Luca Ariano, I giorni della vecchia

I giorni della vecchia
– così li chiamano… –
con gli ultimi strascichi
d’inverno: quella neve
un tempo avrebbe pulito l’aria
ma ora barrica in casa a lungo.
Dalle finestre il timore di gesti
per strada, di preghiere nascoste
in una Domenica delle Palme
senza ramoscelli:
forse non metti piede dai tempi
del catechismo o con tua nonna
in raccoglimento per le loro anime.
Quel Libeccio d’Aprile
non porta via nulla ma amplifica
suoni di sirene… voci dai televisori
mentre cadono linee di videochiamate.
Aspetti quella telefonata
ripensando a mattine che paiono
un’altra vita, quando l’amore
durava stagioni e la luce
guidava il vostro incedere discreto.

(Inedito)

Luca Ariano, Pedali in un cielo di nebbia

 

“Così ti stringevo al mio cuore come fosse
l’ultima notte felice del mondo.”

Baustelle

Pedali in un cielo di nebbia
e non sai dove inizia l’aria
che tira le tue ciglia…
cela campanili e cortili:
quante parole segrete in giardini
accanto a fontane.
Forse apriranno portoni, alcove
ma nessuno saprà mai nulla.
Ansie per i ritardi di tuo padre,
lunghe notti…
Nena senti l’odore d’incenso?
Domani la Candelora,
ceri nelle chiese
in un anticipo di San Valentino:
corpi nudi sotto il piumone
e la sua schiena un altare
da celebrare mentre fuori piove.
Li incateneranno a bracciali
come macchine alla catena:
nessun King Ludd li strapperà
e presto vi toccherà
ma questa mattina il tempo
fermo per voi.

 

(Inedito)

Luca Ariano, Sarà stato il Settantasette

“E cielo e terra e mare invocano
la nuova luce che sorge sul mondo,
luce che irrompe nel cuore dell’uomo,
luce allo stesso splendore del giorno.”

David Maria Turoldo

Sarà stato il Settantasette
– forse il Settantotto – in un appartamento
non lontano da Botteghe Oscure
in un conflitto a fuoco coi brigatisti
è morto l’agente Pietro Ruotolo.
Lascia una figlia di cinque anni,
ora storica scrive su quegli anni
e non ha mai visto negli occhi gli assassini.
L’Emilio alla festa di Natale con gli studenti
tra un Padre Nostro, un Ave Maria
e canti di Natale – magari fosse una poesia
di Turoldo – vorrebbe salire su un tetto…
una gru… in piazza come suo padre
tra zampe d’elefante e zazzere al vento.
Il tramonto è una crema al salmone
da spalmare su un cielo d’inverno;
Teresa e Fiulin in un’autostrada
di campi oscurati si ricorda la torre STAR:
«Mamma guarda quelli del brodo!»
ma il sapore delle verdure
è un volo interrotto prima della nebbia.

 

(Da Ero Altrove, Le Voci della Luna 2015)