Robert Frost, La strada non presa

Two roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;

Then took the other, as just as fair
And having perhaps the better claim,
Because it was grassy and wanted wear;
Though as for that, the passing there
Had worn them really about the same,

And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black
Oh, I kept the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way,
I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
two roads diverged in a wood, and I —
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.

*

Due strade a un bivio in un bosco ingiallito,
Peccato non percorrerle entrambe,
Ma un solo viaggiatore non può farlo,
Guardai dunque una di esse indeciso,
Finché non si nascose al mio sguardo;

E presi l’altra, era buona anch’essa,
Anzi forse con qualche ragione in più,
Perché era erbosa e quindi più verde,
Benché il passaggio suppergiù
Le avesse segnate ugualmente,

E ambedue quella mattina eran distese
Nelle foglie che nessun passo aveva marcato.
Oh, prenderò la prima un’altra volta!
Ma pur sapendo che strada porta a strada,
Non credevo che sarei mai ritornato.

Dirò questo con un lungo sospiro
Chissà dove e fra tanti anni a venire:
Due strade a un bivio in un bosco, ed io –
Presi quella meno frequentata,
E da ciò tutta la differenza è nata.

 

(The Road Not Taken, 1916; traduzione inedita di Paolo Statuti)

Joan Josep Barceló, Acquietandosi nel mare, la spina

assossegant-se en el mar, l’espina
és també una carícia
que s’afebleix lentament quan besa
les herbes marines.

tot és ferida i tendresa,
com la claror d’un sol radiant
que travessa
la ràbia fallida de la nostàlgia que s’esllavissa
per terra.

ella és només un rostre
del minimalisme cohesiu que rebutja
a ser soterrat
per la inèrcia infectada de sofre.

ella és l’esquerda degollada del vent.

ella és l’alternativa escollida.

*

acquietandosi nel mare, la spina
è anche una carezza
che si indebolisce lentamente quando bacia
le erbe marine.

tutto è ferita e tenerezza,
come la luminosità di un sole radioso
che attraversa
la rabbia fallita della nostalgia che scivola
sulla terra.

lei è solo un volto
del minimalismo coesivo che rifiuta
di essere seppellito
dall’inerzia infetta di zolfo.

lei è la crepa spezzata del vento.

lei è l’alternativa prescelta.

(Da de sang / di sangue, Il Convivio Editore 2018)

 

Alejandro Murguía, Trastevere Sunday

Trastevere Sunday

In the piazza di Santa Maria in Trastevere
the old woman dressed in black
hunched over her begging basket
feet twisted backwards
wails a heart-rendering plea
to a God that is deaf
while tourists fan themselves in cafés
and the sun scorches the cobblestones
oily and black
with a hundred decades grief and poverty
that a coin dropped in her hand
cannot erase
and what government sends
grandmothers to beg in the sun
burning the skin from the flesh.

*

Domenica a Trastevere

Nella piazza di Santa Maria in Trastevere
un’anziana vestita di nero
chinata sul suo cestino dell’elemosina
i piedi rivolti all’indietro
ulula una preghiera straziante
a un Dio sordo
mentre i turisti si sventolano nei caffè
e il sole cuoce i sampietrini
unti e neri
da centinaia di decadi di dolore e povertà
che una moneta lasciata cadere nella sua mano
non può cancellare
e, quale governo spedisce
le nonne a chiedere l’elemosina al sole
che ustiona la pelle della carne.

(Inedito, traduzione di Alessandra Bava)

Patti Smith, Prayer

Prayer

stocking feet or barefoot
immensely proud or bent like love
twig scaffold
gravedigger or dancer in wind
the same wind yet stinking of pigs
roses or the pollen which makes one cough
cruel fantastic unlike anything else

to have no need for the apparatus
of the operating room
to be safe from bodily harm
to know love without exception
to be a saint in any form

*

Preghiera

con le calze di nylon o scalza
stracolma d’orgoglio o curva come l’amore
ramoscello o ballerina al vento
lo stesso vento ma fetido di porci
polline che dà la tosse o rosa
fantastica crudele diversa da tutto

fare a meno dell’apparecchiatura
da sala operatoria
essere immune da ogni danno fisico
conoscere l’amore senza eccezione
essere santa in qualsiasi forma

 

(Da Il sogno di Rimbaud, traduzione di  Massimo Bocchiola, Einaudi 1994)

Thomas Stearns Eliot, Journey of the Magi

Journey of the Magi

A cold coming we had of it,
Just the worst time of the year
For a journey, and such a long journey:
The ways deep and the weather sharp,
The very dead of winter.
And the camels galled, sore-footed, refractory,
Lying down in the melting snow.
There were times when we regretted
The summer palaces on slopes, the terraces,
And the silken girls bringing sherbet.
Then the camel men cursing and grumbling
And running away, and wanting their liquor and women,
And the night-fires going out, and the lack of shelters,
And the cities dirty and the towns unfriendly
And the villages dirty and charging high prices:
A hard time we had of it.
At the end we preferred to travel all night,
Sleeping in snatches,
With the voices singing in our ears, saying
That this was all folly.

