Sebastiano Adernò, Analisi del dolore

Analisi del dolore, massa a terra,
nella notte in cui fu prescritta la tempesta.
I testimoni asseriscono d’aver visto
lo stesso Dio abdicare per un paio d’ore.
Come cadeva il taglio, così colpiva
la spada. Tu vestita della parola
che acceca la fiducia con nuovi indovinelli.
Io finito. Che consumavo il muro.

(Inedito)

Elisabetta Destasio, La resina troncale

la resina troncale
dal larice
suda per dare voce
ai morti

tu, di ordinaria assenza
ricami uno sguardo
sul sentirti venire

il tentativo cade a goccia
sopra al fiorire inerme di pervinca
viola notte,

immobile: il vuoto.

(Inedito)

Ciro Ferraro, Esserci di me

Esserci di me, ciò che non t’ho detto
profuma parole beghe – ordite
s’una conocchia logora
(nei pomeriggi estivi) filari di luce
tra i nocciòli di un prato arso
tessono polvere nella canicola agostana –
tanto meglio aver taciuto
gli orli sazi d’un’amara confessione.

(Inedito)

Federico Pinzetta, Alla fine ogni disfarsi

Alla fine ogni disfarsi
è diventare nessuno,
disseminarsi di corpo,
alla nudità di un sudore che ci barcolla
nel piacere della pelle d’oca e di chi
non c’entra più
ci vediamo morti e liberati
nel domandare,
così morti e sparsi
da essere vivi e sacri abbandonati
vivi come solo le solitudini.

(Da Il travestire dei geli, RPLibri 2020)

Simone Corvasce, Tardigrada

Non congelare il cuore
nel freddo più pungente,
essere ombra nel sole dei deserti,
nuotare tra le stelle
come delfini in mare,
nel mezzo d’un inferno nucleare
conservare la pace:
qualcuno lo direbbe onnipotenza
(e altri superpoteri).
Forse la nostra statura non supera il
decimo di millimetro.

(Da Algoritmi di scacchi e passi d’angeli, Nulla Die Edizioni 2021)

Franco Buffoni, Il nostro antenato più antico

Se è la presenza della bocca
E dell’intestino
Ad essenzialmente definirci
Come organismi bilaterali,
È l’Ikaria wariootia il nostro
Antenato più antico.
Ritrovato tra i fossili australiani
Cinquecento milioni d’anni fa già presentava
Due aperture connesse da un tratto digerente
Un fronte e un retro.
Da lui sono venuti pesci anfibi
Rettili e mammiferi.
Dunque anche noi.
L’Ikaria è un verme.
Noi, forse, un glitch.

(Da Betelgeuse e altre poesie scientifiche, Mondadori 2021)

Francesca Proia, Ascolto il respiro di qualcuno

Ascolto il respiro di qualcuno:
è un’onda sulla cui superficie scivolo.
Il mio respiro diventa ininfluente,
perché sono trasportata da quel soffio;
viaggio come dentro a un uovo,
nel ritmo del ritmo del ritmo.

(Inedito)

Roberta Sirignano, l’articolo di congiunzione non ha valore

l’articolo di congiunzione non ha valore
il tratto è negativo ma ha la tentazione
alla prima occasione di spazio
il piccolo scrigno del palmo della mano si allunga alle dita
in modo tendente al pugno
alla rincorsa del prestito del cuore
il tasso da pagare è eccezionale
il giudizio del tempo ne elimina il potenziale
ho visto troppi momenti di sole di forza arretrata
tipico di gennaio
con le nuvole a cristalli in un cielo glassato

(Da Sogno la direttiva, RPLibri 2021)

Luigi Vallebona, Qualità totale

Dio dei monitoraggi
E degli schermi touch
Sia fatta la tua volontà
Non sfuggano al tuo database
Le nostre criticità.

Ma, se ti inviamo via PEC
Il rendiconto dei debiti
Il PDM e il RAV,
Perdonaci il cheating della prova INVALSI
E dacci oggi il nostro test di ingresso quotidiano
La password per essere ammessi
Alla vita del mondo che verrà.

