Simone Cattaneo, Non è importante ciò che resta o si è fatto

Non è importante ciò che resta o si è fatto,
sono le cicatrici suppergiù visibili
disegnate sul corpo come una mappa di punti interrogativi
che mi piombano addosso e mi inchiodano qui davanti a te,
frontiere avide di dubbi latitanti
che non puoi risanare né ingabbiare
nemmeno se ti plasmi una religione su misura
colma d’amore per i sudari e le leggi marziali.

 

(Da Peace & Love, Il Ponte del Sale 2012)

Daniele Barni, Dialogo tra l’Eternità e l’Istante

Disse l’Eternità:

Vorrei essere l’istante e tintinnare
così di nostalgia, oppure d’attesa,
persino di paura. E poi brillare,
anche solo una volta, di sorpresa.
Urtare nei cantucci della sera
il profumo sereno del mistero;
gradire sulla lingua il sarà e l’era,
l’agrodolce del falso con il vero.
E vorrei che il minuto, lentamente,
mi carezzasse come chi ama e parte:
rimarrei in equilibrio sul presente,
tentando la vertigine a ogni parte;
o cadrei dalla mia noia infinita
nel breve batticuore della vita.

Ma rispose l’Istante:

Ed io vorrei, al contrario, tintinnare
della gioia raggiunta senza attesa,
paura o nostalgia. Quindi brillare
della tranquillità senza sorpresa.
E soffiare per gioco nella sera
il profumo di pollini e mistero;
confondere al palato il sarà e l’era,
non l’aceto del falso e il dolce vero.
Non vorrei che il minuto, lentamente,
mi carezzasse come chi ama e parte,
ma vorrei che l’abbraccio del presente
mi circondasse eterno da ogni parte.
Bacerei anche la tua noia infinita,
perché per me sarebbe vita, vita!

 

(Inedito)

Raffaele Castelli, Il vizio della caduta planare

Quarantacinquesimo farsi sera
all’uggia d’un tratto immaginato
dalla presenza di una persona
sul Parallelo dell’isolamento
geografico, fisico. Umano
fatto di quanta chimica contiene
quanto possono le scarne speranze
morderne e addentarne le spoglie.
Basta non toccare. Non respirare.
Non azzardarsi al sentir dolore.
A guardar bene scorgi vitalità
nei giovani ignari del domani
che dicono lingue senza frontiere
seduti a distanza di certezza:
il quarto stato della materia
la parte liquida del nostro sangue
o del suo fluire nel monitor
dell’impalpabile volubilità.
Quindi non toccarmi. Non respirarmi.
Sono l’avvento del tuo sapere.
Sono il tuo intelletto scemo
la sepsi della connessione certa
il guasto nella tunica griffata
la contaminazione del prodotto
la corruzione nella rotazione
l’infezione ronzante d’un insetto.
Il vizio della caduta planare

 

(Da La zona rossa, Transeuropa 2020)

Simone Scuotto, Sirena

Approdo nell’abisso è l’isola.

Essa è sottosopra
si accede da un dirupo
precipito ma le nuvole mi avvolgono
un sussurro: “vola”.

Si offre nuda all’avara pretesa
d’essere esplorata in una notte,
poi richiude la bocca
l’ancora arrugginisce
e la nave affonda.
Approdo dell’abisso è l’isola
non toccherai altra sponda.

 

(Inedito)

Gabriele Galloni, Anche questo significa venire

Anche questo significa venire
al mondo in piena estate. Non soltanto
le feste disertate dagli amici –

ma ogni giorno contare, nel cortile
dei caseggiati popolari, tutte
le orme di gatto, tutte le radici;
e i rami mutili e le pallonate
a disperdere l’afa.