Then at dawn we came down to a temperate valley,
Wet, below the snow line, smelling of vegetation;
With a running stream and a water mill beating the darkness,
And three trees on the low sky,
And an old white horse galloped away in the meadow.
Then we came to a tavern with vine-leaves over the lintel,
Six hands at an open door dicing for pieces of silver,
And feet kicking the empty wineskins.
But there was no information, and so we continued
And arrived at evening, not a moment too soon
Finding the place; it was (you may say) satisfactory.

All this was a long time ago, I remember,
And I would do it again, but set down
This set down
This: were we led all that way for
Birth or Death? There was a Birth, certainly,
We had evidence and no doubt. I had seen birth and death,
But had thought they were different; this Birth was
Hard and bitter agony for us, like Death, our death.
We returned to our places, these Kingdoms,
But no longer at ease here, in the old dispensation,
With an alien people clutching their gods.
I should be glad of another death.

*

Il viaggio dei Magi

Fu un freddo avvento per noi,
Proprio il tempo peggiore dell’anno
Per un viaggio, per un lungo viaggio come questo
Le vie fangose e la stagione rigida
Nel cuore dell’inverno.
E i cammelli piagati, coi piedi sanguinanti, indocili
Sdraiati nella neve che si scioglie.
Vi furono momenti in cui noi rimpiangemmo
I palazzi d’estate sui pendii, le terrazze,
E le fanciulle seriche che portano il sorbetto.
Poi i cammellieri che imprecavano e maledicevano
E disertavano, e volevano, donne e liquori,
E i fuochi notturni s’estinguevano, mancavano ricoveri,
E le città ostili e i paesi nemici
Ed i villaggi sporchi e tutto a caro prezzo:
Ore difficili avemmo.
Preferimmo viaggiare di notte,
Dormendo solo a tratti,
Con le voci che cantavano agli orecchi, dicendo
Che questo era tutta follia.

Poi all’alba giungemmo a una valle più tiepida,
Umida, sotto la linea della neve, tutta odorante di vegetazione;
Con un ruscello in corsa ed un molino ad acqua che batteva il buio,
E tre alberi contro il cielo basso,
E un vecchio cavallo bianco al galoppo sul prato.
Poi arrivammo a una taverna con l’architrave coperta di pampini,
Sei mani ad una porta aperta giocavano a dadi monete d’argento,
E piedi davano calci agli otri vuoti.
Ma non avemmo alcuna informazione, e così proseguimmo
Ed arrivati a sera non un solo momento troppo presto
Trovammo il posto; cosa soddisfacente voi direte.

Tutto questo fu molto tempo fa, ricordo,
E lo farei di nuovo, ma considerate
Questo considerate
Questo: ci trascinarono per tutta quella strada
Per una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certo,
Ne avemmo prova e non avemmo dubbio. Avevo detto nascita e morte
Ma le avevo pensate differenti; per noi questa Nascita fu
Come un’aspra ed amara sofferenza, come la Morte, la nostra morte
Tornammo ai nostri luoghi, ai nostri Regni,
Ma ormai non più tranquilli, nelle antiche leggi,
Fra un popolo straniero che è rimasto aggrappato ai propri idoli.
Io sarei lieto di un’altra morte.

 

(Da Journey of the Magi, Ariel Poems, Faber & Gwyer’s 1927; traduzione di Roberto Sanesi)

Pierluigi Cappello, Sonno Estivo

Sonno estivo

Seduti, le gambe allungate nel silenzio,
uno a uno ci siamo portati i nostri giorni
solitudine con solitudine, impazienza e attesa;
e adesso che le tue spalle sono vicine alle mie
che il mio calore è il tuo,
quanto so dimenticare è nell’indugio
delle dita avventurate sulla tua pelle bionda,
sui tuoi capelli scuri,
nella paura che avvicina il nostro corso di scampati
senza rumore e senza appello, come quando
il verde di marzo spinge dai rami
e si fa abbracciare dal mondo,
come quando l’aria vive nello screzio
degli alberi carichi di luce
e c’è penombra nella stanza,
e la pace del prato è nei tuoi occhi,
ci perdona, si stringe intorno a noi.

