Michele De Virgilio, Ultima preghiera

ad A.M.

Tu che mi guardi,
che mi raccomandi di non fare tardi,
provocami la fede, cospargi
di baci nobili i miei giorni di luce
elettrica, dimmi chi sono,
da dove vengo.
Se il mio futuro è un tuono
o un faro spento.

(Da Tutte le luci accese, Ladolfi Editore 2018)

Giorgio Ghiotti, E tu dov’eri in questo sfondo d’anni

E tu dov’eri in questo sfondo d’anni
mentre i pianeti ruotavano più lenti
e io inventavo una versione allegra
del vuoto intorno che mi hai lasciato,
dov’eri in sogno mentre si svegliava
la città padrona dei ricordi, e ogni
luogo mi portava al centro esatto
del respiro condensato nell’aria,
bianco splendore lunare, fumo lieve
che se lo porta il vento, che sale
e lo disperde come perdo i giorni
ad aspettare l’acqua che trascina
nomi e bussole della tua mappa infedele.
Non sono stato in nessun luogo che non fosse
ritorno e nostalgia, ripetersi del viaggio,
e ogni alba indicava una via e nei tuoi occhi
raccoglievo un secolo, un paesaggio.

 

(Da Abitare la parola, a cura di Eleonora Rimolo e Giovanni Ibello, Ladolfi Editore 2019)

Letizia Di Cagno, Caro F.

Caro F., / non conosco niente che in origine / non abbia
avuto l’odore dei fiori. / Vedi cosa si può sprigionare da qui,
/ da un semplice punto? / A quest’ora, / su un altro sistema
solare con abitabilità planetaria, / forse sono presenti più
malintenzionati / che malintesi. / Qui no. / È piovuto, adesso
non piove più. / Si sente l’annuncio dei pensieri finiti.

 

(Da Abitare la parola, a cura di Eleonora Rimolo e Giovanni Ibello, Ladolfi Editore 2019)

Emanuele Franceschetti, Partire da un’immagine

Partire da un’immagine. Sapere
che nulla capovolgerebbe il nastro, che domani
altri occupanti abuseranno del dormiveglia,
delle meditazioni dentro i treni. L’immagine resiste.
L’illusione di ricostruire un corpo, una disposizione di
oggetti,
un umore di pioggia, il lascito di una telefonata.
Un nucleo a malapena si conserva:
un codice di segni universali, una radice.
Accorgersi del mondo, del suo scorrere.

 

(Da Abitare la parola, a cura di Eleonora Rimolo e Giovanni Ibello, Ladolfi Editore 2019)

Piero Schiavo, Grammatigramma

Sei la sesta vocale che scompagina l’alfabeto
il sinonimo sempre mancato
l’invidia dei tuoi antonimi

capricciosa ossessione
della parola ritrosa
sospesa nella memoria

semplice all’apparenza come
immediata bisillaba androgina
universale assonanza
di nulla mai rima

verbo finito senza pronomi
impersonalità di gesti concentrici
a nulla ti fletti
nessuno ti declina

bianca luce che filtra
dalle rovine di ogni calligrafia
il tuo nome è
per me invece condanna

primo soggetto di ogni pensiero
ultimo termine
che dopo sé
altri non ascolta

(Da Dissolvenze, Giuliano Ladolfi Editore 2017)

Mario Famularo, Le cose che non nomini

le cose che non nomini
e non vedi
non esistono

gli oggetti e le creature
per un tratto
si distinguono

e se poi, figlio, si rivela falso?

benedetto inganno
che sfumando sovraccarica
le nostre intimità

della crepa sanguinante
non dirò la dispersione

ma solo l’occorrenza
di annientarsi nel contagio
della contaminazione

 

(Da Favete Linguis, Ladolfi Editore 2019)

Paolo Mazzocchini, Nihil ad nihilum

Morire nella natura viva
viva sempre della nostra
morte, patire questa sorte
divina e l’umana ventura
di sapere che noi si dura
vivi soltanto nella morte.

 

(Da Pietra e Farfalla, Ladolfi Editore 2019)

Grazia Procino, Coltivazione lenta

Di un amore che muore – così come è nato –
conservo nel mio giardino
l’angolo riparato dalla pioggia
il punto di unione delle menti
le strade convergenti
di pensieri astratti.
Innaffio quando il cielo inaridito
non manda giù la pioggia.
Non aspetto un altro amore
per adesso coltivo ogni istante
curo l’orizzonte da cui giunge tutto.
Lo sguardo aperto arriva
dove gli opposti si confondono
il fiore sbuca dalla neve.

 

(Da E sia, Ladolfi Editore 2019)

Michela Zanarella, E’ stata la notte

La notte nella sua luna imperfetta
smantella il silenzio
per sentirti meno lontano da me.
Adesso parlano gli occhi
che fanno rumore più del vento.
Nel buio la luce
si ritrova più viva del sole
come le lucciole sul fieno.

 

(Da L’Istinto altrove, Ladolfi Editore 2019))

Marco Bini, È forse un problema di temperatura

È forse un problema di temperatura
se la pellicola rende i fotogrammi
coi margini scontornati dal calore
– come l’afa estiva incolla lenzuola e fronti
nel sudore e fonde le estremità di giorni
adiacenti per le regole dell’insonnia;
allora una pulsazione cardiaca
è uno sconnesso battito di tamburo.
Sarà volgendo a un più rigido inverno
– la neve di soppiatto come una spia
a colmare frontiere e demarcazioni –
col favore della conservazione dei tessuti,
si osserva la mappatura delle cose
senza asperità e maggior definizione.
Si sente allora propagarsi come un cerchio
nell’acqua, dalla gabbia del torace un pulsare
– preciso – un tempo forte senza sbavature.

 

(Da Conoscenza del vento, Giuliano Ladolfi Editore 2011)