(Da Il ritmo del mondo, RPlibri 2018)

Francesca Gironi, La mia persona cara

La mia persona cara
ha imparato a scavare una buca
è una donna con la vanga.

Si aggira di notte in cerca di un terreno su cui fare breccia
la riconosco appena, è un’ex bambina
alta, nata oltre il termine
di decenni oppure rinata per avverarsi
seppellisce un cappello e due voci in dolby
o me o loro, tagliatele la testa.

La mia persona cara a pensarci bene
sembra una strega
a ogni passo misura l’impatto della vanga
quanta forza ci vorrà
per bucare il mondo.

(Da Il diretto interessato, Marco Saya Edizioni 2021)

Dario Alessio, L’ora del crepuscolo

L’ora del crepuscolo sarà per noi
una traccia nuova, e dopo la vita
un’altra ancora. Nessuno si desta,
nessuno sogna. Torneremo dove
siamo stati e saremo. È l’ora del
crepuscolo: Nessuno sogna. L’alba
è già scritta.

(Inedito)

Pasquale Lombardi, Un disegno a matita

un disegno a matita
una figura
la mano se dimentica il colore
diventa immaginare

(Inedito)

Camilla Ziglia, Questo vento

Questo vento
scheggia l’aria del lago
esplode dettagli
sferzate sugli occhi:

a palpebre serrate
la luce si fa strada nel respiro
e porta nel petto
il suo paesaggio.

(Da Rivelazioni d’acqua, Puntoacapo 2021)

Silvia Bre, Ognuno vuole avere il suo dolore

Ognuno vuole avere il suo dolore
e dargli un corpo, una sembianza, un letto,
e maledirlo nel buio delle notti,
portarlo su di sé tenacemente
perché si veda come una bandiera,
come la spada che regala forze.
Ma c’è persa nell’aria della vita
un’altra fede, un dovere diverso
che non sopporta d’esser nominato
e tocca solamente a chi lo prova.
È questo. È rimanere
qui a sentire come adesso
l’onda che sale nelle nostre menti,
le stringe insieme in un respiro solo
come fosse per sempre,
e le abbandona.
Ma nemmeno la pupilla d’un cieco
dimentica l’azzurro che non vede.

Da Marmo, Einaudi 2007)

Sandro Battisti, Si dissolve

Si dissolve
nel continuo accrescersi di potenza
sublime rivelazione di oltremondi,
morire ogni volta
per rinascere in altre forme
trasfigurare bestialmente.

La danza è una visione nel silenzio dei gesti
i simboli si muovono in te
e ne sei manifestazione:
operare col bene etereo
inciso sulla pelle.

Tornerai,
a dirmi qualcosa?
Porta con te
i nostri spiriti superiori.

(Da Il sentiero dello sciamano, Kipple Officina Libraria 2020)

Silvia Righi, Ø

Ø

Se fosse questo un mondo
a metà tra mondi, estratto
come un numero dalla boccia di vetro.
Se fosse, siamo
creature corrotte da qui
e altrove, l’inframondo
una possibilità senza coscienza.
L’idea è che le pareti tengano
che una spinta di dita non le crepi
eppure sento. Qualcuno fuori guarda.
Ci saranno, ci sono state, miliardi
di pareti che non tengono
di dita che spingono
di camere prima e

dopo.

(Da Demi-monde, NEM 2020)

Antonietta Cianci, Napoli è silenziosa

Napoli è silenziosa
così a novembre
di domenica mattina
quando il cielo è grigio e gonfio di pioggia
E lo scirocco sfiora le mani e il volto stanco
Qui nella stazione piena di valigie addormentate
colma degli sguardi malinconici di chi parte
e forse non vorrebbe
Qui e oggi Napoli è silenziosa
come una madre solitamente chiassosa
che tace accanto alla figlia spaventata
sentendone l’angoscia
proteggendone il dolore.

