Silvia Molesini, Uno sente il cuore si spezza

Uno sente il cuore si spezza
ma resta intero
la vita spina sangue a ruscello
a mare
vanno via luci di stelle
in noi rimane
gambe e braccia spezzate
per davvero
ma un cuore spezzato, quello,
l’ hai inventato.

 

(Inedito)

Nanni Cagnone, E trasognando le vedi

E trasognando le vedi,
figure scarse,
livide come un delitto
o per sortilegio amorose.
Invidia d’una vita
senza le mie vertebre, un
non orgoglioso scorrere
facendo del sorriso
un’abitudine—come
in certe locande fuori mano,
sai, quando sbagli strada
e chissà dall’errore
cosa speri.

 

(da Le cose innegabili, Avagliano Editore 2018)

Joan Josep Barceló, Acquietandosi nel mare, la spina

assossegant-se en el mar, l’espina
és també una carícia
que s’afebleix lentament quan besa
les herbes marines.

tot és ferida i tendresa,
com la claror d’un sol radiant
que travessa
la ràbia fallida de la nostàlgia que s’esllavissa
per terra.

ella és només un rostre
del minimalisme cohesiu que rebutja
a ser soterrat
per la inèrcia infectada de sofre.

ella és l’esquerda degollada del vent.

ella és l’alternativa escollida.

*

acquietandosi nel mare, la spina
è anche una carezza
che si indebolisce lentamente quando bacia
le erbe marine.

tutto è ferita e tenerezza,
come la luminosità di un sole radioso
che attraversa
la rabbia fallita della nostalgia che scivola
sulla terra.

lei è solo un volto
del minimalismo coesivo che rifiuta
di essere seppellito
dall’inerzia infetta di zolfo.

lei è la crepa spezzata del vento.

lei è l’alternativa prescelta.

(Da de sang / di sangue, Il Convivio Editore 2018)

 

Redent Enzo Lomanno, Oggi mentre il da fare

Oggi, mentre il da fare
rivolgeva al giorno la mia vita
ho spento la musica.
Ho spento la musica e
non me ne faccio ragione.

Mi chiedo del sapore
di questa sconfitta;
del silenzio che forzo
al di là dello sguardo.
Di come ogni ragione
prevalga sulla gioventù.

Oggi, ho spento la musica
ed è la prima volta
che l’incombenza vince
su quello che in realtà
vorrei dire o vorrei fare.

Oggi ho spento la musica
e questa colpa rimbomba
chiassosa sui tarli grigi
delle mie tempie.

 

(Inedito)

Giuseppe Marrone, Ti sedesti di lato

Ti sedesti di lato, con la luce
immobile e fredda a tagliarti il viso.
Parlammo senza voce, senza vita,
farfugliando infeconde insensatezze
come bozzoli vuoti e rinsecchiti.
Ci tenemmo attaccati ancora un giorno,
eppure da tempo eravamo soli.

 

(Da Sulla riva, Oèdipus Edizioni 2018)

Cristina Annino, Se un ospite mi lascia la casa

Se un ospite mi lascia la casa, io
le faccio domande, frugo ovunque, specie
nei materassi. Quando esco, è passato un ladro.
Ma non la dimentico, la ripenso. Dove mettono
l’amore gli altri? Che non sia visibile, un oggetto
ad esempio, mi terrorizza. Odore c’è, quasi
sale a volte fumo o cemento rigido, o quel
senso di lavato che dà le vertigini.
Mi porterei
dietro un cane se l’amore non dovesse essere
concreto. Come io credo.

(Da Magnificat (Poesie 1969-2009), Puntoacapo)

Antonio Martone, Luna

Penzola stanca
Penzola stanca la luna
Dal mio soffitto s’appende
Piccola palla di vetro
E rimbalza
Nei miei occhi rimbalza
Febbricitanti e infiammati nel bianco
Sobbalza senza acquietarsi
Sul mio volto assente
Sobbalza

Il mio sguardo la tiene
Come si tiene un’amante
La coperta mi copre la testa
Mentre la luna mi è accanto
Ormai fuori dal cielo
Luminoso e piccolo gioco
Nelle mani del sogno
il mio sguardo la tiene

Devi dirmi
Si devi dirmi
Di questo mondo a cui sono straniero
Quanto è antico
Questo mondo che mi vede straniero
E tu
Da quanto tempo hai brillato
Su queste campagne
Perché la luce del sole sul corpo ti prendi
Per porla poi tenera
Sopra al mio viso
Di notte
Chi gioca a palla nel cielo
Devi dirmi

La posso toccare
La luna
Sotto le mie coperte protetta
Tonda come un disco d’argento
Della mia cristalliera
Tonda

Non m’attendo risposta
E il mio suono si perde nel nulla
Mi sento più vicino alle stelle
Quest’oggi
Più lontano dal mondo
Mi sento

(Inedito)

Massimiliano Bardotti, Tutta l’avessimo detta la felicità

Tutta l’avessimo detta, la felicità
anche in versi brevi, anche d’un fiato,
finito già sarebbe il mondo.
Manca ancora qualcosa da dichiarare
da dirci in faccia o nelle orecchie.
E un silenzio, manca, così definitivo e totale
da colmare quel vuoto che rimane
intatto, come goccia che ritorna mare.

 

(Inedito)

Raffaela Fazio, Mise an abîme

Se ogni ricordo
si specchia in un ricordo
come può il tempo
uscire da se stesso?
Vedo il mio occhio:
vorrebbe farsi mondo.
Ma il desiderio
ancora non si sporge
resta nel fondo
di una discesa interna
al suo cadere.
Credevo fossi un’altra
˗ diversi la frattura
il brivido l’abbraccio
diverso anche l’errore.
Eppure la distanza
è immaginaria
è prigioniera
di questa coincidenza
di frattali.
Uguale mentre cambia
il suo riflesso
mi chiama, si getta
nell’abisso.

 

(Da Tropaion, Puntoacapo Editrice 2020)

Maria Luisa Spaziani, Le parole oggi non bastano

Non chiedermi parole oggi non bastano.
Stanno nei dizionari: sia pure imprevedibili
nei loro incastri, sono consunte voci.
È sempre un prevedibile dejà vu.
Vorrei parlare con te – è lo stesso con Dio –
tramite segni umbratili di nervi,
elettrici messaggi che la psiche
trae dal cuore dell’universo.

Un fremere d’antenne, un disegno di danza,
un infinitesimo battere di ciglia,
la musica-ultrasuono che nemmeno
immaginava Bach.

(Da Tutte le poesie, a cura di Paolo Lagazzi e Giancarlo Pontiggia, Mondadori 2012)