 

(Da L’estate del Mondo, Marco Saya Edizioni 2020)

Giuseppe Andrea Liberti, Variazioni su un motivo di Charles Mingus

Nulla di nuovo sul fronte meridionale.
A fronte del nulla il nuovo sembra sappia
che il nuovo è nulla e annulla ogni tuo
affronto. Di nuovo nulla che tu non sappia
nulla che non conduca al meridiano, al fronte
dove un meridionale vuole farsi omonuovo.
Ma nulla fa di un uomo un uomo se non il
suo nulla quindi affrontati, confrontati
sii tuo di nuovo, guarda ai dettagli.
Il dittare del mondo tralascia un dettaglio:
chi detta gli sguardi? Chi adotta lo
sguardo per muovere strali? Ai guardi
non piace chi guarda che amano i dettagli
che tu non dirai. Non lasciar trapelare
che guardi ai dittamondi più che ai dotti
o saranno guai. Io sogno di avere tutto
il mondo per perdermi e perdermi è
tutto. Chi aspetta nel mondo chi
aspetta? Tutto il mondo è nella casa e non
aspetta. Il mondo era un posto in cui perdersi
un tempo. Affretta il tuo passo per perderti
perché questo è il tutto dell’uomo di mondo:
affrontare i detti e raffrontare i dettati, guardare
il tempo e penetrare in tutti i suoi strati.

 

(Da Pietrarsa (2010-2019), Arcipelago Itaca 2020)

Nicolas Genovesi, Il lupo

Ed il seme selvaggio del lupo,
Era quasi sparito del tutto
Alla fine degli anni cinquanta:
ora ulula, ulula, canta.
lo vedi nel vuoto e il cespuglio
dei boschi vicino al paese.
Di tempo tu aspettane ancora
E saremo già a dare la caccia
Alla madre affamata col figlio
Che vaga nel verde là sopra.
“sicuro che mangia il cinghiale…
È certo che mangia il capriolo…
Ma se giri da solo
Che cosa gli nega
Di pensarti del cibo
E sbranarti (una preda)?”
Vivrà lo stesso quando gela
L’autunno che copre costante
Le fatte, le tracce, le tane,
Un ibrido e un piccolo branco
Un bastardo di cane di lupo
Ha salvato dall’era un dirupo
Nascosto là sopra il crinale
Donando a qualcuno un pensiero
Per finire di fare del male
Tornare a sognarsi un guerriero
Tenere un fucile sui monti,
una volta lasciato il sentiero

 

(Inedito)

Alessandro De Francesco, Viene premuta la superficie rigida

viene premuta la superficie rigida e perlacea questo sole viene come una consolazione che ondeggia sopra il rilievo formato da un agglomerato che sembra carne premendo ancora questo sole viene come una consolazione l’agglomerato si sposta ai lati della superficie e questo sole viene come una consolazione copre quasi la curva resa obliqua dalla pressione esercitata il sistema perturbato sembra questo sole viene come una consolazione modificare il proprio ritmo respiratorio la successione dei differenti stati di questa materia organica questo sole viene come una consolazione avviene in un silenzio quasi totale interrotto solo da questo sole viene come una consolazione fruscii dovuti alla pressione e ai movimenti dell’agglomerato

 

(Da (((, Arcipelago Itaca 2020)

Alessandra Familari, Estranea

E non mi resta nulla
di quelle mani invadenti
né degli occhi curiosi
come i miei che non lo sono mai
veramente. E mi resta il senso
di me
rapito da punto a punto
da un corpo:
materia momentanea
Poi come persiane altre mani
giungono, ritornano altre
e ti copri
senza farti toccare
lasci che la luce entri
ma non ti curi del tepore
che per un tratto, un brano soltanto
di evasione – non senti –
Poi torni in te
uno dei tanti
tu che conosci che sai
– di te
dell’altro – che non hai mai
saputo. E se senti ti senti
estranea, da umana
alle cose degli umani

 

(Inedito)

