Roberto Ariagno, Sotto le nuvole l’azzurro

sotto le nuvole l’azzurro, il ferro del paese
le corse per la muta, la peristalsi, è qui
che morde la primavera, agli inizi della conoscenza
                 (il vento sui piazzali
le facciate mosse da un transito di luce
quando la fame era già manifesta
e una corrente agitava i risvegli
                poi la svolta di un’allegria
se dai corridoi esterni portano aria
schiudono gli spazi tra le parole
zitti riempiono di bianco la stanza

(Da Il tempo di una muta, Kurumuny Edizioni 2020)

Daniele Barbieri, se cerchiamo di capire il messaggio

se cerchiamo di capire il messaggio, eccoci di colpo
persi eccoci nuovamente figure lontane, sintomi,
allusioni a un’impressione di verità, se cerchiamo
di comprendere il messaggio, di cogliere il gesto, eccoci
improvvisamente persi, istantaneamente figure
lontane, lontane, fragili, lontane figure fragili
di incomprensibilità, quando cerchiamo di capire
e non ci siamo, non siamo vivi non restiamo veri
non viviamo, non restiamo nemmeno cerchiamo più
quando ricerchiamo, eccoci di colpo persi, fragili
e lontani e dimenticati

 

(Da Distonia, Kurumuny 2018)

Michele Bellanzini, C’è vita in ogni cosa

C’è vita in ogni cosa
mentre il silenzio prepara la neve

I netturbini raccolgono
nel nobile clangore

Mia madre dorme
davanti al televisore acceso
a mille metri dal mare

Nella notte verde
ultravioletta
le infermiere ronzano attente
i pazienti
sorridono di dolore

Tutto opera simultaneamente
in questo mondo

e come si può
non piangere
di ogni cosa
come si può
non respirare fino in fondo
ogni amore
ogni frammento del tempo,
mentre il silenzio
prepara la neve?

(Da Il modo in cui la luce, Kurumuny Edizioni 2017)

Michele Bellazzini, Cos’ t’hoi da dir

Cos’ t’hoi da dir

Cos’ t’hoi da dir?
D’i mivi gh’n’è pu d’morti che d’vivi
e me ho da far a muxinarm.
J’è passat l’temp
d’robar l’ua alla Gorpara!

Quel ch’j’è nut dop’
l’è la me vita.
L’è stata mej
ma n’m’ven d’dirla.

D’arcontar
gh’è sempr me bà
la me sorela
l’me miccin
l’mal
la fama
la risa da ragazza
la paura d’gnicò.

Che devo dirti

Che devo dirti? / Dei miei ce n’è più morti che vivi / e io faccio fatica a muovermi. / È passato il tempo / di rubare l’uva alla Volpaia!. // Quel ch’e’ venuto dopo / è la mia vita. / È stata meglio / ma non mi viene da dirla. // Da raccontare / c’è sempre mio papà / le mie sorelle / il mio asinello / il male / la fame / le risate da ragazze / la paura di tutto.

(Da Parole Sante / ùmide ampate t’aria, Kurumuny Edizioni 2017)

Daniele Barbieri, Ora

ora, nell’ora dell’ora, di colpo guardarsi attorno, che non c’è nessuno, nella folla, che mi sia qualcuno,
eppure sono qualcuno tutti, sono io nessuno,
nell’adesso dell’adesso nessuno e qualcuno scorrono, nessuno vede qualcuno

 

(Da Distonia, Kurumuny Edizioni 2018)

Daniela Liviello, Cresce

Cresce
sotto il raggiare
un fiato lento di quercia e carrubo.
Chiediamo perdono d’esser vivi a pesare
mentre fredda scivola la lumaca
e il falco gioca a stanare la preda.
Siamo qui.
Affondiamo le mani
nella terra oscura
guardiamo negli occhi
ossuti giganti.

 

(Da La sposa secca del muretto, Kurumuny Edizioni 2018)

Fabrizio Lombardo, Ora che la geometria dell’occhio mostra la città

Ora che la geometria dell’occhio mostra la città
tra le rette parallele dei binari cominceremo
a contare gli anni, le voci e i silenzi, gli addii
che lì si sommano. Grammatica del vuoto/ snodo del futuro.
D’estate, la sera, qualche volta si vedono le ombre
venire da lontano/ passarci il cuore da parte a parte.

 

(Da Coordinate per la crudeltà, Kurumuny Edizioni 2018)