a passi lenti hai camminato:
la ringhiera, il freddo ferro verde,

ti divideva dalla strada e il piombo
scendeva dentro nei polmoni.

Sei rientrato in casa, hai messo su l’acqua:
hai aspettato che il tè bruciasse gli organi.

 

(Da Misura, LietoColle 2018)