Giuseppe Andrea Liberti, Variazioni su un motivo di Charles Mingus

Nulla di nuovo sul fronte meridionale.
A fronte del nulla il nuovo sembra sappia
che il nuovo è nulla e annulla ogni tuo
affronto. Di nuovo nulla che tu non sappia
nulla che non conduca al meridiano, al fronte
dove un meridionale vuole farsi omonuovo.
Ma nulla fa di un uomo un uomo se non il
suo nulla quindi affrontati, confrontati
sii tuo di nuovo, guarda ai dettagli.
Il dittare del mondo tralascia un dettaglio:
chi detta gli sguardi? Chi adotta lo
sguardo per muovere strali? Ai guardi
non piace chi guarda che amano i dettagli
che tu non dirai. Non lasciar trapelare
che guardi ai dittamondi più che ai dotti
o saranno guai. Io sogno di avere tutto
il mondo per perdermi e perdermi è
tutto. Chi aspetta nel mondo chi
aspetta? Tutto il mondo è nella casa e non
aspetta. Il mondo era un posto in cui perdersi
un tempo. Affretta il tuo passo per perderti
perché questo è il tutto dell’uomo di mondo:
affrontare i detti e raffrontare i dettati, guardare
il tempo e penetrare in tutti i suoi strati.

 

(Da Pietrarsa (2010-2019), Arcipelago Itaca 2020)

Patrizia Sardisco, #18 (legato a un parametro ignorante)

legato a un parametro ignorante
lo spettro oscilla al buio
la stasi termica
e l’urlo accumulatore

il pensiero è il prodotto
di un universo ciclico
il piano giacente rigido sul tempo
senza interstizi o vuoti
interstellari

perciò l’ecolalia è bascula impossibile
e ogni sua variabile è violenta
evento catastrofico del tipo tutto o nulla
nel gorgo nella gola

 

(Da Autism Spectrum, Arcipelago Itaca 2019)

Luciano Nota, L‘acqua dopo un pugno

Dell’amore potremo fare
corde sui fianchi
e così della fine.
O potremo rimanere pozzanghere,
trionfare in un angolo scuro.
Si sta bene a non curarsi delle scale
con fregi ed eccessi.
La bellezza è nello stagno
che ricama l’acqua dopo un pugno.

 

(Da Destinatario di assenze, Arcipelago Itaca 2020)

Martina Campi, L’erba è stata derubata

L’erba è stata derubata, non si è fatta più vedere
e non si è fatto vedere più neanche
l’uomo nuvola dei miei tuoni, che colleziona mattina
e braccia mentre aspetta l’onda. Ma l’onda è la collina.

 

(Da () Partitura su riga bianca, Arcipelago Itaca 2020)

Carlo Giacobbi, Alle vittime dell’Holodomor

Alle vittime dell’Holodomor

È disquisire sul vello della capra –
sofisticheria d’accademia, fare a quarti
il capello ascrivere ad estirpazione di genia
ad animo di estinguere dei Pugni il seme
o a collaterale effetto di scellerata economia
la primigenia intenzione di Koba.
Il dato, la messa in conto, per favore –
il risultato: ben si dica genocidio consegnare
ad inedia la moltitudine laboriosa, la recalcitrante
etnia produttiva all’organizzato
sistema di razzia della proprietà sudata.
E già – si capisce – cavare due patate, cogliere
un cavolo, la bocca sulla terra tutto l’arco
del sole – chi non vede, in questo, al popolo
insulto, le campagne al capitale?
Estreme, superstiti voci, fiato torto che il groppo
assottiglia, neanche ridirlo all’infinito
capacita, non c’è pietra
– non esiste – da sovrapporre allo strazio –
a vivere mille anni resterebbe
il primo mortuario pensiero del mattino.
Subumane, quasi esalate parvenze, fuscelli
al vento, nel ciondolarsi di crani
casuali alle vertebre, becchi adunchi –
strabismo d’orbite, strascinati inconsci del dove
tra ammonticchiati esamini sulle strade
o quelli sui carri o nelle tombe d’isbe
che furono un fuoco, un pane.
La bambina scomparve, andai a casa sua –
mozzata la testa, il corpo nel forno.
Il neonato per ore a tirare dallo straccetto del seno –
viene niente e litanico piagnisteo scempia chi lo ama
la testina sull’albero e silenzio, sangue rappreso
su scheggiati ossicini e radi ciuffetti.

 

(Da Oltre il visibile, Arcipelago Itaca 2019)

Anna Maria Curci, Quartina XXIX

XXIX

Quando mi troverai già sfilacciata
dalla tua attesa inerte, mio poeta,
bollandoti la fronte penserai
che mai io sono innocua, io parola.

(Da Nei giorni per versi, Arcipelago Itaca 2019)

Anna Maria Curci, Quartina VIII

VIII

Nell’interludio tra le glaciazioni
s’inorgoglisce l’uomo, si fa centro.
Pesce rosso nella boccia di vetro
è invece e a malapena se ne avvede.

(Da Nei giorni per versi, Arcipelago Itaca 2019)

Carlo Giacobbi, L’impegno di gioire

Benedico il giorno, prometto
d’aggirarmi meno lupo, sto alla luce
che è, alzo un saluto, mi accorgo
a poco a poco, d’essere nel mondo
assumo l’impegno di gioire.

(Da Oltre il visibile, Arcipelago Itaca 2019)

Maria Lenti, Ecuba a Priamo

come i pensieri si sono fatti bianchi
che sfiato mattinale attorno al cuore
periti i figli, in mare – alto – le figlie
i letti vuoti spente le vigilie

 

(Da Elena, Ecuba e le altre, Arcipelago Itaca 2019)

Maria Lenti, Fedra a Ippolito

Giovane che sfreni i cavalli,
ti ha colpito la paura non il rimorso,
la mia possessività non la tua Antiope.
Cercami ancora.
La stella del mattino e della sera,
Afrodite,
ti accompagna.
Ti è colomba al fianco.