Luigi Vallebona, La rosa e la vite

Sei come la rosa cresciuta
Accanto ai filari
Che cade malata per prima
Di cancro delle radici
Di male bianco, di muffa
Grigia
Perché siano offerte le cure
Precoci alle piante del vino.

Hai i nodi di linfa infetti
Sentinella dei morbi
Se è vero che tutto si tiene
Giovane piena di grazia
Sfiorisci perché siano ebbri
Di vita i tuoi cari
Così come salvan le viti
Splendidi petali spenti.

(Da Il ritmo del mondo, RPLibri 2018)

Federico Pinzetta, Alla fine ogni disfarsi

Alla fine ogni disfarsi
è diventare nessuno,
disseminarsi di corpo,
alla nudità di un sudore che ci barcolla
nel piacere della pelle d’oca e di chi
non c’entra più
ci vediamo morti e liberati
nel domandare,
così morti e sparsi
da essere vivi e sacri abbandonati
vivi come solo le solitudini.

(Da Il travestire dei geli, RPLibri 2020)

Roberta Sirignano, l’articolo di congiunzione non ha valore

l’articolo di congiunzione non ha valore
il tratto è negativo ma ha la tentazione
alla prima occasione di spazio
il piccolo scrigno del palmo della mano si allunga alle dita
in modo tendente al pugno
alla rincorsa del prestito del cuore
il tasso da pagare è eccezionale
il giudizio del tempo ne elimina il potenziale
ho visto troppi momenti di sole di forza arretrata
tipico di gennaio
con le nuvole a cristalli in un cielo glassato

(Da Sogno la direttiva, RPLibri 2021)

Luigi Vallebona, Qualità totale

Dio dei monitoraggi
E degli schermi touch
Sia fatta la tua volontà
Non sfuggano al tuo database
Le nostre criticità.

Ma, se ti inviamo via PEC
Il rendiconto dei debiti
Il PDM e il RAV,
Perdonaci il cheating della prova INVALSI
E dacci oggi il nostro test di ingresso quotidiano
La password per essere ammessi
Alla vita del mondo che verrà.

(Da Il ritmo del mondo, RPlibri 2018)

Mark Bedin, Ecco, già di nuovo in fila rasente

IX.

Ecco, già di nuovo in fila rasente
il nastro delimitante, trascorso
poco più di un mese; devo tenere
controllata dell’acido Valproico
la quantità nel sangue. E di continuo
alterno il peso tra i polpacci
quando sento dolermi le natiche,
-contrazioni e poi rilasci-, mirando
la carne che cade a pezzi, un poco
stravolta, degli anziani.

E il rossore in volto
delle cassiere laddove errano
di date, e i blu-jeans
mentre affioca
la camicia a sbuffo dalla cinta,
dalle smagliature di bianco
alle ascelle accaldate d’agosto;

e io, non ignaro
che nell’uomo qualcosa spasima,
è l’intenerire con occhio
di ronda il mio mendicare di vita!
E il chiedermi se n’è valsa la pena:
se tanta medicina,
non sia ciò che in verità
più spaura? Lo si avvince senza
troppa astrusità: tra le ricette
che recano in mano, i giornali
di cronaca, parcelle o economia
nazionale, estera
poiché vi è qualcosa di mancante
per ciò che dovrà avvenire, se così
a lungo si dovrà ancora vivere.

(Da Il fallout degli Dei, RPLibri 2020)

Federico Pinzetta, il cadere lieve delle sere

Il cadere lieve delle sere
come uno sforzo da tessuto
meristematico in piena
estate
con il secco tra i piedi;
in sostanza poteva essere
il tempo in cui lo stridere
sottilissimo dei rubinetti
sembrava spogliare
i gatti dal pelo,
quando ancora la preghiera
era per gli insetti delle rive.
Era tutto un risveglio
di piogge e risaie.

(Da Il travestire dei geli, RPLibri 2020)

Alessia Iuliano, Fa sempre freddo

Fa sempre freddo, soffia
smarrita l’ora ventale.

Dorme fuggendo la paura
che i sogni fossero sogni
nient’altro che sogni nei sogni
sognando al rimedio dei ricordi.

Era domenica e doveva essere stupendo
il colore delle ore
incolumi al pomeriggio di ottobre
mentre in prima visione
il campanile dei francescani
osannava la diplomazia degli avventi

(Da Ottobre nei viavai, RPLibri 2018)

Mark Bedin, Come un pescatore

III.

Come un pescatore,
nel fiumiciattolo che scorre
-escrementi, carte di snack, rampicanti-,
dagli argini decidui

-febbre-,
sente lo strascichio del giubbotto
per la pioggia, gonfio dalla pigiatura
dei muscoli affaticati per l’uso
delle pertiche.

La piroga irrobustita
-pelli di selvaggina, chiodi, filo di ferro-,
fluisce con lentezza primordiale
tra i ventri dei pesci ristagnati
in superficie;
-simulacro del relitto, benché
tentarne l’afferro è l’assiduo tocco
che disvela l’irraggiungibile
scintillio e giace desertico-.

-Antica-, dice: il tuo richiamo è balbettio
raffermo: l’impronta che a stento volgi dissipa:
come il bramito dei cervi nel mezzo della radura,
per assodata sfida, quando si è incrociati i palchi di corna
al modo dello scherma ma già viene l’inverno.
Di Euridice e Orfeo è l’inconvenienza che palesa
l’impossibilità di ciò che non -tra il duplice riflesso-,
si può carpire, che non si può intuire;
e il pensiero della morte mi accompagna in questo modo
-mastice punto fermo tarlo-;
all’interno insorge, crespo a scorza di polvere
e calura, alle piegature che provengono dall’ombra
affidata alle fiamme nelle patere
ai bordi d’un recondito pensiero,
innanzi a contesti ceramici
che s’aprono a guscio e incrinano e irradiano,
con l’odore dei buoi al macello.

(Da Il fallout degli Dei, RPLibri 2020)

Roberta Sirignano, la teca perde sangue dal cuore

la teca perde sangue dal cuore
immagina il valore dello sfondo
dall’esterno si avvicina lo schieramento avverso
sfascia la consuetudine
della tregua non ti parlo mai eppure il momento è attivo
fiuta il rovesciarsi il pentimento e il cambio pagina
il dolore arriva improvviso sul polpaccio destro
fingiamo di conoscerlo prima che accada
il timore del vento lo trasformo in un brivido a biro nera

(Da Sogno la direttiva, RPLibri 2021)

Federico Pinzetta, Voragini

Voragini, vortici, vasi,
animali bruciati
e dipinti costosi inchiodati
con un chiodo nel mezzo
però
cespugli lungo le strade
piuttosto rinsecchiti
come androni di condomini.
Dov’è il dietro di un albero?
Dove ci vai a pisciare.

(Da Il travestire dei geli, RPLibri 2020)