(Da Radici, Transeuropa Edizioni 2019)

Fabrizio Morlando, Si dona la vita

Si dona la vita e si dona sconforto,
talvolta un guado, sigillato
nell’ambra gialla del tempo:
comici, inefficaci, incolpevoli
rappezzi di cielo.

(Inedito)

Angelo Restaino, Teoria dei labirinti

Siepi sempreverdi a spire secolari,
descriventi archi lenti, da seguire
rasentando un solo lato, sempre quello –
se lo spazio è semplicemente connesso.
Fatti: il verde è scuro, alto, sagomato
a spigoli netti, ad angoli retti: si sentono
altre voci, da cui deduco che non siamo soli,
ma non si incontra mai nessuno: si vede
sì il cielo sulla testa, ma non a un metro
di distanza. Pacchetti a pioggia un’ora fa
lanciati da un aereo contenevano
istruzioni e un kit di sopravvivenza:
“…e il primo che trova il centro ci cade
dentro, per cui si eviti di finire
il gioco”, orecchio, memoria,
molti libri. Vieni, andiamo insieme
(il tempo è così bello, la neve
è tuonata via ieri, salutando
e promettendo cartoline
che saranno pugni di grandine
per eccesso di sintesi o di ascesi
sui frutteti nuovi l’anno prossimo:
un problema che dovremo porci,
gesticolanti tra i filari,
improvvisatici braccianti)
tenendoci per mano e la mano sempre
sulla stessa siepe, senza mai lasciarla:
così da piccolo mio fratello
mi insegnò a trovare il cul de sac
e a ruota l’entrata/uscita dei dedali
che costruiva per farmi divertire,
(lui mi aspettava fuori, sorridendo)
se intanto nemici o il tempo
che si estenua a separarci
non l’hanno murata per dispetto.

(Inedito)

Lavinia Frati, La cura si apprende tralasciando

Nel fondo degli occhi di cristallo
degli ultimi capaci di vedere
trasparenze che solo immaginiamo
deserti popolati di fontane
e prati sempre bianchi di farfalle
compaiono nell’iride messaggi
che il tempo ha omesso di inviare
che cadono come lettere volanti
sulle buche profonde dei ricordi
dove ragni hanno tessuto le parole
impara da ciò che hai vissuto
dimentica i torti che hai subito
la cura si apprende tralasciando.

(Inedito)

Mark Bedin, Ecco, già di nuovo in fila rasente

IX.

Ecco, già di nuovo in fila rasente
il nastro delimitante, trascorso
poco più di un mese; devo tenere
controllata dell’acido Valproico
la quantità nel sangue. E di continuo
alterno il peso tra i polpacci
quando sento dolermi le natiche,
-contrazioni e poi rilasci-, mirando
la carne che cade a pezzi, un poco
stravolta, degli anziani.

E il rossore in volto
delle cassiere laddove errano
di date, e i blu-jeans
mentre affioca
la camicia a sbuffo dalla cinta,
dalle smagliature di bianco
alle ascelle accaldate d’agosto;

e io, non ignaro
che nell’uomo qualcosa spasima,
è l’intenerire con occhio
di ronda il mio mendicare di vita!
E il chiedermi se n’è valsa la pena:
se tanta medicina,
non sia ciò che in verità
più spaura? Lo si avvince senza
troppa astrusità: tra le ricette
che recano in mano, i giornali
di cronaca, parcelle o economia
nazionale, estera
poiché vi è qualcosa di mancante
per ciò che dovrà avvenire, se così
a lungo si dovrà ancora vivere.

(Da Il fallout degli Dei, RPLibri 2020)

Federico Pinzetta, il cadere lieve delle sere

Il cadere lieve delle sere
come uno sforzo da tessuto
meristematico in piena
estate
con il secco tra i piedi;
in sostanza poteva essere
il tempo in cui lo stridere
sottilissimo dei rubinetti
sembrava spogliare
i gatti dal pelo,
quando ancora la preghiera
era per gli insetti delle rive.
Era tutto un risveglio
di piogge e risaie.

