Patti Smith, Prayer

Prayer

stocking feet or barefoot
immensely proud or bent like love
twig scaffold
gravedigger or dancer in wind
the same wind yet stinking of pigs
roses or the pollen which makes one cough
cruel fantastic unlike anything else

to have no need for the apparatus
of the operating room
to be safe from bodily harm
to know love without exception
to be a saint in any form

*

Preghiera

con le calze di nylon o scalza
stracolma d’orgoglio o curva come l’amore
ramoscello o ballerina al vento
lo stesso vento ma fetido di porci
polline che dà la tosse o rosa
fantastica crudele diversa da tutto

fare a meno dell’apparecchiatura
da sala operatoria
essere immune da ogni danno fisico
conoscere l’amore senza eccezione
essere santa in qualsiasi forma

 

(Da Il sogno di Rimbaud, traduzione di  Massimo Bocchiola, Einaudi 1994)

Thomas Stearns Eliot, Journey of the Magi

Journey of the Magi

A cold coming we had of it,
Just the worst time of the year
For a journey, and such a long journey:
The ways deep and the weather sharp,
The very dead of winter.
And the camels galled, sore-footed, refractory,
Lying down in the melting snow.
There were times when we regretted
The summer palaces on slopes, the terraces,
And the silken girls bringing sherbet.
Then the camel men cursing and grumbling
And running away, and wanting their liquor and women,
And the night-fires going out, and the lack of shelters,
And the cities dirty and the towns unfriendly
And the villages dirty and charging high prices:
A hard time we had of it.
At the end we preferred to travel all night,
Sleeping in snatches,
With the voices singing in our ears, saying
That this was all folly.

Then at dawn we came down to a temperate valley,
Wet, below the snow line, smelling of vegetation;
With a running stream and a water mill beating the darkness,
And three trees on the low sky,
And an old white horse galloped away in the meadow.
Then we came to a tavern with vine-leaves over the lintel,
Six hands at an open door dicing for pieces of silver,
And feet kicking the empty wineskins.
But there was no information, and so we continued
And arrived at evening, not a moment too soon
Finding the place; it was (you may say) satisfactory.

All this was a long time ago, I remember,
And I would do it again, but set down
This set down
This: were we led all that way for
Birth or Death? There was a Birth, certainly,
We had evidence and no doubt. I had seen birth and death,
But had thought they were different; this Birth was
Hard and bitter agony for us, like Death, our death.
We returned to our places, these Kingdoms,
But no longer at ease here, in the old dispensation,
With an alien people clutching their gods.
I should be glad of another death.

*

Il viaggio dei Magi

Fu un freddo avvento per noi,
Proprio il tempo peggiore dell’anno
Per un viaggio, per un lungo viaggio come questo
Le vie fangose e la stagione rigida
Nel cuore dell’inverno.
E i cammelli piagati, coi piedi sanguinanti, indocili
Sdraiati nella neve che si scioglie.
Vi furono momenti in cui noi rimpiangemmo
I palazzi d’estate sui pendii, le terrazze,
E le fanciulle seriche che portano il sorbetto.
Poi i cammellieri che imprecavano e maledicevano
E disertavano, e volevano, donne e liquori,
E i fuochi notturni s’estinguevano, mancavano ricoveri,
E le città ostili e i paesi nemici
Ed i villaggi sporchi e tutto a caro prezzo:
Ore difficili avemmo.
Preferimmo viaggiare di notte,
Dormendo solo a tratti,
Con le voci che cantavano agli orecchi, dicendo
Che questo era tutta follia.

Poi all’alba giungemmo a una valle più tiepida,
Umida, sotto la linea della neve, tutta odorante di vegetazione;
Con un ruscello in corsa ed un molino ad acqua che batteva il buio,
E tre alberi contro il cielo basso,
E un vecchio cavallo bianco al galoppo sul prato.
Poi arrivammo a una taverna con l’architrave coperta di pampini,
Sei mani ad una porta aperta giocavano a dadi monete d’argento,
E piedi davano calci agli otri vuoti.
Ma non avemmo alcuna informazione, e così proseguimmo
Ed arrivati a sera non un solo momento troppo presto
Trovammo il posto; cosa soddisfacente voi direte.

