Camilla Ziglia, Sull’acqua sbattuta con le vele

Sull’acqua sbattuta con le vele
una, bianchissima, chiama
a forza il fuoco dell’iride

il contorno vibra, si scompone
va in pezzi
fra i gabbiani in picchiata.

(Da Rivelazioni d’acqua, Puntoacapo 2021)

Camilla Ziglia, Questo vento

Questo vento
scheggia l’aria del lago
esplode dettagli
sferzate sugli occhi:

a palpebre serrate
la luce si fa strada nel respiro
e porta nel petto
il suo paesaggio.

(Da Rivelazioni d’acqua, Puntoacapo 2021)

Camilla Ziglia, Chi legge il mondo su assi cartesiani

Chi legge il mondo su assi cartesiani
trascura la diagonale della vela
smarrita nel fileggio,
che sbatte e si ritorce
inarca e si distende
libera

e tutta esposta al vento.

(Da Rivelazioni d’acqua, Puntoacapo 2021)

Claudio Pagelli, Nemmeno da qui

Nemmeno da qui
si vede bene il futuro
solo il passato, meno oscuro.
Tolti i chiodi dei rimorsi
ritorna d’aria il cuore, senza paura
nel vento dei cipressi…
*
Nanca da chì
se ved ben el doman
domà el passaa, men scur.
Des’ciodaa i ciòd dei rimòrs
torna d’aria el coeur, senza paura
in del vent dei cipress…

(Da Campo 87, traduzione in dialetto milanese di Giovanna Sommariva, puntoacapo 2021)

Luca Benassi, Bisogna aspettarli al varco i salmoni

Bisogna aspettarli al varco i salmoni
al collo di bottiglia della foce
spauriti, mentre accalcano l’acqua
bisogna tendere la rete dove
la superficie si increspa di pinne
le branchie annaspano quel desiderio
che riproduce il transito di nuove
generazioni. Allora è il momento
di calare la rete, di tendere
alla gola il laccio, l’arpione aguzzo.
All’uscita della metro noi siamo
salmoni ignari verso la mattanza.

(Da L’onore della polvere, Puntoacapo 2009)

Giulio Marchetti, Ognuno tra le mani stringe

Ognuno, tra le mani, stringe
una conchiglia, dove soffia
e custodisce la propria voce:
la parola è un segreto da non svelare.
Ci urtiamo senza toccarci, di notte
come se questo, delle cose,
fosse l’ordine naturale
come se ogni stella avesse
un cielo.

 

(Da Specchi Ciechi, puntoacapo 2020)

Giulio Marchetti, Liquido

Siamo qui, come sempre,
a scalfire il deserto
roccioso, il gambo
del fiore.
La vita si rovescia nell’imbuto.

 

(Da Specchi Ciechi, Puntoacapo 2020)

Cristina Annino, Se un ospite mi lascia la casa

Se un ospite mi lascia la casa, io
le faccio domande, frugo ovunque, specie
nei materassi. Quando esco, è passato un ladro.
Ma non la dimentico, la ripenso. Dove mettono
l’amore gli altri? Che non sia visibile, un oggetto
ad esempio, mi terrorizza. Odore c’è, quasi
sale a volte fumo o cemento rigido, o quel
senso di lavato che dà le vertigini.
Mi porterei
dietro un cane se l’amore non dovesse essere
concreto. Come io credo.

(Da Magnificat (Poesie 1969-2009), Puntoacapo)

Raffaela Fazio, Mise an abîme

Se ogni ricordo
si specchia in un ricordo
come può il tempo
uscire da se stesso?
Vedo il mio occhio:
vorrebbe farsi mondo.
Ma il desiderio
ancora non si sporge
resta nel fondo
di una discesa interna
al suo cadere.
Credevo fossi un’altra
˗ diversi la frattura
il brivido l’abbraccio
diverso anche l’errore.
Eppure la distanza
è immaginaria
è prigioniera
di questa coincidenza
di frattali.
Uguale mentre cambia
il suo riflesso
mi chiama, si getta
nell’abisso.

 

(Da Tropaion, Puntoacapo Editrice 2020)

Gianfranco Vacca, Lega i polsi alle bandiere

Lega i polsi alle bandiere
ed il vento sarà fermo.
Ammanetta l’aria che le sventola
ed il drappo diventerà spento.
Svesti la nudità dell’angelo
ed il suo sesso dal velo
ed in ogni Raffaello
l’ascesi delle immagini
avrà desiderato la sensualità
che attuò il suo pennello.

 

(Da Se il silenzio se io ascolto, se i tamburi, Puntoacapo 2019)