(Da Il travestire dei geli, RPLibri 2020)

Francesca Proia, Luce tremolante

Luce tremolante,
la poesia non è stata ancora concepita,
è il suo tempo di esistenza negativa.
Aspetto trame di gestazione nei segni intorno;
depongo una speranza superstiziosa negli oggetti panciuti,
e nella lana fertile dei pioppi,
e nelle lune piccole e grandi.

(Inedito)

Nicola D’Altilia, Il sole è scappato a Ovest

Il sole è scappato a ovest
l’azzurro lo ha seguito
tutto al blu notte delle tenebre
Il faro di Pelagosa è lì
la più bassa delle stelle
Occhiolino di luce al Gargano da nord
sparo allegro, sereno, continuo, intermittente
illumina le onde in rissa
il tempo di una carezza
quella mancata alle profondità
alle vite sprecate
Dalla collina della Chiesola
i miei occhi interrompono il batter di ciglia
riesco a capire la tua comunicazione
forse perché sono anch’io una cosa: una pietra
Trattengo il respiro nel trattino di totale oscurità
27 ore di ostinato nuoto di Paolo Pinto
poi flash dolcemente
dice: ci sono! …(buio) Tu? …(buio) Come stai? …(buio)
Dal centro dell’adriatico al mio nervo ottico
e da lì come per i tratturi garganici
spinge in ogni segreto
insiste: guarda che bel mare ci separa e ci unisce
e rassicura: tu sei vita.

(Inedito)

Eduardo Lizalde, Poema del Agua Blanda

Poema del Agua Blanda

El viejo guerrero Aquiles,
era un hombre invulnerable,
pero uno de sus talones
era débil; lo demás
de su cuerpo semejaba
una armadura de carne,
una concha que lo hacía
parecerse a la tortuga;
y además, como el guerrero
fue un rápido corredor,
Aquiles era una mezcla
como de liebre y tortuga.

En la carne de los pobres
no sólo el talón es frágil:
ellos tienen todo el cuerpo
construido con talones;
por todas partes el hambre
los puede herir, pues carecen
de la coraza de Aquiles:
lentos son como tortugas,
vulnerables como liebres.

Pero no siempre el hierro ha de vencer.
Las rocas han dado al agua tantos cortes,
que la han hecho más líquida, más blanda,
han dejado tan débil su epidermis
que es muy fácil herirla:
la lengua del venado hiere el agua
sin siquiera sangrar,
una sola mirada indiferente
penetra varios metros en el agua
más turbia;
pero, a la larga, el agua,
espumosa y repentina como el perro bravo,
hace huir a las rocas del océano
hasta la costa,
las redondea y las pule para que a nadie
muerdan sus filos.

*

Poesia dell’acqua dolce

Il vecchio guerriero Achille
era un uomo invulnerabile
ma uno dei suoi talloni
era debole; il resto
del suo corpo assomigliava
a un’armatura di carne,
una conchiglia che lo faceva
sembrare una tartaruga;
e poi, siccome il guerriero
era veloce nella corsa,
Achille era come un misto
di lepre e tartaruga.

Nella carne dei poveri
non solo il tallone è fragile:
essi hanno tutto il corpo
costruito con talloni;
la fame li può ferire
ovunque, perché non hanno
la corazza di Achille:
sono lenti come tartarughe,
vulnerabili come lepri.

Ma non sempre il ferro deve vincere.
Gli scogli hanno fatto all’acqua tanti tagli
da renderla più liquida, più dolce,
le hanno lasciato la pelle così debole
che è molto facile ferirla:
La lingua del cervo ferisce l’acqua
senza neanche sanguinare,
un solo sguardo indifferente
penetra per diversi metri nell’acqua
più torbida;
ma, a poco a poco, l’acqua
schiumosa e repentina come un cane feroce
fa fuggire gli scogli dall’oceano
fino alla costa,
li arrotonda e li leviga perché le loro punte
non mordano nessuno.

