Enrico Barbieri, Amo le rocce e il respiro

Amo le rocce e il respiro
di ere marchiate,
origini e volti in un vespro.
Dai fori che tengono
sacrari da quando era tempo
di sentire la pietra,
prima che sapessi parlare
ero nel grembo compatto
di queste rocce d’arenaria.
Nel lume amniotico gridavo
come ora nel profondo.
Ogni scatto era già distrutto.

(Da Meno di una pietra di calcare, Delta 3 Edizioni 2021)

Enrico Barbieri, Ero nel nervo spinale del bosco

Ero nel nervo spinale del bosco
e questo era tutto.
Ero un atleta sai? Dice una
delle voci in colpa, dice
ero come te ma più di te
e salivo il Ticino fino al ponte
di barche a Bereguardo, sotto
pneumatici e case galleggianti.
Di te so, cantavo Old Man River
e in fondo al perno dei remi
ho il ricordo dei pesci morti.
E tu, ragazzo, mi seguivi per fare
un piacere ad un uomo ubriaco
sul lungofiume, scheletro mio.
Tu altrove hai tentato di vivere
e sempre fallito, reso abile
ad essere odiato e così noi
dello stesso sangue potremmo
cantare Old Man River, coetaneo
astemio del mio legno scemo!
Affonda i denti del remo
e saliamo passato il ponte
della ferrovia: ecco il Me Kong!
Avevi trovato un cane morto
sui sabbioni tra le zanzare
e non ascoltavo gli aironi
delle tue passioni. E fai questo,
e fai quello! Resterai con un
piatto di pasta e del vino,
perfetta previsione del sangue.
Quant’è che siamo uguali?
E le furie sono sabbie auree
e anche tu, tu sei posseduto,
ossessionato dai capelli verdi
che navigano sotto l’acqua,
ossessionato dalla corrente.

(Da Meno di una pietra di calcare, Delta 3 Edizioni 2021)

Enrico Barbieri, Ora sradicati gli affetti

Ora sradicati
gli affetti, polvere
come anni e passi
sui chiodi, e vicine
due fotografie
tra generazioni di
sangue, ora nel bianco
e io sono senza eredi.

(Inedito)

Enrico Barbieri, Dopo una corsa

Dopo una corsa
in questo Lago vuoto
siberiano, con i
muscoli striati che
voltano gli occhi alle
ossa, io come mia madre
ho scoperto
dopo un assalto alle statue
sepolte dei santi
sotto il Santuario
di Torricella, Turzèla, torre
saracena e nera, di avere
ossa calcaree, così
per l’estate e la primavera
avevo fissato le rocce
che reggono l’Altare, così
come per trovare voci
o predizioni di una vita
ricomposta e quei minerali
hanno bevuto le mie ossa
e le cartilagini, tutto
tra le rotule e il piatto
tibiale, facendomi scendere
un passo, un passo d’insetto
più vicino ai volti
scomposti sotto il granito
e il calcare del lago.

 

(Inedito)