Gabriele Galloni, Anche questo significa venire

Anche questo significa venire
al mondo in piena estate. Non soltanto
le feste disertate dagli amici –

ma ogni giorno contare, nel cortile
dei caseggiati popolari, tutte
le orme di gatto, tutte le radici;
e i rami mutili e le pallonate
a disperdere l’afa.

 

(Da L’estate del Mondo, Marco Saya Edizioni 2020)

Sonia Caporossi, Privativi

(Da Taccuino dell’urlo, Marco Saya Edizioni 2020)

Leopoldo Attolico, Notte sul fiume (a Sandro Penna)

Patimmo l’epigramma
come fatica elaborata e nutrita,
suo malgrado, per somma di gelide paure:
paura di non saperlo riconoscere,
paura di non amarlo abbastanza.
Poi Sandro Penna disfò il suo male
di giocattolo rotto a celebrare una morte
– ben vivo, sulla riva di un fiume:
quattro parole in fila
per un bengòdi di luce ad incendiare il buio.
La riva nera si rimangiava il suo colore.

 

(Da Si fa per dire. Tutte le poesie 1964-2016, Marco Saya Edizioni 2018)

Adam Vaccaro, Mira a Milano

Ho alle spalle deserti e savane
che cantano in me col vento
che non sento più – tra urla e
fischi su queste strade altre
deserte di amore mentre corro
a infilarmi in questo tubo di ferro
cercando di ricordare le facce
impolverate e le vesti colorate che
non so se sono state cancellate
dal turbine che mi ha portato
fino a qua e mi strizza il cuore
come questo straccio che raccoglie
le mie lacrime invisibili per chi
sarà insieme a me domattina
di nuovo come ogni mattina
in cerca di una cosa – di un po’
di dignità di lavoro di pace

 

(Da Tra Lampi e Corti, Marco Saya Edizioni 2019)

Sonia Caporossi, XV (Nell’assenza)

(Da Taccuino dell’urlo, Marco Saya Edizioni 2020)

Luca Vaglio, i neon bianchi della esso

i neon bianchi della esso
di via galvani accendono le lamiere
delle macchine ferme per la benzina
mutano la vibrazione dei colori
la fanno scartare verso il freddo
lungo lo spettro visibile
quasi a mostrare nella notte
l’ipotesi piccola di un’epifania:
prima e dopo solo lampioni
di fioca luce arancione, eco debole
di motori, cemento e asfalto
e ancora fari bassi a segnare la strada

(Da Il mondo nel cerchio di cinque metri, Marco Saya Edizioni 2018)

Alida Airaghi, Non mi trovava

Non mi trovava
mio cugino Carlo
quel pomeriggio che giocavamo
a nascondino, ed ero l’ultima
da recuperare. Gli altri
correvano per aiutarlo:
a spiare negli anfratti
del prato, nel parcheggio
vicino, tra gli alberi e la siepe.
Ma dimentica di loro
e di tutto
giacevo nel fosso
a guardare il cielo
che mi perdonava.
I bambini come matti urlavano
insulti a perdifiato,
e io tacevo.

(Da L’attesa, Marco Saya Edizioni 2018)

Sonia Caporossi, Mi avevi detto

(Da Taccuino dell’urlo, Marco Saya Edizioni 2020)

Daniele Bellomi, thermal treasures

thermal treasures

in immersione, posto per definizione a zero, avrà luogo qualcosa
per tensioni, scosse, minime terminazioni. per arco e ritorno finisce
ad aprirsi un accesso marino: una massa viva e segnalante, minata,
una flottazione massiccia, i gesti di violenza, lo strangolamento,
il particolare consacrato in vicinanza al punto di osservazione
del natante – he has not confessed, he has made no statement,
charges of murder have been accepted against him – nell’atto
di riconoscimento della deriva. da polo a spigolo, da bordo a fuga
termica ne sente lo sbaglio, l’incremento, il pericolo, il corto
inevitabile (a latere di vita, ovviamente), la steccata, il sistema
di alimentazione del presente giunto a riva, in retromarcia
nella secca, nel difetto di energia che adesso può disperdere.

 

(Da La parola informe – esplorazioni e nuove scritture dell’ultracontemporaneità, Marco Saya Edizioni 2018)

Silvia Tripodi, Occorre fare un elenco di nomi

occorre fare un elenco di nomi
estratti da un manuale
stenderli spalmarli
un lungo elenco in ordine alfabetico
apri una pagina a caso e via
nomi di piante e animali
nomi rari e bizzarri
una serie di parole
una massa di parole
un elenco lunghissimo
che sostituisca una passeggiata
che riempia un’ora intera
che sia la metafora di una passeggiata
che sia la metafora di un’intera giornata
del tempo che ci occorre per arrivare dal punto x
al punto y
che serva alla memoria
che sostituisca un manifesto politico
che aggiri un testo civile
un elenco che aggiri il soggetto
che lo soverchi
che lo metta in primo piano
che lo metta ai margini
che lo aggiri
che sia l’oggetto del soggetto
il soggetto sia l’oggetto dell’elenco
che questo nominare le cose
che dirle assertivamente e non assertivamente
abbia un valore politico
assuma valore
consumi il valore
senza che questa pratica sia un modello
che ci sia l’intenzione
che non ci sia alcuna intenzione
che alla fine di detto elenco
resti l’eco della voce
le immagini a massa delle parole
le une sulle altre
le immagini
le intenzioni
le enunciazioni
ci si soffermi sulle intenzioni
una intenzione sull’altra
una folta schiera di intenzioni

 

(Da  La parola informe – esplorazioni e nuove scritture dell’ultracontemporaneità, Marco Saya Edizioni 2018)