Elio Pagliarani, Cominciò studiando il corpo nero

Cominciò studiando il corpo nero
Max Planck all’inizio del secolo (dispute se era il principio o la fine
del secolo), le radiazioni del corpo nero nella memoria
del 14 dicembre 1900
bisognava supporre che quanti d’azione fossero alla base
dell’energia moltiplicata per il tempo
Elena oh le sudate carte la luce
è una gragnuola di quanti, provo a dirti che esiste opposizione
fra macrofisica e microfisica che il mondo atomico delle particelle elementari
è studiato dalla meccanica quantistica – scuola di Copenaghen
e da quella ondulatoria del principe di Broglie che ben presto i fisici
si accorsero come le nuove meccaniche benché basate su algoritmi differenti
siano in sostanza equivalenti: entrambe negano
negano che possano esistere precisi rapporti di causa e effetto
affermano che non si può aver studio di un oggetto
senza modificarlo
la luce che piomba sull’elettrone per illuminarlo
E io qui sto
e io qui sto Elena in gabbia e aspetto
il suono di un oggetto la comunicazione dell’effetto
su te, delle modifiche
Non sono io
che ti tradisco, chi ti prende alla gola è la tua amica
la vita

Io cosa vuoi se tiene duro il muscolo cardiaco
è ormai provato che sono una pellaccia, mi tingerò i capelli Einstein piuttosto
e la sua chioma, te lo immagini quando dovette prendere la penna
scrivendo a Roosevelt «Caro presidente, facciamola
l’atomica sennò i nazi» l’azione dell’energia
dell’energia moltiplicata per il tempo l’epistassi
anzi il sangue dal naso, diceva Pasquina alla tua età, il sangue dal naso che ti libera

Se si vuol sapere se A è causa dell’effetto di B
se il microggetto in sé è in conoscibile
se l’onda di Broglie per i fisici di Copenaghen
non è altro che l’espressione fisica della probabilità posseduta
dalla particella di trovarsi in un luogo piuttosto che in un altro onda cioè generata
dalla mancanza di un rigoroso nesso causale in microfisica
Perciò l’atomica
per la legge dei grandi numeri la probabilità tende alla
certezza
Perciò l’atomica
Poi la teoria dell’onda pilota e quella, così cara al nostro tempo
della doppia soluzione, e se esiste il microggetto in sé, se la materia
può risponderci con un comportamento statistico
Dio gioca ai dadi

con l’universo? E se la terra
ne dimostrasse il terrore?
Non gridare non gridare che ti sentono non è niente mentre graffio una poltrona
Herman Kahn ha già fatto la tabella
delle possibili condizioni postbelliche, sicché i 160 milioni di decessi in casa sua
non sarebbero la fine della civiltà, il periodo necessario per la ripresa economica
sarebbero 100 anni; va da sé che esiste, egli scrive, un ulteriore problema
quello cioè se i sopravissuti avranno buone ragioni
per invidiare i morti

Quanta gioia mi dai quando ti stufi
di me, quando mi dici se scriverai di me dirai di gioia
e che sia gioia attiva, trionfante, che sia una barzelletta
spinta, magari
L’odore delle erbe di campagna nel piatto da Cesaretto ruchetta
pimpinella un’insalata d’erbe della terra tenere espansive degli umori
il cielo di qui che interviene sulla gente compresente orizzontale
e tu e tu ognuno cui ti inviti a ballare ti accende
gli occhi e si fa bello e cresce
vino rosso
capriole con lancio di cuscini
nella mia stanza

Ma cosa credi che non sia stufo anch’io di coabitare
con me la mia faccia la mia pancia
anche in noi c’è dentro la voglia
di riassuefarci alla gioia, affermare la vita col canto
e invece non ci basta nemmeno dire no che salva solo l’anima
ci tocca vivere il no misurarlo coinvolgerlo in azione e tentazione
perché l’opposizione agisca da opposizione e abbia i suoi testimoni.

 

(Da Lezione di fisica e fecaloro, Feltrinelli 1968)