Tutto questo fu molto tempo fa, ricordo,
E lo farei di nuovo, ma considerate
Questo considerate
Questo: ci trascinarono per tutta quella strada
Per una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certo,
Ne avemmo prova e non avemmo dubbio. Avevo detto nascita e morte
Ma le avevo pensate differenti; per noi questa Nascita fu
Come un’aspra ed amara sofferenza, come la Morte, la nostra morte
Tornammo ai nostri luoghi, ai nostri Regni,
Ma ormai non più tranquilli, nelle antiche leggi,
Fra un popolo straniero che è rimasto aggrappato ai propri idoli.
Io sarei lieto di un’altra morte.

 

(Da Journey of the Magi, Ariel Poems, Faber & Gwyer’s 1927; traduzione di Roberto Sanesi)

Pierluigi Cappello, Sonno Estivo

Sonno estivo

Seduti, le gambe allungate nel silenzio,
uno a uno ci siamo portati i nostri giorni
solitudine con solitudine, impazienza e attesa;
e adesso che le tue spalle sono vicine alle mie
che il mio calore è il tuo,
quanto so dimenticare è nell’indugio
delle dita avventurate sulla tua pelle bionda,
sui tuoi capelli scuri,
nella paura che avvicina il nostro corso di scampati
senza rumore e senza appello, come quando
il verde di marzo spinge dai rami
e si fa abbracciare dal mondo,
come quando l’aria vive nello screzio
degli alberi carichi di luce
e c’è penombra nella stanza,
e la pace del prato è nei tuoi occhi,
ci perdona, si stringe intorno a noi.

*

Summer Doze

Seated, legs stretched into silence,
one by one we gathered in our days,
solitude on solitude, impatience and endurance;
and now that your shoulders are near to mine
now that my warmth is yours
all I can forget is in the hesitance
of my fingers running over your blonde skin,
through your dark hair,
in the fear that unites us in our escape
without sound and without appeal, as when
the green of March seeps from the branches
and settles easily over the earth
as when the air lives in the rift
between the trees laden with light
and a dimness takes the room
and a meadow calm is in your eyes,
it forgives us, it presses in around us.

 

(Da Go Tell it to the Emperor: Selected Poems, a cura di Todd Portonowitz, Spuyten Duyvil Publishing 2019)

Patrick Williamson, Safe Passage

Safe Passage

A piece of wood salvaged by the storm lurches past
on curled tips that chase their tails — you
the safety of a straw, the metronome beating
as the boats rock in counter yaw — curves
carried like your heart pulses under skin,
steady breath lifting your chest — rushing past
commanding those who swim to take to the ship, boards
and flotsam will carry the rest — lifting me
with your scent, your presence, that presence
I am so close to, that body I wish — to touch.

Passaggio Sicuro

un pezzo di legno messo in salvo dalla bufera ci sopravanza
su punte arricciolate che si cercano la coda — tu
la sicurezza di una cannuccia, il metronomo che batte
mentre la barca oscilla contro l’imbardata — curve
condotte sotto pelle come il battito del cuore,
il petto sollevato in un respiro regolare — ti affretti oltre
comandi a quelli a nuoto di salire sulla barca, tavole
e brandelli porteranno gli altri — mi sollevi
col tuo profumo, con la tua presenza, la presenza
che mi è così vicina, quel corpo che vorrei — toccare.

 

(Da Crossings / Traversi, traduzione di Guido Cupani, Samuele Editore 2018)

Patrick Williamson, Outhouse

Outhouse

open, the air chills my neck,
pare the gloom, take down
the old scythe. Papers damp.
This is the burden. Burn them.
Blinkers, halters, take them
off the hook. These boxes,
yellow with crumbling stone,
collapse at the sides. Smoke.
That clock has struck its last,
but irons still clatter, look
through a glass, darkly, love,
billowing, more acrid. Be rid.
Emerge into sunlight. Squint.
you stand there, you swish
as tracks shuffle, light up,
outstretched hands. Ask me in.