(Da Tutto l’amore è sogno, a cura di Cinzia Marulli e Mario Meléndez, traduzione di Emilio Coco, prefazione e selezione di Mario Bojórquez, La Vita Felice 2021)

Camilla Ziglia, Chi legge il mondo su assi cartesiani

Chi legge il mondo su assi cartesiani
trascura la diagonale della vela
smarrita nel fileggio,
che sbatte e si ritorce
inarca e si distende
libera

e tutta esposta al vento.

(Da Rivelazioni d’acqua, Puntoacapo 2021)

Alessia Iuliano, Fa sempre freddo

Fa sempre freddo, soffia
smarrita l’ora ventale.

Dorme fuggendo la paura
che i sogni fossero sogni
nient’altro che sogni nei sogni
sognando al rimedio dei ricordi.

Era domenica e doveva essere stupendo
il colore delle ore
incolumi al pomeriggio di ottobre
mentre in prima visione
il campanile dei francescani
osannava la diplomazia degli avventi

(Da Ottobre nei viavai, RPLibri 2018)

Mark Bedin, Come un pescatore

III.

Come un pescatore,
nel fiumiciattolo che scorre
-escrementi, carte di snack, rampicanti-,
dagli argini decidui

-febbre-,
sente lo strascichio del giubbotto
per la pioggia, gonfio dalla pigiatura
dei muscoli affaticati per l’uso
delle pertiche.

La piroga irrobustita
-pelli di selvaggina, chiodi, filo di ferro-,
fluisce con lentezza primordiale
tra i ventri dei pesci ristagnati
in superficie;
-simulacro del relitto, benché
tentarne l’afferro è l’assiduo tocco
che disvela l’irraggiungibile
scintillio e giace desertico-.

-Antica-, dice: il tuo richiamo è balbettio
raffermo: l’impronta che a stento volgi dissipa:
come il bramito dei cervi nel mezzo della radura,
per assodata sfida, quando si è incrociati i palchi di corna
al modo dello scherma ma già viene l’inverno.
Di Euridice e Orfeo è l’inconvenienza che palesa
l’impossibilità di ciò che non -tra il duplice riflesso-,
si può carpire, che non si può intuire;
e il pensiero della morte mi accompagna in questo modo
-mastice punto fermo tarlo-;
all’interno insorge, crespo a scorza di polvere
e calura, alle piegature che provengono dall’ombra
affidata alle fiamme nelle patere
ai bordi d’un recondito pensiero,
innanzi a contesti ceramici
che s’aprono a guscio e incrinano e irradiano,
con l’odore dei buoi al macello.

(Da Il fallout degli Dei, RPLibri 2020)

Roberta Sirignano, la teca perde sangue dal cuore

la teca perde sangue dal cuore
immagina il valore dello sfondo
dall’esterno si avvicina lo schieramento avverso
sfascia la consuetudine
della tregua non ti parlo mai eppure il momento è attivo
fiuta il rovesciarsi il pentimento e il cambio pagina
il dolore arriva improvviso sul polpaccio destro
fingiamo di conoscerlo prima che accada
il timore del vento lo trasformo in un brivido a biro nera

(Da Sogno la direttiva, RPLibri 2021)

Telma Scherer, Porque tua voz fala outra língua

Porque tua voz fala outra língua

Porque tua voz fala outra língua,
mas tua boca não.
Tua boca profere
o que há nas entrelinhas
e não se precisa.
Tua boca, do outro lado da fronteira
perfeitamente minha.
Porque tua boca fala de viés
e não fala em línguas.
Não precisa de subtexto
nem de trocos trocados.
Tua boca de trocadilhos, é loba.
O contexto é o lobo da fala, ladrão.
Porque tua boca é igualzinha à minha
e nós falamos, entretanto nossos olhos
se beijam. Porque teus olhos vieram de outro mar
e são meus. Teus olhos
filisteus, navegantes, estrelinhas,
teus olhos dizem tudo o que vês no escuro.
Somos nós. Somos nós. Nosotros.

