Patti Smith, Prayer

Prayer

stocking feet or barefoot
immensely proud or bent like love
twig scaffold
gravedigger or dancer in wind
the same wind yet stinking of pigs
roses or the pollen which makes one cough
cruel fantastic unlike anything else

to have no need for the apparatus
of the operating room
to be safe from bodily harm
to know love without exception
to be a saint in any form

*

Preghiera

con le calze di nylon o scalza
stracolma d’orgoglio o curva come l’amore
ramoscello o ballerina al vento
lo stesso vento ma fetido di porci
polline che dà la tosse o rosa
fantastica crudele diversa da tutto

fare a meno dell’apparecchiatura
da sala operatoria
essere immune da ogni danno fisico
conoscere l’amore senza eccezione
essere santa in qualsiasi forma

 

(Da Il sogno di Rimbaud, traduzione di  Massimo Bocchiola, Einaudi 1994)

Franco Fortini, Altra arte poetica

Esiste, nella poesia, una possibilità
che, se una volta ha ferito
chi la scrive o la legge, non darà
più requie, come un motivo
semi modulato semi tradito
può tormentare una memoria. E io che scrivo
so ch’è un senso diverso
che può darsi all’identico
so che qui ferma dentro il verso resta
la parola che senti o leggi
e insieme vola via
dove tu non sei più, dove neppure
pensi di poter giungere, e cominciano
altre montagne, invece, pianure ansiose, fiumi
come hai visti viaggiando dagli aerei tremanti,
Città impetuose qui, sotto le immobili
parole scritte tue.

 

(Da Versi scelti 1939-1989, Einaudi 1990)

Bertold Brecht, Leggenda di Natale

Oggi stiamo seduti, alla vigilia
di Natale, noi, gente misera,
in una gelida stanzetta.
Il vento corre di fuori, il vento entra.
Vieni, buon Signore Gesù, da noi, volgi lo sguardo:
perché tu ci sei davvero necessario.

Oggi noi qui intorno siamo seduti
come i pagani oscuri.
Fredda, sulle nostre ossa, la neve cade:
a ogni costo la neve vuole entrare.
Entra, neve, da noi, non dire motto:
anche nel cielo tu non hai un posto.

Noi prepariamo un’acquavita, dopo
saremi leggeri, con più calore in corpo.
Noi prepariamo un’acquavita calda
brancola un bestione intorno alla nostra capanna.
Entra, bestia, da noi, ma muoviti:
non avete un posto caldo neanche oggi.

Noi mettiamo le giacche nel fuoco
così avremo più caldo dopo!
Dopo per noi ardono subito le travi.
Solo al mattino saremo gelati.
Vieni, buon vento, ti vogliamo ospitare:
perché, anche tu, non hai un focolare.

(Da L’incanto di Natale, a cura di Fabiano Massimi, Einaudi 2012)

Bruno Galluccio, Il cielo è diventato alto aspro di stelle

il cielo è diventato alto aspro di stelle
così discendiamo nella nostra macchina
a separare le ore dai secoli
per tentare inclinando
la millesima porta del riposo
la campagna respira attimi nelle vicinanze
e i piccoli salti hanno facilità terrestre
le nostre ombre che non esistono
le nostre riflessioni separate
ritorni sopra immagini di ritorni
piccoli laghi il nostro sereno terribile

 

(Da La misura dello zero, Einaudi 2015)

Mariangela Gualtieri, Io sono spaccata

Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo,
io sono sempre cinque minuti fa,
il mio dire è fallimentare,
io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire
io sono senza aggettivi, io sono senza predicati,
io indebolisco la sintassi, io consumo le parole,
io non ho parole pregnanti, io non ho parole
cangianti, io non ho parole mutevoli,
io non disarticolo, non ho parole perturbanti,
io non ho abbastanza parole, le parole mi si
consumano, io non ho parole che svelino, io non ho
parole che riposino,
io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza
parole, mai abbastanza parole
ho solo parole correnti, ho solo parole serie,
ho solo parole di mercato, ho solo parole
fallimentari, ho solo parole deludenti,
ho solo parole che mi deludono,
le mie parole mi deludono, sempre mi deludono
sempre sempre mi deludono, sempre mi mancano

io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire, io
appartengo e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire

oh! ascolto!
oh! pazienza dell’udire!
oh! udire! udire!
oh! totalità!
oh! parola piena!
oh! perdita!
oh! perdita che mi caratterizzi!
oh! solitudine da cui parlo!
oh! essere! oh! esserci!
oh! cosa che non ti consumi!
oh! il tutto che ho dimenticato!
oh! discorso che non puoi essere tradito!
oh! discorso che non puoi essere tramandato!
oh! discorso che non puoi essere articolato!
oh! sapere! oh! verità!
oh! cangiante, tu, mutevole, tu sempre incinta!
oh! intelligenza dei sentimenti!
oh! il mondo della vita!

