Michele Nigro, Lapide

Lapide in Villa Borghese
benedetta da Esculapio dio
di mali incurabili,
piccolo altare per
sacrifici proibiti,
tu che fosti testimone
di sguardi clandestini
e labbra
ebbre di dolci morsi,
cosa sei ora
se non fredda pietra
bagnata da lacrime
di pioggia e ricordi?

Eppure gli alberi
intorno al silenzio
della realtà ritornata
sono gli stessi
dei discorsi speranzosi
nati già infetti
da un destino crudele.

L’erba e le ghiande
abbandonate a marcire
verso altre primavere
sono forse le briciole
delle carezze di ieri
che preparavano a
nuovi incontri?

Riciclo dell’amore
immortale
per fede caparbia
in una vita bizzarra,
fino all’ultimo
respiro del mondo
e di noi.

 

(Inedito)