Fabio Michieli, Svelami ora il mistero

svelami ora il mistero
di questi suoni, di queste parole
– «je dirai quelque jour vos naissances latentes…» –
l’incanto di una musica
che mai fu mia se non in neri abbagli
(eppure vorrei che il sole sciogliesse
in un sorriso un risveglio già tardo)
nella luce
tra le mani
un volto che il fragile addio spegne

 

(Da Dire, L’Arcolaio Editore 2019)

Luciano Neri, L’immagine di chi si ama

L’immagine di chi si ama
all’istante è un quadro
senza cornice, situazione
reale, ambiente senza
figure né protezioni,
una folla intorno
i rumori quotidiani
un gesto, un sorriso,
un’inflessione
il mistero si spalanca
all’improvviso
come sorpresa unica
e l’amata diventa il quadro

 

(Da Discorso a due, L’Arcolaio 2019)

Vittoriano Masciullo, Ma la ferita è nella benda

ma la ferita è nella benda
sulla carne non c’è piega
la macchia rossa è solo nella garza
il mare trapassa ma non sulla pelle
il male è nella benda
la malamacchia nel tessuto nell’ordito
la pelle non è non ha
bisogno di chiodi parole
che suturino si è rivelato l’impensabile
la bellezza non riconoscibile non esiste
e ora che l’abbiamo io e lei cosa ci
ricominciamo dal terzo sesso vuole
tra me e il sé c’è un abisso di coraggio

(Da Dicembre dall’alto, L’arcolaio 2018)

 

Lorenzo Mari, Punto gotico

Non restano che le spoglie
di chi salì alla linea gotica cantando,
birre moretti nella sacca, fingendo
nuove resistenze. Il punto è mancato
alla linea, alla storia, giocando

di singolare luce, come una delle poche lucciole
che qui ancora si contano, come sulle Langhe,
e ormai cosa dare in luogo della carne
della memoria – neanche il merito
dell’osceno può restare oggi

alla carne dei mezzi padri,
già nera perché già scura:
non è più esposta
non è ancora ritirata –

sono ladri di ricotta e di quaglie:
è carne ormai sicura.

 

(Da Nel debito di affiliazione, L’Arcolaio 2013)

Biagio Cepollaro, il corpo al margine della speranza d’Occidente

il corpo al margine della speranza d’Occidente è anche
al limite del suo crollo: decenni di “crescita” in civili
diritti e creazioni giungono alla loro fine. la poesia
si moltiplica nella rete e sembra che mai come oggi
ci siano tanti cantori a fare il più rumoroso dei silenzi

 

(Da Al centro dell’inverno, L’arcolaio Editrice 2018)

Anna Maria Curci, Canti dal silenzio, IV

A geometrie e congegni tu t’affidi

e la forma conclusa ti conforta
anestetizza il balzo o il suo pensiero
lenisce le ferite ancora in nuce.

Ma la terra di mezzo o la sua striscia
di sabbia flutto rabbocco pontile
ha le braccia conserte e semoventi
ghigna gorghi nella mano a conchetta.

Allestisci il traghetto lo decori
traccheggi e sbocconcelli (non mittendus!)
ti siedi sulla riva. I canestrari
ti passano davanti e tu li invidi.

(Da Nuove nomenclature e altre poesie, L’arcolaio 2015)