Giuseppe Vanni, Paleontologia

Al museo paleontologico
fissavo feti malformati
di mammifero in vetrina:
mi colpivano quei poveri resti
a bagno in formalina
e il cinico sadismo
delle aride didascalie
frutto del positivismo.
Tu mi domandavi, indicavi
quegli esseri deformi,
scorrevi meravigliato
le dita sulla teca.
Pensavo alla tua malattia,
l’exorbitisme
e la craniosthénose,
alla stagione in cui eri
di là della bacheca.
In quell’aspra esibizione
si scorgeva un chiaro
compiacimento:
la scienza nuova
e le magnifiche sorti
che si aprivano
sull’Ottocento.
Breve sarebbe stata
l’illusione di racchiudere
entro i confini della ragione
l’anomalia, di aver trovato
la chiave per il mistero
della patologia.
La modernità
persuasa allo sterminio
ridefinirà l’abominio: non più
il mostro in conserva
ma l’homo sapiens
e la sua protervia.

 

(Da Paris Necker, Fara Editore 2017)

Pubblicato da

Critica Impura

Letteratura, filosofia, arte e critica globale.

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