*

Perché la tua voce parla un’altra lingua

Perché la tua voce parla un’altra lingua,
ma la tua bocca no.
La tua bocca proferisce
quello che c’è tra le linee
e non si precisa.
La tua bocca, al di là della frontiera
perfettamente mia.
Perché la tua bocca parla distorta
e non parla in lingue.
Non c’è bisogno di sottotesto
né di soldi saldati.
La tua bocca giocosa è lupa.
Il contesto è il lupo della parola, ladro.
Perché la tua bocca è proprio come la mia
e parliamo, comunque i nostri occhi
si baciano. Perché i tuoi occhi sono venuti di un altro mare
e sono miei. I tuoi occhi
filistei, navigatori, stelline,
i tuoi occhi dicono tutto quello che vedi nel buio.
Siamo noi. Siamo noi. Nosotros.

(Da Depois da água, Nave 2014; traduzione di Juan Terenzi)

Federico Pinzetta, Voragini

Voragini, vortici, vasi,
animali bruciati
e dipinti costosi inchiodati
con un chiodo nel mezzo
però
cespugli lungo le strade
piuttosto rinsecchiti
come androni di condomini.
Dov’è il dietro di un albero?
Dove ci vai a pisciare.

(Da Il travestire dei geli, RPLibri 2020)

Luca Perrone, Se mi lasciassi andare all’improvvisazione


Se mi lasciassi andare all’improvvisazione
Il sentimento tirerebbe il candore dei capelli
Trascinerebbe il corpo nella terra come aratro
E più non parrei che zotico afflitto

S’io potessi concedermi il lusso di poetare
La pena che provo sarebbe nulla
E cullare la tua bocca potrei già all’alba
Fra amorosi vezzi e giochi proibiti

Se conducessi la parola giusta
Dal petto alle labbra in battaglia
Schermaglia parrebbe il dubbio tuo
E niente potrebbe resistere alla luce

I tuoi occhi promettono fiori di ciliegio
Il sorriso è lo scrigno Sacro
E custodisce la fiamma
Sola creatura racchiudi in sogno

Ogni mio respiro è volto
A rendere puro il mondo
E pulito il cielo e approssimare
La pelle odorosa che ci separa

(Da Elle, RPLibri 2018)

Luigi Vallebona, In tempo reale

Hanno dismesso un chilometro e mezzo
Della Strada Statale 1 Aurelia
Ivi compresa la casa cantoniera
Rimasta senza carreggiata, all’ombra
Degli eucalipti e dei pini parasole
Profumata di resine e di aghi.

Hanno dismesso tutte le stampanti
Compresa l’EPSON NP500 Laser
E ovviamente le a getto d’inchiostro
Per non parlare di quella vecchia ad aghi
Che usava ancora la carta Fabriano
Grammatura 100, bella
Da accarezzare ed annusare piano.

Hanno dimesso il principio speranza
Han scorporato lo spirito di utopia
Ma in tempo reale è sempre disponibile
L’aggiornamento on line dei dati Borsa
L’indice MIBtel, il Dow Jones, il Nasdaq.

È in vendita la casa rosso ANAS
Pitturata di giallo, è pronta
La superstrada litoranea tirrenica
Senza piste ciclabili, senz’ombra
Di cantonieri o d’alberi.

Nella P.A. trionfa inarrestabile
La Regina del mondo, la dea De-
Materializ-
Zazio-
Ne.

(Da Il ritmo del mondo, RPlibri 2018)

Nicola D’Onofrio, Bomba

Tu giochi al funambolo
piccola, Petit (come Philippe)
equilibrio
funambule
à gauche à droite
semplicismo
Simplicissimus

nello stallo
nell’incertezza del baratro

C’est l’histoire d’un homme qui tombe
d’un immeuble de cinquante étages

mentre io gioco al segugio che caccia la volpe d’oro

mattino senza bocca

scevro, mutilato e mutilante

procacciato di sogni senza significato
mentre scendi gli scalini del mio essere
intrisa di vento

disseccata al sole

sbiadito cambio colore
Chamaeleo chamaeleon

jusqu’ici tout va bien

riempio l’aria di nastrini colorati
con cui scendi una rupe tutta infiocchettata

lo sfacelo

Il y a enfin, quand l’on a faim et soif,
quelqu’un qui vous chasse

dentro è il mio animo in detonazione

Warning

Tu Oppenheimer

Io Manhattan

Tu Bomba
Giocattolo dell’universo

Io
Alamogordo
della santa Trinità

A nera E bianca O blu U verde
colori dello spettro
di luce e di parole

la meraviglia prima della distruzione

Evaporato in una nuvola (i) Rossa

arrivato dal cielo verso terra
come meteorite o magma

il problema non è la caduta
ma l’atterraggio

(Inedito)