 

(Da Fuoco Centrale, Einaudi 2003)

Ivano Ferrari, Aiuto aiuto

Aiuto, aiuto
si spolpa la parola e non c’è silenzio,
sono io che sto scrivendo,
aiuto, aiuto
macchi d’inchiostro le mie vene
sei la fine di ogni nome.

(Da La morte moglie, Einaudi 2013)

Nanni Balestrini, Apologo dell’evaso

La massima della mia azione difforme,
infausto al popolo il fiume
che al cinema videro spopolare
il delta, i fertilissimi campi
e i più nocivi insetti (chiara
minaccia ai vizi dei governanti!)

Fra i pampini ovunque liberi
Testi poetici
galleggiavano, gonfi – e si fa vano
l’ufficio dello storicò. Ma saremo

a lungo preservati dal morso
del tafano azzurro, da iniezioni
di calciobromo, dall’unghie della zarina?

Lucenti strani corpi
violano il cielo; sbanda
il filo di formiche diagonale

nel cortile riemerso; ancora
il sole sorge dietro
la Punta Campanella incustodita

dai finanzieri corrotti e un argine
ultimo crolla. Lode
a un’estate di foco. S’io fossi

la piccola borghesia colata
nelle piazze fiorite e nei dì
di festa che salvi c’ignora

dalla droga e dalla noia per un po’
d’uva lavata in mare
presso la marcia catapulta; rifugiati

al primo tuono nelle gelaterie – chi fuggirei?
Passato il temporalaccio d’agosto
i graspi giungono a riva

fra i remi ai contrabbandieri salpati
nel novilunio e anzitutto conviene
(usciti dal vico cieco chiamammo

e orme erano ovunque
dell’abominevole uomo delle nevi)
fare l’amore intanto

che sui porti la Via Lattea dilata.
Il Po nasce dal Monviso;
nuvole… ma di ciò, altra volta.

Da I Novissimi. Poesie per gli anni ’60, a cura di Alfredo Giuliani, Einaudi 3 ed. 1997)

Dylan Thomas, Lie still, sleep becalmed

Lie still, sleep becalmed

Lie still, sleep becalmed, sufferer with the wound
In the throat, burning and turning. All night afloat
On the silent sea we have heard the sound
That came from the wound wrapped in the salt sheet.

Under the mile off moon we trembled listening
To the sea sound flowing like blood from the loud wound
And when the salt sheet broke in a storm of singing
The voices of all the drowned swam on the wind.

Open a pathway through the slow sad sail,
Throw wide to the wind the gates of the wandering boat
For my voyage to begin to the end of my wound,
We heard the sea sound sing, we saw the salt sheet tell,
Lie still, sleep becalmed, hide the mouth in the throat,
Or we shall obey, and ride with you through the drowned.

 

Resta immobile, dormi nella bonaccia, o tu che soffri
Con una piaga nella gola, bruciando e rigirandoti.
Tutta la notte a galla sopra il tacito mare udimmo il rombo
Della ferita avvolta nel lenzuolo di sale.

Sotto la luna oltre un miglio tremavamo ascoltando
Il rombo del mare fluire come sangue dalla piaga ruggente,
E quando il lenzuolo di sale proruppe in un uragano di canti
Le voci di tutti gli annegati nuotarono nel vento.

Apriti un varco nella lenta, nella lugubre vela,
Spalanca al vento le porte del vascello vagante
Per iniziare il viaggio verso la fine della mia ferita,
Intonò il rombo del mare, disse il lenzuolo di sale.
Resta immobile, dormi nella bonaccia, nascondi in gola la bocca,
O dovremo obbedire, e cavalcare con te fra gli annegati.

 

(Da Poesie, Einaudi 2002, traduzione di Ariodante Marianni)

Patrizia Valduga, Anima, perduta anima, cara

Anima, perduta anima, cara,
io non so come chiederti perdono,
perché la mente è muta e tanto chiara
e vede tanto chiaro cosa sono,
che non sa più parole, anima cara,
la mente che non merita perdono,
e sto muta sull’orlo della vita
per darla a te, per mantenerti in vita.

(Da Requiem, Einaudi 1994)

Patrizia Valduga, Non mi piace il tuo stile da mistero

“Non mi piace il tuo stile da mistero
e reciti te stessa molto male.”
Il sogno è l’infinita ombra del vero
e spesso è più reale del reale.

 

(Da Cento Quartine e altre storie d’amore, Einaudi 1997)