Silvia Rosa, Dita di mollica

Ci sono giorni da rosicchiare
come pane duro
‒ dal bordo annerito dell’alba
lungo la crosta delle assenze ‒
un boccone che raschia voce e
lascia segno tra le palpebre, umide.
Ci sono giorni come mattoncini
freddi d’acqua, in questa nostra casa
che ha l’eco del tuo odore e
alle finestre tende candide di nuvola,
che spiovono rigando guance
dove hai lasciato briciole di baci
e tra le labbra una promessa
di lievito e di sale, il terrore autentico
di perdersi fuori da una porta
senza più cardini e dai tuoi pensieri
chiusi a chiave, una serratura arrugginita e
svuotate le mie mani, le dita di mollica
da buttare ai pesci.

 

(Da Tempo di riserva, Ladolfi Editore 2018)

Eleonora Rimolo, Il grigio incenso della sagrestia e noi

Il grigio incenso della sagrestia e noi,
fiamme bambine contro la preghiera
informi dentro sacchi, spesso mute:
in quegli anni era tutto un rimanere
e il tuo sesso non cresceva
– non cresceva – sotto i miei baci
pesanti come sassi. Impenetrabile eri
il cardine di ogni altrove,
la sola metafisica possibile,
il digiuno forzato del penitente

 

(Da La Terra Originale, LietoColle 2018)

Michele Piccolo, Tempo fa decisi

Tempo fa decisi
Di invitarmi ad uscire.
Io e me
Passammo una bella serata.
Siamo stati a cena,
poi passeggiata e lunga,
lunghissima chiacchierata.
Abbiamo praticamente
Parlato di tutto.
Se ci penso adesso,
che esperienza
che fu
trovarmi di fronte
a qualcuno
così tanto diverso
da me stesso.

 

(Inedito)

Sebastiano Aglieco, Il mastice sutura la tua bocca

Il mastice sutura la tua bocca
in questo silenzio abissale delle bocche
ma io rimango un po’ distante
nessuno osa toccarti la faccia.
Questo ho tracciato tra i
miei occhi e i tuoi, questa
pioggia attesa, questo
freddo delle tue giunture.
Avrai il tempo di guardarmi, come
si guarda il bambino per la prima volta
ti accoglieranno i bambini come
hanno fatto oggi:
“Ben tornato, maestro
faremo del nostro meglio”.
Contro la cattedra
stretto nei loro corpi luminosi, in coro.

I bambini si mangiano la morte.

(da Dolore della casa, Il ponte del sale 2006)

Gian Maria Annovi, self-eater #1

self-eater #1

non distingue le dita delle mani
dalle dita dei piedi non distingue

la cartilagine dall’unghia
che è la cosa morta che
gli cresce

e se ne nutre:

si allunga dunque e flette e piega
gli arti di plastilina

l’arte è lui: contorsionista bambina

deformata dall’idea di perfezione

 

(Da SELF-EATERS (autofagi) Italics, Nino Aragno Editore 2013)

Michele Zaffarano, Il valore di una parola è espresso

il valore di una parola è espresso

utilizza il valore di un’altra parola

**

qual è il compito della parola

induce include perturba il processo di scambio

induce a realizzare le idee

a succedere fondandosi sull’oggettività del valore

per ogni singola parola nelle sue espressioni più diverse

**

che è il paradosso perfetto non richiama

qualcosa di molto speciale

di non equivalente

tradurre la parola dentro un discorso

dentro un altro discorso

alla memoria

nei momenti di transizione tra le parole

una con l’altra nell’altra dentro l’altra

tutte le parole sono dei valori

**

dov’è il valore in fasi di sviluppo minore

si trasformano in valore di scambio

la grandezza e la profondità di una parola

un modello per il movimento viene subito offerto

le parole condividono

le parole sono simili

ogni parola è un segno

ogni forma è un corpo

la precisione del linguaggio

la precisione è un linguaggio

quello che è materiale

nel mondo delle parole

le parole

 

(Da Paragrafi sull’armonia, IkonaLíber 2014)

Gian Ruggero Manzoni, Il mio gallo

Il mio gallo da combattimento
ha già causato la morte di Michail,
di sua moglie Kostantina, del figlio,
del cognato, della nonna materna,
del vicino di casa, del pope, dell’oste
( … di quello grasso, di nome Ivan).
Il mio gallo da combattimento
è rosso e nero, ché di porpora sangue
pare incappucciato.
Forte di sperone, colpisce e falcia
in nome mio.
Egli è l’aquila che non ho mai posseduto,
la tigre che mio zio mi aveva promesso,
l’assassino, che sono stato.
A lui mi rivolgo cantilenando:
“Vivi con dignità, stendi le piume,
innalza la cresta e fuggi ogni genere
di cultura, così colpirai senza remore
quando ne verrà l’occasione.”
Al che mi guarda e becchetta ironico:
“Barbaro sarò per te, come la vendetta
è il compendio dell’ateo
o dell’impotente.”
Poi ride, e m’invita a scommettere.

 

(Inedito)

Beppe Costa, Senza sosta

questa forza che mi tiene ancora stretto
e questo folle andare d’avventura infinita
a questo confine che ci tiene legati
guardo cosa scorre attorno e ogni notizia falsa
che condividiamo senza potere imbracciare
ancora questi fogli e figli per combattere
con l’estrema risorsa acquisita dal vivere
passa il tempo e non esistono speranze
di quell’antico insegnamento umano
che per anni infantili ci ha circondati
sapendo che nessuna cosa poteva essere vera
ogni dio ha la sua tavola e la sua favola
e per questo muoiono ogni giorno
seppur credenti in migliaia
si affila l’arma e si concede il suicidio
a chi perduto ci provoca pena e solitudini
mai parola si spende per chi condannato a vivere
rimane con quei secondi che passano eterni
sulla pelle e sul cuore senza sosta

 

(Da La Terra (non è!) il Cielo, Gilgamesh Edizioni 2014)

Daniele Barni, Morte, madre automatica

Morte, madre automatica,
noi dalla terrestre
placenta partorisci nell’ignoto. Imbavati
in questa pioggia amniotica,
viscida alle finestre,
sono lampioni, vie, palazzi le tue viscere.
Qui attendo, nella stanza,
scrivendo finché a volte la notte trasparisce,
i giorni della tua gravidanza
volubile. Ma senza pianto sarà il mio parto,
come il parto dei morti.

 

(Da Piccola antologia di anonimi contemporanei, Italic 2017)

 

Maria Laura Valente, Date parole alle lacrime

Date parole alle lacrime
perché scavino il silenzio
e voltando la clessidra
sedimentino memorie.

Date forma e dimensione
ai singhiozzi soffocati
perché nulla più sbiadisce
di un dolore senza nome.

 

(Inedito)