Chiara Catapano, Alimono

(Inedito)

Sotirios Pastàkas, “Αύγουστος ήταν;”

“Αύγουστος ήταν;”
Οι δύο παύλες που άλλαξαν
τη ροή της Ελληνικής ποίησης
του εικοστού αιώνα: δύο δοκάρια,
δύο άξονες, δύο σπαθιά. Το δρεπανοφόρο
άρμα του Καβάφη άρχισε να θερίζει
απογόνους και προγόνους, η απίθανη
μηχανή Καβάφη μπήκε σε λειτουργία
μαζί με την ύψιστη αυτοειρωνεία
τη σοφή αν θέλετε αμφιβολία
(μας πήγε αλήθεια πολύ μακριά…)
του τεχνίτη μπρος στο τελειωμένο
έργο το αδυσώπητο ερωτηματικό:
εκείνη του Αυγούστου
“Αύγουστος ήταν;” η βραδιά…

*

“Era d’agosto?”
Le due righe che cambiarono
il corso della poesia greca
del ventesimo secolo: due travi,
due assi, due spade. Il carro
falcato di Kavafis prese a mietere
discendenti e antenati, l’incredibile
macchiana di Kavafis iniziò a funzionare
assieme alla sublime autoironia
al saggio se preferite dubbio
(ci ha portati davvero assai lontano…)
dell’artigiano dinnanzi all’opera
finita l’implacabile punto di domanda:
era d’agosto
“agosto era?” quella sera…

(Inedito da Τ.Θ., Poesie in sette capitoli e due voci; traduzione di Chiara Catapano)

Simone Corvasce, Forse autunni di vetro

Forse autunni di vetro
giocano a martoriare
alberi abbandonati. Forse un fango
libidinoso brama
da un anno le sue foglie
e ne freme l’amplesso.
So che quest’albero aspetta il mio cuore
perché appeso marcisca insieme a lui.
La Terra è una col Cielo,
se vista da lontano.
Deserta. Senza l’uomo.
L’assenza abita il mondo.

(Da Algoritmi di scacchi e passi d’angeli, Nulla Die Edizioni 2021)

Eleonora Chiara Giusti, Cose

Oh Amore che mi sceglie
sei solo un uomo,
soltanto un uomo che più non lo speravo.
Rimettimi il cappello,
tienimi il broncio,
scioglimi la lingua
mentre il colore smonta dal cielo
per farsi cosa.
bianco sul Garofano.
blu sul Portasigari,
rosso sulle Scarpe;
e a Questo è Vero — rispondo sì.
Come ventri di rondine specchiati dall’acque
Tu muovi la luce e io desidero.

(Da Endòtatos, Corsiero Editore 2020)

Canio Mancuso, Passeggiata del misantropo

Anche oggi rincaso intatto
senza ferite, nessun livido
sulla spalla né addosso
sguardi da questua mattutina
di cortesie tra vicini di prigione,
tutti gli agguati le pacche i sorrisi
che ho schivato con un solo gesto:
è bastato assentarsi
alla tenerezza predatoria
degli esattori di confidenze
ai fischi di chi non sa dire il mio nome
essere l’amico di qualcun altro,
è bastato voltarsi un istante prima
ritrarre i pugni dentro le maniche
per non rispondere ai buongiorno
domenicali delle ciglia, dei coiti.
Così per amarvi devo cancellare
le vostre orme sopra le mie
santificare il giorno di ogni partenza,
anche oggi perdonarvi.

(Inedito)