Ivan Crico, Làsaro

Làsaro

Covért de sangue e pòlvar
ma vìu, Làsaro garzonet che te surtisse
de la bonbardada sepultura
de Alèpo. Ancòi
che la pàissa la par senpre
più luntana, ancòi che in don
’n’antro putel al à menà cun sì
la morte de là del cunfìn.
L’ora del giòldar ta l’ora più suturna
la se muda, ’ntant che l’ sigo de le sirene
de le anbulanse l’inpina al vènt.

Lazzaro

Coperto di sangue e polvere / ma vivo, lazzaro bambino
che esci / dal sepolcro bombardato di aleppo. // ora che la tregua
appare sempre / più lontana, ora che in dono / un altro bambino ha
portato / la morte al di là del confine. // l’ora della gioia nell’ora /
più buia si trasforma, mentre / il suono delle sirene / delle autoambulanze
riempie l’aria

 

(Da Seràie, Cofine Edizioni 2018)

Pubblicato da

Critica Impura

Letteratura, filosofia, arte e critica globale.

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