Vladimir D’Amora, Preparare maniere di un incontro o l’amore

Preparare maniere di un incontro o l’amore
abbiamo sprecato occhi a cercare tesi
momenti un cuore totale legati
i capelli i piccoli, contati giorni sono un accudimento
reale forse danzando trovi l’Uno e una specie
d’ora che fluisce al supremo pieno
girare siamo rinati
per le cose ben dette. E giungi
però con me agli eventi di una strada
trepidando intorno il mondo è un’àncora e
cresce e la gioia di tutta una
vita alla porta: tienimi bianco varco è
un sogno
ad aspettare i massimi viaggi
nell’uomo la mappa, il dolore, l’essenziale
passare nel mezzo e nel muro già siamo salvi
e io che ti avrei anche inventato.

 

(Da Anima Giocattolo, finalista Premio Trivio 2016)

Maurizio Brusa, con le finestre dietro

(con le finestre dietro
che ti bruciano o
ti legano le scarpe ai campanili) così qualcuno era uscito
aveva cominciato a girare
fra le vigne cercando il suo problema. E mi chiedo
dove sia finito già qualche volta insieme
avevamo capito avevamo deciso. Che tutto fosse così che
sono cose fragili (quante bambine sono morte da allora in ogni modo
non è rimasto nessuno. Come
ad ogni partenza ci
abbiamo fatto le scarpe alla nostra storia) e con
l’inverno fuori c’era
la voglia di scendere. Al caldo a bere e parlare e
nessuno allora
sorrideva meglio
del nostro dispiacere a cercarci

 

(Idea per la prefazione di un ritmo, parte III, da Rendiconti, fascicolo 29/30, Gennaio 1977)

Mariangela Ruggiu, abbiamo riposto la poesia

abbiamo riposto la poesia
nell’ultima parola

ora la perfezione
è una preghiera muta

 

(Inedito)

Tuğrul Tanyol, Il cavallo bianco

Vagando in silenzio per città incendiate
Nel vuoto delle piazze vuote e delle strade sporche
Dove tutti inseguivano l’eco

Seduto nel cortile buio
Risuonavano in me i tam-tam rapaci della morte
Vidi tutti gli idoli ancora innalzati
E la mia vita svanire lontano, come un cavallo bianco.

Tu dormivi
Nella stanza senza sole in strade sporche
Uno dopo l’altro i caseggiati mi crollavano addosso
E le strade prendevano vita e mi stringevano il collo
Tu dormivi
Tu dormivi
Per svegliarti in una notte differente.

Mentre il silenzio cresceva con le ali pesanti
Il buio si posava sulla tua finestra
E le ombre si sospendevano ad altre ombre…
La città brucia, non lo senti?

Vagando in silenzio per città incendiate
Risuonavano in me i tam-tam rapaci della morte
Vidi dolore mutarsi in dolore,
Odio in odio, buio in buio
E la mia vita svanire lontano, come un bianco cavallo

 

(Da Elinden Tutun Günü – Tenete il giorno per la mano, 1983)

Francesco Barnabei, Si sentiva il frastuono (A Peppino Impastato)

Si sentiva il frastuono
che rende sordo l’udito
l’assenza assordante
che porta la pace
lacerando le viscere
nei vestiti delle vedove
nelle strade polverose
che si misurano a passi
cento passi
vicino alla morte
così per vivere a lungo
c’era bisogno
di morire

 

(Inedito)

Milo De Angelis, Tutto era già in cammino

Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
assorta, diventò il primo battito. Il nero
dei tuoi capelli contro il giallo dell’ultimo raggio.
Da allora a qui. Era il primo giorno dell’estate.
Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
di essere atteso, di tornare nel suo vero nome.

 

(Da Tema dell’addio, Mondadori 2005)

Helle Busacca, LXXXVIII

Tornare indietro, con tutto quello
che ora si sa, per il niente,
con te sotto questi cieli
di primavera aggrondata verso la sera
a sognare e ascoltare l’acqua per il silenzio
delle ogive e le colate delle rose immense
sul celeste a infinito giro dei lunghi specchi
ed il verde delle conche che se anche fa freddo
mette sete,
​oh acqua acqua dopo il deserto
ed il simun acqua acqua che fruscia e crepita
acqua che scoscende che fluisce lene
acqua che sussurra confida e medita,
acqua d’aranci d’oro e di fitta neve
di biancospini acqua di palme e uccelli
ghiaia d’acqua tappeto s’acqua in eterno
scorrere in stasi eterna sotto le stelle,
con te, a vent’anni, insieme, quando si crede
ancora che il domani abbia il sole in grembo.

(Da I quanti del suicidio, Helliot Edizioni 2013)

Federica D’Amato, oggi invece mi imbarcherei

Oggi invece mi imbarcherei
col peschereccio delle 4
senza dirlo a nessuno
o forse no, dirlo a modo mio
a Mario, pesce d’aprile
classe 1924
molti anni prima
di diventare mio nonno.

Porterei un sacco di noci
le calze di lana un quaderno
tre matite di ciliegio la fine
dell’acqua il sapone delle rose
il seme e il fazzoletto di lino
il coltellino il fermaglio
e un amore.

Un amore da annodare al vento,
al mattino delle vele
quando chiudono le onde
alle sirene tutte le partenze.

Da annodare al tuo ritorno.

(Da A imitazione dell’acqua, Nottetempo Edizioni 2017)

Giorgio Manganelli, Di meteorologia noi non sappiamo niente

Di meteorologia
noi non sappiamo niente,
assolutamente:
ignoriamo il tempo delle semine,
e quando s’accoppiano
i maschi con femmine
in guisa che accompagni
la volontà delle stagioni:
ignoriamo i segni
per cui si scelgono le terre,
che riesca fecondo e certo
il gesto della semina.
Per cui noi si vive a caso
per lo più disgraziatamente –
ma senza malizia delle cose.
L’errore fu nascere sotto lo Scorpione,
o in opposizione di pianeti infausti:
o forse l’errore fu nascere, nient’altro.

Ci insegnarono qualcosa:
che il sale rovesciato porta male,
che di venere e di marte
non si sposa e non si parte;
ma per cinque giorni
non ci assistettero dogmi né proverbi.
Sempre ci sgomentò al sopraggiungere
il tuono d’una nascita,
e giunse a noi imprevedibile la morte.

Cercheremo, un giorno, il mago, il guaritore,
la donnetta che legge nelle carte?
Ci verrà meno
la disperazione onesta?

(Da Poesie, Crocetti Editore 2006)

Luca Ariano, Pedali in un cielo di nebbia

 

“Così ti stringevo al mio cuore come fosse
l’ultima notte felice del mondo.”

Baustelle

Pedali in un cielo di nebbia
e non sai dove inizia l’aria
che tira le tue ciglia…
cela campanili e cortili:
quante parole segrete in giardini
accanto a fontane.
Forse apriranno portoni, alcove
ma nessuno saprà mai nulla.
Ansie per i ritardi di tuo padre,
lunghe notti…
Nena senti l’odore d’incenso?
Domani la Candelora,
ceri nelle chiese
in un anticipo di San Valentino:
corpi nudi sotto il piumone
e la sua schiena un altare
da celebrare mentre fuori piove.
Li incateneranno a bracciali
come macchine alla catena:
nessun King Ludd li strapperà
e presto vi toccherà
ma questa mattina il tempo
fermo per voi.

 

(Inedito)