Capanno

Apri, l’aria mi rinfresca il collo,
sbuccia le tenebre, tira giù
la vecchia falce. giornali umidi.
Ecco il fardello. Bruciali.
Paraocchi, briglie, levali
dall’uncino. Queste scatole,
gialle di pietra in briciole,
si sfasciano ai lati. Fumo.
L’orologio ha battuto l’ultimo colpo,
ma i ferri tintinnano ancora, guarda,
attraverso un vetro, oscuro, amore,
in volute, più acre. Liberatene.
Emergi nel sole. Strizza gli occhi.
Te ne stai lì, un fruscìo mentre i brani
scorrono a caso, accendi una sigaretta,
le mani spalancate. Invitami.

 

(Da Crossings / Traversi, traduzione di Guido Cupani, Samuele Editore 2018)

Dylan Thomas, Lie still, sleep becalmed

Lie still, sleep becalmed

Lie still, sleep becalmed, sufferer with the wound
In the throat, burning and turning. All night afloat
On the silent sea we have heard the sound
That came from the wound wrapped in the salt sheet.

Under the mile off moon we trembled listening
To the sea sound flowing like blood from the loud wound
And when the salt sheet broke in a storm of singing
The voices of all the drowned swam on the wind.

Open a pathway through the slow sad sail,
Throw wide to the wind the gates of the wandering boat
For my voyage to begin to the end of my wound,
We heard the sea sound sing, we saw the salt sheet tell,
Lie still, sleep becalmed, hide the mouth in the throat,
Or we shall obey, and ride with you through the drowned.

 

Resta immobile, dormi nella bonaccia, o tu che soffri
Con una piaga nella gola, bruciando e rigirandoti.
Tutta la notte a galla sopra il tacito mare udimmo il rombo
Della ferita avvolta nel lenzuolo di sale.

Sotto la luna oltre un miglio tremavamo ascoltando
Il rombo del mare fluire come sangue dalla piaga ruggente,
E quando il lenzuolo di sale proruppe in un uragano di canti
Le voci di tutti gli annegati nuotarono nel vento.

Apriti un varco nella lenta, nella lugubre vela,
Spalanca al vento le porte del vascello vagante
Per iniziare il viaggio verso la fine della mia ferita,
Intonò il rombo del mare, disse il lenzuolo di sale.
Resta immobile, dormi nella bonaccia, nascondi in gola la bocca,
O dovremo obbedire, e cavalcare con te fra gli annegati.

 

(Da Poesie, Einaudi 2002, traduzione di Ariodante Marianni)

Sasha Dugdale, Maldon

Maldon

And there on the coast like a Chinese lantern hung the sun.
Whatever you do, you should not let them pour off the half-island
To mix with the birds and the silts, said the wise woman.
For there they will become us – body of our body
Blood of our blood. And theirs and our flesh will hang
On bushes, like the undershirt of Midas. Dead throats
Will shirk in the sedge like spiderwebs, whispering
Of how the victors took pliers to teeth and chopped charms out.
No one left to remember the women, but they were deer
Fleet and hunted, springing sideways, stunned by a fist.
And when the sun rises, it will seem to our ancestors that a new race
Has come up out of the sea, dripping with gold, crueller than the last.

*

Maldon

E lì sulla costa, come una lanterna cinese, pendeva il sole.
Qualunque cosa tu faccia, non lasciare che prosciughino la penisola
Per mescolarsi con uccelli e limi, disse la saggia donna.
Poiché lì loro diventeranno noi – corpo del nostro corpo
Sangue del nostro sangue. E le loro e le nostre carni penderanno
Dai cespugli, come maglia di Mida. Gole morte
S’infratteranno come ragnatele tra la carice, sussurrando
Di come i vincitori portarono pinze ai denti, trinciandone fuori incantesimi.
Nessuno è rimasto a ricordare le donne, ma erano cerve
Veloci e impaurite, che balzavano ai lati, stordite da un pugno.
E quando sorgerà il sole, ai nostri antenati sembrerà che una nuova
Razza sia affiorata dal mare, intrisa d’oro, più crudele dell’ultima.

