Marco Maraldi, Hanno dita, riemergono

Hanno dita, riemergono
voci incise nella carne
terre emerse in
emicranie del suolo,
vogliono qualcosa ma
senza apparizione.
Voltatoti circa a est
del firmamento si assottiglia
duramente. Partoriscono svelte
nella camera fumante i roditori che non
vengono mai alla luce
per il gioco delle palpebre

(Inedito)

Blanca Varela, La muerte se escribe sola

La muerte se escribe sola
una raya negra es una raya blanca
el sol es un agujero en el cielo
la plenitud del ojo
fatigado cabrío
aprender a ver en el doblez
entresaca espulga trilla
estrella casa alga
madre madera mar
se escriben solos
en el hollín de la almohada
trozo de pan en el zaguán
abre la puerta
baja la escalera
el corazón se deshoja
la pobre niña sigue encerrada
en la torre de granizo
el oro el violeta el azul
enrejados
no se borran
no se borran
no se borran
si me escucharas
tú muerto y yo muerta de ti
si me escucharas
hálito de la rueda
cencerro de la tempestad
burbujeo del cieno
viva insepulta de ti
con tu oído postrero
si me escucharas

*

La morte si scrive da sola
una riga nera è una riga bianca
il sole è un buco nel cielo
la pienezza dell’occhio
affaticato caprino
imparare a vedere nella piega
sceglie spulcia trebbia
stella casa alga
madre legno mare
si scrivono da soli
nella fuliggine del cuscino
pezzo di pane nell’androne
apre la porta
scende le scale
il cuore si sfoglia
la povera bambina resta rinchiusa
nella torre di grandine
l’oro il viola l’azzurro
recintati
non si cancellano
non si cancellano
non si cancellano
se mi ascoltassi
tu morto e io morta di te
se mi ascoltassi
alito della ruota
campanaccio della tempesta
gorgoglio del fango
viva insepolta di te
col tuo ultimo udito
se mi ascoltassi

(Da Pienezza dell’occhio (Plenitud del ojo) – Poesie scelte (1949-2001), traduzione di Emilio Coco, presentazione e selezione di Miguel Ángel Zapata, La Vita Felice Edizioni 2020)

Lella De Marchi, Androgino

liberami dal principio della specie dal concetto
di persona di razza di genere dall’atto che si genera
ripetutamente dall’impasse della riproduzione
liberami dai traumi articolari dalle lussazioni
dalle separazioni dai dualismi dalle superstizioni.
liberami dalla gabbia di natura dall’uno e dai molti
dalla rabbia dei diversi dai diversi dagli uguali dagli opposti.
liberami dagli occhi dalle mani dalle gambe dalle dita.
liberami dagli organi dai fianchi dalle anche dai gomiti.
liberami dai ruoli del reale dal reale e i suoi espedienti.
liberami dalla fatica di restarti accanto.
dal principio di piacerti ad ogni costo.
come Dio amami. come Dio creami.

(Da  Ipotesi per una bambina cyborg, Transeuropa Edizioni 2020)

Francesco Di Benedetto, Ritratto di una coppia su un divano

E i vostri
occhi
meravigliosi
che non chiedono
il refrigerio
che non sono.

I semi
nel vostro
terrazzo.

È
la vita
una guerra
sincera:
coltivi la pianta
e apri
il frutto maturo.

(Da Per non dimenticarmi, Manni Editore 2018)

Emanuele Franceschetti, il luogo dove tutto risolve

Il luogo dove tutto risolve deve essere una metafora,
un ponte – questo pensi,
schiacciato nell’ordigno autostradale,
tentando un’evasione metafisica –
ma il mondo non conosce la tua lingua,
le cose stanno e basta – segni nell’incunabolo,
forme della mancanza.

(Inedito)

Annamaria Giannini, Parliamo della vita

Parliamo della vita
di tutto ciò che sale
dalle caviglie, ti attorciglia
fino ai capelli che crescono
più lunghi nell’inciampo

tu dormi, noi resistiamo
tenendo fermo il punto
e lo spigolo del cuore

(Inedito)

Stefano Tarquini, Fantasmi

È solo un sogno che non hai finito,
lungo una carreggiata che ti porta altrove
dove i pensieri non rimangono,
premono come fantasmi sulle tempie.

E ti fai spazio tra i vestiti della sera prima,
camminando tra le fiamme senza far rumore.

Non voglio svegliarti.
Il mio sogno diventerà il tuo.

(Inedito)

Rita Pacilio, La prigione di mio fratello

La prigione di mio fratello
ha le finestre sorde
esala l’anima ancora sbalordita
dalla paura del lampo
suoni di saluti nella campana
a morte
e sul collo il respiro che non vuole finire.

L’ecatombe ogni notte si maschera
impaziente il mormorio nei reparti
è illecito l’omaggio agli dei
si arriva sempre presto sottovento
menzogne e sacrilegi nascosti.

La prigione di mio fratello
è oracolo timido
probabile occhio spia
una pietra desolata
nella recinzione gli uccelli dormono
di là
nessuna barca esiste più.

(Da Gli imperfetti sono gente bizzarra, La Vita Felice 2012)

Francesco Lorusso, Anche il fiato lungo delle tue parole

Anche il fiato lungo delle tue parole
e per identico principio ogni termine
fattosi poi pensiero corto fra le pareti
soffocherà presto in queste strette stanze.
Rimarrà così il pasto potutosi masticare
patteggiato solo per il medesimo posto
dove sopra sorseggi di scomodi giorni
si è apparecchiato ogni tuo lauto sforzo.

 

(Da Maceria, Arcipelago Itaca 2020)

Andrea Astolfi, Se penso agli amori

se penso gli amori
della mia vita
rivedo certe scene
pezzi di ristoranti
capelli legati mani
colli lobi
se penso
gli amori della
mia vita sento
un odore di cucina
cinese un vetro
il suono di
musica dei
pesci rossi in
una vasca nuotano
non annegano
mai

(Inedito)