Luigi De Rosa, Dita

Una ragazza tranquilla,
sopra lo schermo il nome dell’operatore
sotto lo schermo le dita senza smalto,
ogni pagina aperta una via che porta altrove,
lontano
una ragazza tranquilla
muove passi eccitati usando le dita senza smalto che scorrono,
e lontano c’è casa
(sì, casa, una via deve sempre portare verso casa
dove ci sono colonne bianche di sole
e ammassi di voci troppo familiari che si arrampicano ovunque)
immagine fotografica irraggiungibile
senza il nome dell’operatore,
contratto scelto con accortezza,
le lunghe ricerche su internet passate a contare,
si tratta di una ragazza tranquilla agitata
dalle pagine che scorre verso destra:
e più le vie portano lontano più le dita tremano
e l’operatore non basta alla ragazza tranquilla
per comunicare che su quelle dita non c’è smalto
perché tremano troppo.

(Inedito)

Luigi De Rosa, E dal momento che sei me

E dal momento che sei me, sono anche il tuo corpo.
Stiamo insieme nel tuo corpo come fosse un tempio
mentre ti osservi insieme a me.
Non comprendo il tuo imbarazzo,
non comprendo il tuo cercare
di tenere insieme i pezzi che crollano,
ogni singolo pezzo che tenta di
allontanarsi,
perché ogni crepa mi sembra al posto giusto,
perché le tue crepe sono le mie crepe,
perché se la tua forma non la senti tua può diventare mia per un po’,
e se ti tocchi le guance io sento le tue dita sulle mie guance,
e le mie dita sulle tue.

(Inedito)