Antonietta Bocci, Incroci obbligati

Lei è ape di sé ignara,
ali cristalline dal peso
micidiale, ventre strappato
via ancor prima dell’Errore –
volando eterna dentro un cielo
d’aquiloni confusi, insegue
i suoi sfuggevoli E se invece…

Tu sei bacca di neve, fiero
grappolo di spensieratezza,
fiori bianchi concessi in dono
a chi era disposto a rischiare –
Le tue impazienti capriole
di risa son prova carnale
d’imperscrutabile destino.

Lei è gioia che strazia, vuoto
a cui mi aggrappo mentre affogo
nella memoria di nottate
di cemento. Tu sei splendore
che sorge verso Nord, azzurro
sguardo in un corpo eneo, figlia
d’un sogno che non mi appartiene.

(Inedito)

Antonietta Bocci, Inamovibile

La tua lista d’incombenze urgenti
è sbiadita ancora nel sole amaro
di un torpore remoto, atrofizzante.

Sulla carta increspata da una tazza
che perde, il blu di china torna in vita
in brucianti lacrime al gelsomino.

Lo lascerai asciugare di nuovo,
languido bagnante di questa estate
già conclusa e spessa di nostalgia.

(Inedito)

Antonietta Bocci, In mare aperto

A frotte, come esiliati
chiedenti asilo, parole
affollano una coscienza
angusta e sbracciano verso
la riva d’un senso certo,
d’un valore decisivo.

Benevole teorie
– o esecutrici incoscienti –
vi colgono grida antiche,
inascoltati bisogni,
schemi ripetuti dentro
labirinti senza uscita.

In balìa di sé resta
la sincerità mortale
di quei segni, risoluti
a denunciare una smania
assordante a chi salvarli
non vuole e silente oramai

li annega.

(Inedito)