*

Summer Doze

Seated, legs stretched into silence,
one by one we gathered in our days,
solitude on solitude, impatience and endurance;
and now that your shoulders are near to mine
now that my warmth is yours
all I can forget is in the hesitance
of my fingers running over your blonde skin,
through your dark hair,
in the fear that unites us in our escape
without sound and without appeal, as when
the green of March seeps from the branches
and settles easily over the earth
as when the air lives in the rift
between the trees laden with light
and a dimness takes the room
and a meadow calm is in your eyes,
it forgives us, it presses in around us.

 

(Da Go Tell it to the Emperor: Selected Poems, a cura di Todd Portonowitz, Spuyten Duyvil Publishing 2019)

Alejandro Murguìa, Il sogno di Lorca

Lorca’s Dream

They tell me that your clavicle
is a star over Andalucia
that your melancholic metacarpals
still clutch a clod of earth
that your hips have not ceased dancing
in La Habana like in New York
and that in your eye sockets
jasmines have bloomed
and every petal a poem
that your jaw bone is the voice of all
the suspicious ones, the degraded ones
those insulted and executed
that the moon cradles your bones Fedérico
fragile as the wings of hummingbirds
That’s what I was told one silvery night
by the little red ants
that sleep in your cranium

 

Il sogno di Lorca

Mi dicono che la tua clavicola
sia un astro sospeso sopra l’Andalusia
che i tuoi splenici metacarpi
stringano ancora una zolla di terra
che i tuoi fianchi non abbiano mai
smesso di danzare
a L’Avana così come a New York
e che nelle orbite dei tuoi occhi
siano fioriti i gelsomini
e ogni petalo sia una poesia
che la tua mascella sia la voce di tutti
i sospettati, i derelitti,
i vilipesi e i fucilati
che la luna culli le tue ossa Federico
fragili come ali di colibrì

Così me lo raccontarono in una notte argentata
le piccole formiche rosse
che dormono nel tuo cranio

 

(Da Offerte di Carta, traduzione di Alessandra Bava, Gilgamesh Edizioni 2015).

 

 

Paolo Ruffilli, Il mai più

Il termine ridotto
all’incredibile, con
tutti i suoi
sospesi, rimorsi
e sottintesi. Un
punto fermo al
resto che si muove,
pensato e ripetuto
pronunciato
come dato impossibile:
“Mai più”.
Per ciò
che si poteva
e che non fu.

 

(Da Les choses du monde / Le cose del mondo, traduzioni a cura di Patrice Dyerval Angelini, Bernard Simeone, Chiara De Luca e Lorand Gaspar L’Arbre à paroles 2007)

Patrick Williamson, Safe Passage

Safe Passage

A piece of wood salvaged by the storm lurches past
on curled tips that chase their tails — you
the safety of a straw, the metronome beating
as the boats rock in counter yaw — curves
carried like your heart pulses under skin,
steady breath lifting your chest — rushing past
commanding those who swim to take to the ship, boards
and flotsam will carry the rest — lifting me
with your scent, your presence, that presence
I am so close to, that body I wish — to touch.

Passaggio Sicuro

un pezzo di legno messo in salvo dalla bufera ci sopravanza
su punte arricciolate che si cercano la coda — tu
la sicurezza di una cannuccia, il metronomo che batte
mentre la barca oscilla contro l’imbardata — curve
condotte sotto pelle come il battito del cuore,
il petto sollevato in un respiro regolare — ti affretti oltre
comandi a quelli a nuoto di salire sulla barca, tavole
e brandelli porteranno gli altri — mi sollevi
col tuo profumo, con la tua presenza, la presenza
che mi è così vicina, quel corpo che vorrei — toccare.

 

(Da Crossings / Traversi, traduzione di Guido Cupani, Samuele Editore 2018)

Anna de Noailles, Es-tu bon?

Es-tu bon ? Oui, puisque je t’aime
Et que tu vis. Je puis tenir
Tout acquiescement de toi-même :
L’amour n’a pas d’autre problème
Que d’autoriser le désir…

*

Sei buono, tu? Sì, giacché io ti amo
E tu vivi. Da te posso ottenere
Il tuo completo abbandono:
L’amore non ha altro problema
Che autorizzare il desiderio…

 

(Da Poesie d’amore, a cura di Andrea Breda Minello, Arcipelago Itaca Edizioni 2019)