Andrea Lorenzoni, è l’ombra della donna trasparente

è l’ombra della donna trasparente
che lo rende così, poco animale
poco animato, senza una passione
produce cose per essere amato
è un amore incostante, lo spaventa
che il calore più intimo è migliore
ma non perfetto come si vorrebbe
come si prefigura indispensabile
per non vedere i resti dell’impronta
il passato che avanza sopra il petto

(Da L’esploratore, Transeuropa 2021)

Andrea Lorenzoni, I suoi pensieri coerenti nel guscio

i suoi pensieri coerenti nel guscio
giudizio in onestà intellettuale
non si rifugia nell’ideologia
nel fanatismo, nell’ebbrezza facile
non nell’abbraccio dell’appartenenza
volge lo sguardo alle contraddizioni
le riconosce in sé per quanto può
di continuo risolve nel suo stile

(Da L’esploratore, Transeuropa 2021)

Antonietta Cianci, Napoli è silenziosa

Napoli è silenziosa
così a novembre
di domenica mattina
quando il cielo è grigio e gonfio di pioggia
E lo scirocco sfiora le mani e il volto stanco
Qui nella stazione piena di valigie addormentate
colma degli sguardi malinconici di chi parte
e forse non vorrebbe
Qui e oggi Napoli è silenziosa
come una madre solitamente chiassosa
che tace accanto alla figlia spaventata
sentendone l’angoscia
proteggendone il dolore.

(Da Radici, Transeuropa Edizioni 2019)

Luciano Mastrocola, Mano nella mano

mano nella mano
nell’ordito di canali spurghi
da catrame erba gondole ardesia
penso unicamente contemplarti
rastrellando l’abisso
che tace nell’enigmatico destino

l’iride esplode
sfacciata cingendoci decisa
trapezio che bene conosciamo
perché tanto desiderato correggerlo
nel quadrato regolare
scudo al nucleo da benedire

(Da Fiducia nel nulla, Transeuropa 2020)

Lella De Marchi, Androgino

liberami dal principio della specie dal concetto
di persona di razza di genere dall’atto che si genera
ripetutamente dall’impasse della riproduzione
liberami dai traumi articolari dalle lussazioni
dalle separazioni dai dualismi dalle superstizioni.
liberami dalla gabbia di natura dall’uno e dai molti
dalla rabbia dei diversi dai diversi dagli uguali dagli opposti.
liberami dagli occhi dalle mani dalle gambe dalle dita.
liberami dagli organi dai fianchi dalle anche dai gomiti.
liberami dai ruoli del reale dal reale e i suoi espedienti.
liberami dalla fatica di restarti accanto.
dal principio di piacerti ad ogni costo.
come Dio amami. come Dio creami.

(Da  Ipotesi per una bambina cyborg, Transeuropa Edizioni 2020)

Lella De Marchi, Eva


raro è seminare in questo mondo la tua logica distorta
di vuoto-donna che rinasce da se stessa ogni volta.
ogni volta c’è qualcuno che non mente, tranne te
nella caduta non voluta ti attorcigli al ciglio della strada
non senti che spiragli. madre-cellula in un contenitore
perfetta dentro gli angoli degli organi aderisci.
ti cerchi in uno sbaglio della vista avanzi col tuo passo
nel cammino vuoi far nido del tuo nido dire
il concavo e il convesso della tua dimora.
tradire senza mai tradire veramente perché niente
c’era prima di te, Eva. neanche il serpente neanche la mela.
creare l’amore con l’amore. creare per creare ancora
con la forza della mente l’immagine e la somiglianza.

(Da  Ipotesi per una bambina cyborg, Transeuropa Edizioni 2020)

Raffaele Castelli, Il vizio della caduta planare

Quarantacinquesimo farsi sera
all’uggia d’un tratto immaginato
dalla presenza di una persona
sul Parallelo dell’isolamento
geografico, fisico. Umano
fatto di quanta chimica contiene
quanto possono le scarne speranze
morderne e addentarne le spoglie.
Basta non toccare. Non respirare.
Non azzardarsi al sentir dolore.
A guardar bene scorgi vitalità
nei giovani ignari del domani
che dicono lingue senza frontiere
seduti a distanza di certezza:
il quarto stato della materia
la parte liquida del nostro sangue
o del suo fluire nel monitor
dell’impalpabile volubilità.
Quindi non toccarmi. Non respirarmi.
Sono l’avvento del tuo sapere.
Sono il tuo intelletto scemo
la sepsi della connessione certa
il guasto nella tunica griffata
la contaminazione del prodotto
la corruzione nella rotazione
l’infezione ronzante d’un insetto.
Il vizio della caduta planare

 

(Da La zona rossa, Transeuropa 2020)

Marco Tufano, Si scriveva con le dita in corsivo l’incognita

Si scriveva con le dita in corsivo l’incognita
insopportabile per te, che leggevi nell’aria
i miei dolori e le insofferenze inconsistenti
ferme al centro del petto e poco più in là.
È terra di confine l’anima mia, trincea
disarmata, calco di tallone sulla sabbia.

 

(Da Granito e bauxite, Transeuropa 2020)

Marco Tufano, Cosa rimane sui basamenti delle nostre sagome

Cosa rimane sui basamenti delle nostre sagome
se ci lasciamo scolpire fin dentro agli organi interni,
alle convulsive linee linfatiche.
Facciamo che ci penetri la mano delle divinità
che sono per noi áncora al terriccio umido,
ai fanghi mobili dell’ incompletezza per un dono
di disequilibrio. Così mentre oscillo sulle mie
ginocchia di granito, mi creo ed esisto.

 

(Da Granito e bauxite, Transeuropa 2020)

Josef Koohestanian, Tu mi hai abbandonato

Tu mi hai abbandonato
perché potessi osservare il cedro
in fiore, per contemplare
il riso di un uomo, anche questa
è bellezza per i tuoi occhi grandi
che vivono.
Se il mio dolore fosse anche il tuo,
diventerei la frase che sa pronunciare
lo sbocciare impudico di quei rami.
Ma io ammutolisco e cerco l’oscurità
di un altro Dio, cerco un cedro che
non sappia fiorire.
Liberaci allora dal male e se non vuoi,
non ti accetterò come un amico disarmato.
Perché era creatore il mio dolore.
Perché tu l’hai creato perché mi incitasse
a comporre frasi dal buio.

 

(Da Getsemani, Transeuropa Edizioni 2019)