Valentina Casadei, Quando nelle vene dell’inverno

Quando nelle vene dell’inverno
l’anima si tiene ben dritta
e non cede al precipizio
il crocevia dei geli
rende ai fantasmi una dignità mortale
di strati invisibili
sorti da fondali scoloriti
e nelle piroette di fumo
che fuoriesce dal camino

scivolare

(Inedito)

Gabriele Marturano, Dopo che in Texas

Dopo che in Texas
hanno sfranto ai bimbi la testa
bisogna attrezzarsi
ché l’uomo è una bestia,
ma da docente mi metto nei panni
dei colleghi a stelle e strisce
tutti i giorni a far la guerra all’ignoranza,
preparare nel weekend le lezioni,
spiegare ai ragazzi
che una figura delimitata
da una linea spezzata chiusa
si chiama poligono
come dove impari a sparare,
ma nessuno ci pensa ai prof
a quanto lo zaino gli pesa
e i libri e il caricatore e la Glock
per evitare che
la linea della vita
venga chiusa
spezzata.

(Inedito)

Salvatore Bossa, alla base della scaletta il fiume è una lastra

alla base della scaletta il fiume è una lastra
la sera trascorre sul dorso dei granchi talmente vecchia
che essi la aiutano a instaurarsi sul mondo risalendo i gradoni
anfibi finché la notte sarà densa
e in poche ore la nebbia sul porto, la scaletta immersa
nella terza sostanza
vertiginosa giostra con i piedi di cemento
ad agitarsi nell’illusione

(Inedito)

Alfonso Maria Petrosino, Mi scolo l’ultima e mi aggiro losco

Mi scolo l’ultima e mi aggiro losco
nel centro storico che sembra un bosco
che al posto di alberi ha palazzi e pali.
Io questo vicolo lo riconosco.

Respiro a fondo ma per quanto inali
mi resta il fiato in gola. Nei frattali
della mia mente il muro e il tuo portone
sono gli stessi ma non sono uguali.

Si gonfia al vento intanto un gonfalone
granata; salgo al Duomo e al Trincerone.
Quante altre volte sparirai? La luce
scema e l’oscurità si ricompone.

Il vento mi urta e suggerisce truce
di andare là dove la via conduce,
cercandoti dove nessuno più c’è,
cercandoti dove nessuno più c’è.

(Inedito)

Paola Romano, Fino a che

Finché ci saremo noi,
non vinceranno loro per sempre
e se non abbiamo mai vinto niente,
niente perderemo mai;
dalle ferite straziate
della memoria storica
cadono lacrime;
dai tuoi occhi
nati per me
cadono perle;
non vinceranno loro per sempre
e finché ci saremo noi,
per sempre hanno già perso.

(Inedito)

Fabrizio Morlando, Chi-odi

Alla fine si soccombe.
L’albero è morto e l’albero
sarà abbattuto.
Non più guinzagli né stretti lazzi.
Ma gettati nei mille assortimenti
del dolore. Mentre ancora si
impilano parole che sanno
di truffa. Che spingono l’ago
nella carne del giorno. In fondo.
Dove niente fa più male.
Coraggio, è già tutto passato.

E la morte non sappiamo più cosa sia.

(Inedito)

Antonio Raffaele, Siamo trampolini alti e stretti

Siamo trampolini alti e stretti,
letti a una piazza,
a far finta di dormire tranquilli.
Siamo di vetro e di pioggia,
e di notte, per la paura di cadere,
siamo i sogni
di un’ampia piazza di voci
rassicuranti contro
altri uomini di vetro
e di terra bruciata
senza pioggia
e bagnati di mare.
Paura,
paura di spogliarsi
della paura,
di svegliarsi trampolini e salti nel vuoto
inesistenti.
Di scoprirsi vetri
molto poco trasparenti.

(Inedito)

Laura Serluca, La Torre

Sono aspra e legnosa, satura
del tuo esercito di narcisi
e delle mareggiate in controluce
a grondare un minuscolo Dio:

a schiarirlo sono barbagli
di salsedine a fiocchi
che puntellano il cielo – nel casolare
la corona dell’Imperatrice e gigli rosa
a incorniciarmi le caviglie.

L’ho imparato in volo.
Della tua musa azzurre talee.

(Inedito)

Frankie Fancello, Trafugo corpi dal perno del sogno

trafugo corpi dal perno del sogno
e per questo le mie mani, oggi,
odorano di acetilene (una fiamma si accende
buffa si alza fino al soffitto,
unico lampo di chiarezza
nella stanza abbuiata dal tuo busto atletico
che mi istiga alla profanazione).
ora, per non perdere più il sapore
di questo fiore rosso che ci copre tutto
t’immagino mentre crolla la pelle
il ministero, le sovrastrutture, i cementifici,
un giardino colore tramonto arreso
e questo vuoto incolmabile
che fa rima col tuo corpo.

(Inedito)

Michela Zanarella, L’inverno guarda i suoi silenzi di ghiaccio

L’inverno guarda i suoi silenzi di ghiaccio
la neve è arrivata solo a ridosso del cielo
nel c’era una volta di favole antiche
ma cosa cambia se a Natale la primavera
è meno distante.
Il tempo viene a noi
nell’attesa di una notte fonda
piena di luce
come potremmo ignorare l’amore
che torna per tutto il creato
che si creda o no
è un destino una fiaba una religione
ognuno in cuor suo è dono senza eguali
stella cometa o sole di qualcuno.

(Inedito)