Giorgio Moio, Il cielo non si libera dalle nuvole

“il cielo non si libera dalle nuvole”

non > c’è > via di scampo per la speranza
tra le muragliere cadute in via della disperazione
non c’è azione né rimozione di zavorre
tra i < respiri < dell’acqua < controcorrente
“il cielo non si libera dalle nuvole”
se formuli > una > sortaglia digiocoforza : enigmasticoide
sulle voci dei morti che chiedono giustizia
ma ricevono ingiustizie
tra parole annegate | nell’indifferenza | nella polvere | delle pietre
fatta di promesse di rimandi al tamarindo di marindi
“le pietre piangono ancora di dolore”
la dignità di un senzatetto se l’è portata via il mare
con quale | bocca parlano | con quale parole | si pronunciano
i politicanti | in mondovisione | dopo la devastazione |
accumulate lungo le strade come anime perse
“le pietre piangono ancora di dolore”
abbruzzate | abbruzzate | gliocchidelcuore
nel fuoco rutilante della terra dei fuochi
negli alberi arsi della terra dei Karipuna di Rondônia
o lungo le rive del fiume Ji-Paraná
nel volo zigzagante di unaquila sul precipizio
“non è momento di deliri è momento di agire”
non un teorema
speculativo
lacuspetivo
fissativo
sasfitivo
o un’alterazione in prospettiva
di un irresponsabile gesto | tra il crepitio del silenzio
di un senso non circolare dell’amore
come le catacombe dei sotterranei | disangaudioso | extra : moenia
o di uno strano esercizio per la mente
extra de fundis della lava dei vergini
abbruzzate abbruzzate l’abbrutezza
“il cielo non si libera dalle nuvole”
le ombre | dei morti | sono un tantino | contrariati
mai una gioia senza compromessi | senza il fesso
poi ti domandi
pecché è trasuto ll’auciello ’nt’ a la gajola?
chi ridà il volo all’aquila che non crede più ai miracoli :
in queste proiezioni approssimative :
chiti comprende separli
con
parole
vecchie
che
# sannosolo
dellamento # del lamentoso melense #
basta dire sì dire no “il cielo non si libera dalle nuvole”
non | c’è | un frizzosciame | non | c’è | un | lazzofresco
in questa terra martoriata “il cielo non si libera dalle nuvole”
non | c’è | uno sciamefrizzo | non | c’è | un | frescolazzo
in questa terra dimenticata “il cielo non si libera dalle nuvole”
se nel tuo modo di dire
ti affidi all’uso e al disuso dell’orticaglia marina
rispecchi il tempo dell’ocatriglia gliatricao d’o mar & moto
il tempo disincantato de la ville : no delle mareggiate
sulle decisioni invertebrate
imparate a parlà cu parole a meraviglia procellarum prollacemur
promullace
a ravigliame | a vigliarame
a gliavarem | della mareata oltraggiata della terreata terremotata
pecché è trasut’a vecchja int’a lu tummulo?
con quali occhi | dunque guardi | questo paesaggio | senza condivisione
con quale bocca | dunque parli | in questo paesaggio | ormai senza più lacrime
con quali orecchie | infine ascolti il tormento
ilmondo | ilsuono | della terra che rutta
“il cielo non si libera dalle nuvole”
se / i / suoni / del / mare / t’arrivano / sordiferi in mondossessione
“le pietre piangono ancora di dolore”
con••quale•••mani (costruisci il mondo le dimore di questa terra martoriata
abbandonata alle sferzate del vento alle gelide mattinate in delirio
le monde ancien (ne peut me toucher : diceva Eluard e si (sentiva libero
con quale gambe cammini nel mondocolor
con quale cuore | ritorni alla terra | dei morti
“le pietre piangono ancora di dolore”

 

(Inedito)

 

Giorgio Moio, Un movimento curvilineo (acrostico per Ugo Piscopo)

U n movimento curvilineo dei corpi a sollecitare la materia che avvolge le cose
G overna le proposte in acque agitate si fa forma il fare a 10 gradi fahrenheit
O rmai sono anni che non s’inventa nulla ca ’o pappece nun spertosa

