Domenico Cipriano, Se ti abbandonerò

Se ti abbandonerò
non è per il tuo odore umido
di terra a novembre
ma per l’odio giallo delle fronde
sul tuo costato di roccia chiara.
Animali da fieno
battono zoccoli duri
sulla tua pietra bianca,
il cuore spoglio tutto l’anno
del geranio disarma
mi rende estraneo.

(Da La grazia dei frammenti, Ladolfi 2020)

Fernando Della Posta, Saremo ripiegamenti su alture

Saremo ripiegamenti su alture.
Saremo agguati lungo la scalata.
Giocheremo di nuovo a passarci il mondo sulle dita.

(Da Sembianze della luce, Giuliano Ladolfi Editore 2020)

Guglielmo Aprile, Invulnerabile

Come essere il primo caso di guarigione
mentre il contagio nella città è al picco.
Non fa paura la morte,
né l’indice permaloso dei casamenti a più piani,
per chi ha mozzato la testa al serpente con un morso.
Passa attraverso le sassaiole
come se non conoscesse la ceramica degli organi,
non ha bisogno di rimpicciolirsi, di stendersi pancia
[a terra,
mentre la cerbottana rotea
fischiando tra la folla.

 

(Da Farsi amica la Notte, Ladolfi Editore 2020)

Fernando Della Posta, Non è facile catturare una luce

Non è facile, non è facile catturare una luce
nel temporale portato dal vento, mentre
la noia pasquale imperversa, e una parvenza
di perdita ci assale, una caduta al ribasso
tra le lente ore che passano, incespicando
in un buco, una gora, una traccia, una fiumara
che s’ingrossa dietro i vetri che si riempiono
di timide gocce di cielo ricacciate nel nulla
dal lesto sole. Altri maestrali si porteranno via
questi già vecchi e fragili puntini di mimosa.

 

(Da Sembianze della luce, Ladolfi Editore 2020)

Michele De Virgilio, Ultima preghiera

ad A.M.

Tu che mi guardi,
che mi raccomandi di non fare tardi,
provocami la fede, cospargi
di baci nobili i miei giorni di luce
elettrica, dimmi chi sono,
da dove vengo.
Se il mio futuro è un tuono
o un faro spento.

(Da Tutte le luci accese, Ladolfi Editore 2018)

Giorgio Ghiotti, E tu dov’eri in questo sfondo d’anni

E tu dov’eri in questo sfondo d’anni
mentre i pianeti ruotavano più lenti
e io inventavo una versione allegra
del vuoto intorno che mi hai lasciato,
dov’eri in sogno mentre si svegliava
la città padrona dei ricordi, e ogni
luogo mi portava al centro esatto
del respiro condensato nell’aria,
bianco splendore lunare, fumo lieve
che se lo porta il vento, che sale
e lo disperde come perdo i giorni
ad aspettare l’acqua che trascina
nomi e bussole della tua mappa infedele.
Non sono stato in nessun luogo che non fosse
ritorno e nostalgia, ripetersi del viaggio,
e ogni alba indicava una via e nei tuoi occhi
raccoglievo un secolo, un paesaggio.

 

(Da Abitare la parola, a cura di Eleonora Rimolo e Giovanni Ibello, Ladolfi Editore 2019)

Letizia Di Cagno, Caro F.

Caro F., / non conosco niente che in origine / non abbia
avuto l’odore dei fiori. / Vedi cosa si può sprigionare da qui,
/ da un semplice punto? / A quest’ora, / su un altro sistema
solare con abitabilità planetaria, / forse sono presenti più
malintenzionati / che malintesi. / Qui no. / È piovuto, adesso
non piove più. / Si sente l’annuncio dei pensieri finiti.

 

(Da Abitare la parola, a cura di Eleonora Rimolo e Giovanni Ibello, Ladolfi Editore 2019)

Emanuele Franceschetti, Partire da un’immagine

Partire da un’immagine. Sapere
che nulla capovolgerebbe il nastro, che domani
altri occupanti abuseranno del dormiveglia,
delle meditazioni dentro i treni. L’immagine resiste.
L’illusione di ricostruire un corpo, una disposizione di
oggetti,
un umore di pioggia, il lascito di una telefonata.
Un nucleo a malapena si conserva:
un codice di segni universali, una radice.
Accorgersi del mondo, del suo scorrere.

 

(Da Abitare la parola, a cura di Eleonora Rimolo e Giovanni Ibello, Ladolfi Editore 2019)

Piero Schiavo, Grammatigramma

Sei la sesta vocale che scompagina l’alfabeto
il sinonimo sempre mancato
l’invidia dei tuoi antonimi

capricciosa ossessione
della parola ritrosa
sospesa nella memoria

semplice all’apparenza come
immediata bisillaba androgina
universale assonanza
di nulla mai rima

verbo finito senza pronomi
impersonalità di gesti concentrici
a nulla ti fletti
nessuno ti declina

bianca luce che filtra
dalle rovine di ogni calligrafia
il tuo nome è
per me invece condanna

primo soggetto di ogni pensiero
ultimo termine
che dopo sé
altri non ascolta

(Da Dissolvenze, Giuliano Ladolfi Editore 2017)

Mario Famularo, Le cose che non nomini

le cose che non nomini
e non vedi
non esistono

gli oggetti e le creature
per un tratto
si distinguono

e se poi, figlio, si rivela falso?

benedetto inganno
che sfumando sovraccarica
le nostre intimità

della crepa sanguinante
non dirò la dispersione

ma solo l’occorrenza
di annientarsi nel contagio
della contaminazione

 

(Da Favete Linguis, Ladolfi Editore 2019)