Vittoriano Masciullo, ultima preghiera nel tempio di asakusa

ultima preghiera nel tempio di asakusa
so per chi cosa devi
piove rientri così scrivi
ma col tempo sai anche
questi senza fine giorni
irripetibili più feroci delle spine
infragiliti dalla tosse
col tempo sai la morsa del palmo
in silenzio formicolio che non si
più al buio di quella
delle analisi sangue o
linfa da parte terrei ti servisse
ma cresciuta non più libera
dalla luce suicida
col tempo sai
(vicino i fiori galleggiano
presto verso il bianco
che qui è l’addio)

 

(Da Dicembre dall’alto, L’arcolaio 2018)

Maria Allo, In sogno il vento ha grandi occhi di brina

In sogno il vento ha grandi occhi di brina
Polvere che imprime alle carni
Il disordine del giorno
Dalla gola una voce straripa
Invade l’aria annebbiando
Il corpo immenso del perdono
Qui resiste nel suo calore un grande cuore
Ci detiene e tutti ci contiene
Attendo parole antiche
In questo luogo non c’è
Altro luogo in cui vorrei essere
Ecco come la notte prende il sopravvento
Su tante solitudini straniere
Forse un destino c’è per questo cielo
Vaga già nel buio tra gli ulivi
Sui volti disperati
Ma davanti alla violenza non si cede
Fuori piove

 

(Da Solchi – La parabola si compie nei risvegli, L’Arcolaio 2016)

Anna Maria Curci, Può un acquerello urlare a chi lo guarda

Può un acquerello urlare a chi lo guarda
o resta il suo colore falda piatta
arrangiato conforto all’emergenza
alla simulazione dello scoppio

che s’offre come rito prepagato
– basta una coda al bancomat, è fatta –
centrifuga risciacquo asciugatore
di commedianti lacrime d’autore?

La diceria dell’angelo che guarda
prova da tempo a farsi mio custode.
Se è un canto dal silenzio o di sirene,
sta tra l’ugola e il tubo digerente.

 

(Da Nuove nomenclature, L’arcolaio 2015)

Fabio Michieli, Svelami ora il mistero

svelami ora il mistero
di questi suoni, di queste parole
– «je dirai quelque jour vos naissances latentes…» –
l’incanto di una musica
che mai fu mia se non in neri abbagli
(eppure vorrei che il sole sciogliesse
in un sorriso un risveglio già tardo)
nella luce
tra le mani
un volto che il fragile addio spegne

 

(Da Dire, L’Arcolaio Editore 2019)

Luciano Neri, L’immagine di chi si ama

L’immagine di chi si ama
all’istante è un quadro
senza cornice, situazione
reale, ambiente senza
figure né protezioni,
una folla intorno
i rumori quotidiani
un gesto, un sorriso,
un’inflessione
il mistero si spalanca
all’improvviso
come sorpresa unica
e l’amata diventa il quadro

 

(Da Discorso a due, L’Arcolaio 2019)

Vittoriano Masciullo, Ma la ferita è nella benda

ma la ferita è nella benda
sulla carne non c’è piega
la macchia rossa è solo nella garza
il mare trapassa ma non sulla pelle
il male è nella benda
la malamacchia nel tessuto nell’ordito
la pelle non è non ha
bisogno di chiodi parole
che suturino si è rivelato l’impensabile
la bellezza non riconoscibile non esiste
e ora che l’abbiamo io e lei cosa ci
ricominciamo dal terzo sesso vuole
tra me e il sé c’è un abisso di coraggio

(Da Dicembre dall’alto, L’arcolaio 2018)

 

Lorenzo Mari, Punto gotico

Non restano che le spoglie
di chi salì alla linea gotica cantando,
birre moretti nella sacca, fingendo
nuove resistenze. Il punto è mancato
alla linea, alla storia, giocando

di singolare luce, come una delle poche lucciole
che qui ancora si contano, come sulle Langhe,
e ormai cosa dare in luogo della carne
della memoria – neanche il merito
dell’osceno può restare oggi

alla carne dei mezzi padri,
già nera perché già scura:
non è più esposta
non è ancora ritirata –

sono ladri di ricotta e di quaglie:
è carne ormai sicura.

 

(Da Nel debito di affiliazione, L’Arcolaio 2013)

Biagio Cepollaro, il corpo al margine della speranza d’Occidente

il corpo al margine della speranza d’Occidente è anche
al limite del suo crollo: decenni di “crescita” in civili
diritti e creazioni giungono alla loro fine. la poesia
si moltiplica nella rete e sembra che mai come oggi
ci siano tanti cantori a fare il più rumoroso dei silenzi

 

(Da Al centro dell’inverno, L’arcolaio Editrice 2018)

Anna Maria Curci, Canti dal silenzio, IV

A geometrie e congegni tu t’affidi

e la forma conclusa ti conforta
anestetizza il balzo o il suo pensiero
lenisce le ferite ancora in nuce.

Ma la terra di mezzo o la sua striscia
di sabbia flutto rabbocco pontile
ha le braccia conserte e semoventi
ghigna gorghi nella mano a conchetta.

Allestisci il traghetto lo decori
traccheggi e sbocconcelli (non mittendus!)
ti siedi sulla riva. I canestrari
ti passano davanti e tu li invidi.

(Da Nuove nomenclature e altre poesie, L’arcolaio 2015)