François Nédel Atèrre, È l’indulgenza serena

È l’indulgenza serena, che dura
soltanto un poco, della prima sera:
in mezzo a blocchi di case che il sole
ha reso calce, si riaffaccia il vento.
L’ardente apostolo dell’ora serra
la mercanzia in cartoni, un vecchio tace.

 

(Da Mistica del Quotidiano, Terra D’Ulivi Edizioni 2018)

Roberta D’Aquino, ritorni come l’inverno sulle strade

ritorni come l’inverno sulle strade, all’alba
mi rovisti il freddo sulle gambe. ti sollevi
come vapore dalle labbra e canti novembre
insieme ai morti
cerco ancora di espiare la mancanza, elaboro
questo lutto. mai una fascia m’ha coperto
gli occhi mai – nemmeno – mi ha riportato te

 

(Da Il senso sparuto del vuoto, Terra D’Ulivi Edizioni 2016)

Roberta D’Aquino, dopo le nubi sopra il Golgota

ho bisogno, vedi, di parlare
per non lasciare al caso certe coniugazioni
i verbi delle azioni, le congiunzioni
e perdere definitivamente il senso
piccolo e profondo, nel pozzo
nell’acquitrino in cui siedo
sola e in cui scavo con i piedi

sono la ricerca, l’incudine, il piccone
e il secchio. sono l’acqua e mi riverso
bevendomi di viscere. sono
il cercatore

ho bisogno di sentire la tua voce
di specchiarmi nei tuoi vetri fin giù
dove il silenzio non è più brusio
dove l’abbraccio delle parole si tende
come una catena e cigola
intorno alla carrucola delle risalite

e tu sei
dopo le nubi sopra il Golgota, la pietra rotolata
dal sepolcro, il sudario vuoto, la testimonianza
nel modo di dirmi che sono
anche io

dono e sacrificio
frattale, duplicato originale di infinito. ripetizione
senza limite di tempo e forma
siamo raggiunti nell’unico punto
che nessuno vede

 

(Da Il senso sparuto del vuoto, Terra D’Ulivi Edizioni 2016)

 

Mauro Pierno, Pertanto

Pertanto l’aria statica primaverile
posata sopra i corpi, sorride stralunata:
un’ebete striscia chiara,
n’anemica sensazione di franchezza.

 

(Da Ramon, Terra D’Ulivi Edizioni 2017)

Guglielmo Aprile, Countdown

1
Proroghiamo un debito con il sonno,
facciamo provviste per l’inverno,
ma nemmeno sappiamo se la cambiale
ci sia stata fatta slittare
di ventiquattro ore,
facciamo scorta di ossigeno
all’avvicinarsi dell’onda grossa, tutti gli sforzi
al massimo rinviano
di quaranta secondi
l’annegamento inevitabile.

2
La pellicola delle sigarette
si attacca ai polpastrelli
al momento di gettarla nella plastica,
l’energia elettrostatica
allaccia vincoli
tra le dita e una realtà transitoria;
tra poco il semaforo farà verde,
prolunghiamo i convenevoli
per respingere il freddo delle albe,
facciamo durare i preliminari
per non arrivare subito al dunque.

3
Evapora il soffione, non appena
ne accarezziamo il gambo
con la guancia: anche a noi toccherà a breve,
ma senza la sua grazia,
senza la scia profumata che lascia.

 

(Da Elleboro, Terra d’Ulivi Edizioni 2019)

Giovanni Ibello, Torno allo stato embrionale della vita

Torno allo stato embrionale della vita
nel sonno ibrido del feto,
dove un diagramma di materia nuova
riproduce fedelmente
il calco delle ossa
la nomenclatura delle vene
e un incavo d’ali nelle scapole.
Questa è la divinazione dei corpi.
Anche tu la chiami morte
questa armata silenziosa senza lume?
Questa rete di spade
incrociate sopra i corpi,
l’antilope che si ritira tra i canneti.
La preghiera del giorno: siamo muti.
Tutto si separa per venire alla luce.

 

(Da Turbative siderali, Terra d’ulivi Edizioni 2017)