(Da Red House, Carcanet 2011; traduzione di Federico Italiano)

Anne Stevenson, Anaesthesia

Anaesthesia

They slip away and never say goodbye,
My vintage friends so long depended on
To warm the levels of my memory.
And if I grieve for them, grief has to learn
How to care sparingly and not to cry.
Age is an exercise in unconcern,
An anaesthetic, lest the misery
Of fresh departures make the final one
Unwelcome. There’s a white indemnity
That with the first frost tamps the garden down.
There’s nothing we can do but let it be.
And now this ‘you’ and now that ‘she’ is gone,
There’s less and less of me that needs to die.
Nor do those vacant spaces terrify.

*

Anestesia

Scivolano via senza mai dire addio,
I vecchi amici su cui tanto contavo
Per dare tepore alle pieghe della memoria.
E se per loro avevo dell’affetto, l’affetto deve imparare
A soffrire in economia e non piangere.
L’età è un esercitarsi nella noncuranza,
Un anestetico, ché la tristezza
Delle nuove dipartite non renda male accetta
Quella finale. C’è un bianco risarcimento
Nel primo gelo che opprime il giardino.
Non possiamo farci nulla se non lasciare che sia.
E ora questo ‘tu’ e ora quella ‘lei’ sono andati,
C’è sempre meno parte di me che dovrà morire.
E non fanno paura quegli spazi vuoti.

(Da Le vie delle parole, Interno Poesia Editore, 2018; traduzione di Carla Buranello)

Victoria Surliuga, in macchina viene

in macchina viene

incontro il buio pesto

impegni si susseguono

in un crescendo d’ansia

sarebbe una bellezza

se il corpo corresse

sotto una macchina

si aprisse

un taglio sul braccio

 

e poi

buttarsi dalla finestra

prendere un coltello

speranza di strappo

senza dolore

 

ma soprattutto

dove fanno i lavori

sparire per sempre

finisce la linea tratteggiata

la strada si interrompe

 

il vuoto

la macchina si libra

poi scompare

voleremo via

e non ci troveranno più

 

pitch dark comes to me / while i am driving / deadline after deadline / anxiety is growing / wouldn’t it be beautiful / if the body would be / run over by a car / if the arms / were slashed // and then / to throw oneself out the window / taking a knife / hoping for a clear cut / no pain involved // and especially / where men are at work / to disappear forever / the dotted line stops / the road leads nowhere // the void / the car is floating / then it vanishes / we will fly away / they will never find us

 

(Da Forbici / Scissors, LietoColle 2006; traduzione dell’autrice)

Anthony Wilson, The Clothes I Bought During Cancer (versione di Riccardo Duranti)

The Clothes I Bought During Cancer
were soft and wrinkle-free
shrouding my yellowing skin
and expanding waistline
in billowy folds
rendering them invisible as after giving birth.
Though I would struggle for breath on their stairs
I shuffled along shop-front shadows,
ogling drawstring trousers
and collarless cheesecloth shirts
with stripes I hoped were slimming.
Doubletake after doubletake
I’d catch myself staring back
as if waiting for the flash at a wedding,
my grin so compliant it hurt,
my hair short for fashion not necessity.

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I vestiti che compravo ai tempi del cancro
erano morbidi e ingualcibili
ammantavano la pelle giallastra
e il girovita sempre più ampio
in panneggi gonfi
rendendoli invisibili come dopo un parto.
Anche se avevo il fiatone su per le scale
mi trascinavo lungo vetrine in penombra
occhieggiando pantaloni con l’elastico
e camicie leggere e senza colletto
con righe che speravo snellissero.
Sguardo incredulo dopo sguardo incredulo
mi sorprendevo a fissare me stesso
come in attesa del flash a un matrimonio,
un sorriso talmente docile da far male,
i capelli corti per moda non per bisogno.

 

(Da Riddance, Worple Press 2012, traduzione di Riccardo Duranti)