Francesco Filia, L’ordine delle strade e dei visi

L’ordine delle strade e dei visi, è questo
che ci farà impazzire: come riconoscere
la regola degli elementi, la logica di un gesto
di un assioma calato come mannaia
su pensieri divenuti passi sospesi
eco dell’asfalto. Ecco i miei occhi
sbarrati nel vuoto, spalle al muro.

 

(Da L’ora stabilita, Fara Editore 2019)

Rita Stanzione, Come la casa il volo e le stanze

Abbiamo avuto poi
certezze incrollabili come la casa
il volo e ogni stanza
dove il peso ci è scomparso
la costola è sulla costola
si è scoperta a te.

È adiacenza di passaggi
è un fatidico incontro
del tempo perso nel tempo

Afferrami: la voce si lega al tuo nome
e tutti i suoni che s’inventa
sono zampilli, sono
il giro intero dell’acqua

 

(Da Canti di carta, Fara Editore 2017)

Stefano Iori, A rabbi Aronne fu chiesto

A rabbi Aronne fu chiesto
cosa avesse imparato
dal suo maestro
il grande Magghid
Nulla” rispose questi
Ho imparato il nulla
il senso intimo del nulla
Ho capito che sono nulla
e che pure sono” (*)
I margini del nulla
non sono luce o buio
eppure hanno voce
sottile e impensata
Ai margini del nulla
cieco sta un lume spento
nella tenebra smagliante

 

(*) Da Martin Buber, I racconti dei chassidìm, Garzanti 1979.

(Da Lascia la tua terra – Sinfonia del congedo, Fara Editore 2017)

Rita Stanzione, Il silenzio è trafitto

Il silenzio
è trafitto da altro silenzio

Scendono flocculi tra dita bianche

Nevica anche l’anima -si potrebbe dire calma invadente
ovunque, oltre il confine dello sguardo
delle guance immobili e farfalle strapazzate

Fin dentro la vita del sasso che poco respira

Qui non nevica mai: e ora ho perso il rumore del vento
uguale alla tua voce, che non sento cadere

 

(Da Canti di carta, Fara Editore 2017)

Giuseppe Vanni, Paleontologia

Al museo paleontologico
fissavo feti malformati
di mammifero in vetrina:
mi colpivano quei poveri resti
a bagno in formalina
e il cinico sadismo
delle aride didascalie
frutto del positivismo.
Tu mi domandavi, indicavi
quegli esseri deformi,
scorrevi meravigliato
le dita sulla teca.
Pensavo alla tua malattia,
l’exorbitisme
e la craniosthénose,
alla stagione in cui eri
di là della bacheca.
In quell’aspra esibizione
si scorgeva un chiaro
compiacimento:
la scienza nuova
e le magnifiche sorti
che si aprivano
sull’Ottocento.
Breve sarebbe stata
l’illusione di racchiudere
entro i confini della ragione
l’anomalia, di aver trovato
la chiave per il mistero
della patologia.
La modernità
persuasa allo sterminio
ridefinirà l’abominio: non più
il mostro in conserva
ma l’homo sapiens
e la sua protervia.

 

(Da Paris Necker, Fara Editore 2017)

Donatella Nardin, Tutta luce

Considera di questo luogo isolato
la macchia viva del cielo:
un talento mite ma autorevole
inonda i campi e le case
di cose buone, lucenti.

Nel liquido riflesso raggiunge
il suo limite il fiore – si modella
la grazia sulle imperfezioni -.
Considera l’esemplarità della storia:
qui, accanto all’amore,
anche prima di essere pensato
è tutta luce il respiro desiderante
della mia terra

creatura.

(Da Terre d’acqua, Fara Editore 2017)

Claudio Lamberti, A Voce

Ti ho creata
a voce
Solamente immaginando
eufonie
ti scolpivo quelle forme
“Mente su aria”
la mia firma sulla tela
Ti ho creata
a voce muta
Il tuo odore non stonava
nella chiusa mia natura

(Da Le cose piccole non si vedono in autostrada, Fara Editore 2016)