Guglielmo Aprile, Invulnerabile

Come essere il primo caso di guarigione
mentre il contagio nella città è al picco.
Non fa paura la morte,
né l’indice permaloso dei casamenti a più piani,
per chi ha mozzato la testa al serpente con un morso.
Passa attraverso le sassaiole
come se non conoscesse la ceramica degli organi,
non ha bisogno di rimpicciolirsi, di stendersi pancia
[a terra,
mentre la cerbottana rotea
fischiando tra la folla.

 

(Da Farsi amica la Notte, Ladolfi Editore 2020)

Guglielmo Aprile, Emblema

La città è un emblema, questi corpi senza numero
così presi
a rimestare nella segatura,
a raccattare dalle intercapedini
una per una schegge di unghie e briciole,
a sfilare rimasugli di uccelli
impigliati tra le pale dell’elica,
a tracciare sulla sabbia volubile
una striscia di gesso che va a infrangersi
ai piedi del solito muro giallo.
Il macchinista deve aver bevuto,
il treno corre a caso,
senza una direzione, non farà
tappa in questa né in qualunque altra città,
non è diretto da nessuna parte.

 

(Da Farsi amica la Notte, Ladolfi Editore 2020)

Fernando Della Posta, Non è facile catturare una luce

Non è facile, non è facile catturare una luce
nel temporale portato dal vento, mentre
la noia pasquale imperversa, e una parvenza
di perdita ci assale, una caduta al ribasso
tra le lente ore che passano, incespicando
in un buco, una gora, una traccia, una fiumara
che s’ingrossa dietro i vetri che si riempiono
di timide gocce di cielo ricacciate nel nulla
dal lesto sole. Altri maestrali si porteranno via
questi già vecchi e fragili puntini di mimosa.

 

(Da Sembianze della luce, Ladolfi Editore 2020)

Michele De Virgilio, Ultima preghiera

ad A.M.

Tu che mi guardi,
che mi raccomandi di non fare tardi,
provocami la fede, cospargi
di baci nobili i miei giorni di luce
elettrica, dimmi chi sono,
da dove vengo.
Se il mio futuro è un tuono
o un faro spento.

(Da Tutte le luci accese, Ladolfi Editore 2018)

Piero Schiavo, Grammatigramma

Sei la sesta vocale che scompagina l’alfabeto
il sinonimo sempre mancato
l’invidia dei tuoi antonimi

capricciosa ossessione
della parola ritrosa
sospesa nella memoria

semplice all’apparenza come
immediata bisillaba androgina
universale assonanza
di nulla mai rima

verbo finito senza pronomi
impersonalità di gesti concentrici
a nulla ti fletti
nessuno ti declina

bianca luce che filtra
dalle rovine di ogni calligrafia
il tuo nome è
per me invece condanna

primo soggetto di ogni pensiero
ultimo termine
che dopo sé
altri non ascolta

(Da Dissolvenze, Giuliano Ladolfi Editore 2017)

Mario Famularo, Le cose che non nomini

le cose che non nomini
e non vedi
non esistono

gli oggetti e le creature
per un tratto
si distinguono

e se poi, figlio, si rivela falso?

benedetto inganno
che sfumando sovraccarica
le nostre intimità

della crepa sanguinante
non dirò la dispersione

ma solo l’occorrenza
di annientarsi nel contagio
della contaminazione

 

(Da Favete Linguis, Ladolfi Editore 2019)

Paolo Mazzocchini, Nihil ad nihilum

Morire nella natura viva
viva sempre della nostra
morte, patire questa sorte
divina e l’umana ventura
di sapere che noi si dura
vivi soltanto nella morte.

 

(Da Pietra e Farfalla, Ladolfi Editore 2019)

Grazia Procino, Coltivazione lenta

Di un amore che muore – così come è nato –
conservo nel mio giardino
l’angolo riparato dalla pioggia
il punto di unione delle menti
le strade convergenti
di pensieri astratti.
Innaffio quando il cielo inaridito
non manda giù la pioggia.
Non aspetto un altro amore
per adesso coltivo ogni istante
curo l’orizzonte da cui giunge tutto.
Lo sguardo aperto arriva
dove gli opposti si confondono
il fiore sbuca dalla neve.

 

(Da E sia, Ladolfi Editore 2019)

Michela Zanarella, E’ stata la notte

La notte nella sua luna imperfetta
smantella il silenzio
per sentirti meno lontano da me.
Adesso parlano gli occhi
che fanno rumore più del vento.
Nel buio la luce
si ritrova più viva del sole
come le lucciole sul fieno.

 

(Da L’Istinto altrove, Ladolfi Editore 2019))

Mario De Santis, Faccio la somma dei tuoi volti

Faccio la somma dei tuoi volti
che ho visto e che saranno;
immagino la crudeltà delle tue rughe
il punto viola che si scolla come un’ombra
da me. Prima di entrare con il treno
nell’acqua che cade su Milano,
dentro la pianura il sole era terribile
piatto e disposto alla sua morte
perfetta per una luce che viene da terra.
Non conoscevo ancora il tuo respiro
nella notte, così nell’ acqua
piovana la musica che invade
il peso del mio corpo, che cede nel tuo odore.
Voglio che il cielo resti la divisione
tra noi infinita, mentre cammino oltre Bovisa,
fermo all’angolo di un muro qui dove sono cade
quel niente che ritorna, passi segreti
quelli che mi riportano da te,
un vago oriente: per sempre tutto mi dividerà
da tutto, adesso,
perché nel momento che ho saputo
ho smesso di sapere
.

(Da Sciami, Ladolfi Editore 2015)