P erò possiamo farla come cazzo ci piace sta sfaccimm ’e poesia
I n pigiama party o in maniche di camicia na festa ‘e culori arrapati
S enza versarci camomilla int’ ’e percoche e si sta in attesa che partano gli storni
C hi ci mette na cresommola n’aglio aglialluto un grido trivellato
O poco ’e pepe ’ngialluto un ditalino di varechina un piscio di pipistrello
P oi un giorno un giorno qualunque da una strada buia spunterà un’ombra
O nda che si apre una via nella darsena ’nzuppata ’e pocrisia scovando la meraviglia

 

(Inedito)

Giorgio Moio, Istanti o frenesie (per Antonio Spagnuolo – 2019)

istanti o frenesie di parole
che trafiggono con azzurri pastelli
un odore di carne
o di candore in fuga
si riflettono nello specchio di un’idea
non di una ideolina sotto naftalina
e vinceranno il sonno dell’oblio
dell’incenso piegato
dal segno che s’insinua prepotente
nella promessa che fa breccia
in un gioco di dadi
che ci prende in giro
falsificato dal barare del tempo
delle zagare inodorose
su pergamene incasellate su binari morti
dalla dissolvenza del rovescio
tra lo spazio delle mie ginocchia
tra un capriccio di ciliegio maggiolino
divertito tra le rime della rimanenza
a lenire la sofferenza di enza
di un volto avvolto dal vento dell’est
dal fascino incompiuto dell’acqua perversa
intraversa inversa ultraversa
schegge di ricordi mai sopiti
ritagli di tempo che non ritorna
ci negano la donna amata
nella custodia intercostale degli angoli
di agganci umorali nel frontespizio della vita
e della confusione tra i pampini narranti
sospesi tra le rose rosse
ed un mare di cristallo
cancella la pulsazione erotica
pulsativa con blocchi ormonali
di linguaggio dal lamentoso
suono di un’arpa obliosa
di un brivido che ci sollevi
sulla betulla curva
sulla disperazione
dei ricordi di una forma zampillante
non c’è giaciglio sicuro
nelle crepe del mondo
né voce blues nel puntiglioso sguardo
abbagliato da colori variopinti
il sospetto di non essere compreso
ti viene dall’estrema ferita
con l’inquietudine di un grido
che si fa strada tra incandescenze spente
un guizzo oscillante oscilla in un riflesso
l’indugio di uno stupore si fa strada
tra granulomi zampillanti di valium
il sortilegio del destino che ripiega
impunito nel richiamo di un inutile dire
ma il sortilegio ci riporta anche un volto amico
la donna amata tra le vetrate
dei rimpianti dove la mente s’annulla
nella disfatta di una presbiopia solitaria
è il suono di un liuto che ci porta alla realtà
che ci ridà conteggio dei nostri errori
delle nostre azioni
tra le quinte di un brusio di trifoglio
è la nostalgia che ci trapassa
ma poi passa passeggera come un passero
nei frammenti di una luce d’illusione
l’amora ah l’amore che ci sfugge
sbattuto tra sorrisi e follie da burattino
con lo sgomento ostinato dell’argilla
ed è in questo preciso momento
che reinventiamo le lacrime
tra confusioni di arcobaleni
e un’inquietudine di un bagliore
ancora il sortileggio di una strega
che si aggira tra un sussurro di rughe
di una vita che passa e non ritorna
finalmente ci accarezza
la trasparenza dell’orizzonte

 

(Inedito ispirato a Istanti o frenesie, volume di Antonio Spagnuolo)

Giorgio Moio, le parole si trasportano per avarizia

le parole si trasportano per avarizia

si rintanano nella loro solitaria solitudine

covando in noi l’illusione

di far parte del festival dell’imitazione

della grande abbuffata opulenta

che annienta i lumi della ragione

mai che un’idea o un’orchidea

balzi come una palla

sobbalzi s’inarchi come un’onda

sbattendo fino a fare un botto o uno strambotto

 

(Rielaborato dall’autore da un testo più lungo pubblicato in Malacoda, rivista online, Novembre 2017)

Giorgio Moio, Sui Crespi Marosi

 

sui

crespi

marosi

colori

divertenti

ridono

a

zampillo

e

zampill-

ando

zampi-

llando

si

bagna- no

sco-

lano

gnano

gnabano

lasco

nolasco

– sco’

– là

–nellindifferenza

(Da Sui Crespi Marosi, Eureka Edizioni 2016)