Massimiliano Damaggio, Tutto il giorno ho allineato

Tutto il giorno ho allineato
i prodotti sullo scaffale
come fossero versi
e ora sto con l’ordine in mano
fra i carrelli abbandonati
dove dormono i bambini
consumati, nel silenzio
E in questa devastazione, Maurizio
stiamo, fra i carrelli abbandonati

È questa la semina del bulbo
per le voglie del margine,
il campo defunto, e il feto coltivato
che sboccia sul ripiano e si apre in sconto
Questa la trincea per il significato,
l’obbiettivo, e poi il punto
che l’orario ci mette al nome

(Da Edifici pericolanti, Edizioni Dot.com Press 2017)

Giovanni Perrino, Una storia

La tua stanza colore amaranto
Non sopportava eccessi di sole
Sfoglia a sfoglia come budelli d’oro
Inondava di luce l’alba della levata
Procedeva il racconto al punto di diagnosi
S’affrettava al dopo ma non chiesi ragione
L’indugio forse per ritrosia o trasalimento
Sospensione del giudizio causa persistenza
Di lastre d’opale tra possibili opposti
Nel frangente le rive scivolarono alla deriva
Urgeva mettere al bando ogni viltà
Come fosse questione di scelta il respiro
Fu la diga ad immergermi nell’aurora
Volevano estrarmi da lamiere contorte
Che sibilavano come bestie ferite a morte
Si fermò il cantiere al suono di una sirena
Nella casa accanto curiosi scostarono le tende
Io scelsi di voltarmi a guardare negli occhi
Il silenzio che mi gridava nuvole di fuoco
Come nel più dannato dei gironi danteschi

(Da Liturgia degli anni, Raffaelli Editore 2017)

Marina Massenz, È acqua che sale non fa male

È acqua che sale non fa male
È acqua che sale non fa male
è anima che si svuota in acqua
e sale dallo sterno stretto
come un pugno serrato che strizza
e si sgonfia come pompa rilascia.
Il cuore asincrono. Le senti,
le extrasistoli? Non fanno male.
È solo il fiato che manca l’affanno
mentre i piedi avanti marsch uno
dopo l’altro sulle scale fino al tuo
piano dove non sei più. Bisogna
spingere forte il tram in salita.
Tutto qui. Lo dicevi sempre
per dire che la vita fa fatica.
Quando tutto questo mio movimento
finirà e l’acqua in un lago fermo,
di memoria e mancanza il fondo.

(Da Ossa e cielo, puntoacapo Editrice 2021)

Claudio Finelli, C’è un fiume sotterraneo che non so

C’è un fiume sotterraneo che non so
che scorre da me a te traccia senz’ombra
linguaggio indecifrabile del sonno
nascosto sotto il corpo delle cose.
Un gesto ci avvicina mentre dormo
si arresta tra le pieghe di un risveglio
la larva trovo in vita del mio sogno.
In fondo agli occhi tuoi c’è il muto segno.

(Da Prometeo è un ladro e dorme, inKnot Edizioni 2019)

Luca Campana, Brandelli d’ali e resina, il miele

Brandelli d’ali e resina, il miele
seccato nei favi: parlo di quanto resta
quando tutto è sciamato altrove, della brina
che cova i suoi cristalli fra gli sterpi,
lungo i rami ulcerati dalle notti.
L’estate è stata l’ultima illusione,
la più crudele: lei
li ha tenuti al caldo, lei li ha nutriti,
li ha consegnati tutti a questo corpo
spoglio, questa lingua di crosta
che continua a ripetere scalfiscimi
con fame affilata di precisione,
affonda nella polpa fino all’osso,
prepara le ossa a morsi chiusi, ai moniti
dell’inverno che viene.

(Da Fioriture invernali, Interno Libri 2021)

Giorgio Manganelli, Sottili noi siamo

Sottili noi siamo
come i fori nelle tue mani; esclude
l’assenza d’aria
lo spazio senz’angeli, da te
la nostra esilità innocente: deserta
vertigine dell’aria
vanamente aperta.
Sottili come i fori
nelle tue mani uccise
la nostra eternità non ci consuma.

(Da Un uomo pieno di morte, Graphe.it Edizioni 2022)

Alessandro Seri, In mezzo al letto come al mare

In mezzo al letto come al mare
ci stan due piedi piccoli che dormono
si spostano con logica d’assenza
al battere costante delle imposte
un fiato appena nato scosta nell’ordine dei giorni
un capomastro morto sul dorso dell’inverno
e le mie ali storte s’invecchiano spellate
che tanto sulla schiena non le guardo
l’eredità che lascio è solo tempo perché
l’amore non esiste esiste il tempo
poche menzogne un cesto di panni sporchi
la luce accesa di cento notti insonni
a mendicarmi gli occhi ed il coraggio.

(Da Heautontimorumenos XXI, Arcipelago Itaca 2021)

Francesco Gallina, La terapia intensiva

sotto la tonda plastica dei caschi
a ventilazione non invasiva
simile con simile qui è sepolto
inclinando oltre la parabola del mondo

raddrizzata sulla carreggiata l’anima
l’angelo intubatore, l’idraulico
celeste sotto lo scafandro, sillaba
alle valvole parole d’amore

la turbolenza dei flussi d’aria
è il soundtrack che tiene in vita chi da vita
sfugge

(Da Medicinalia, Marco Saya Edizioni 2022)

Antonio Francesco Perozzi, Lo spettro visibile

È apparso il giorno come una cosa
frontale, e prima del previsto. Lecci da poco
si scartano dalla collina che è l’occhio
di noi, le case salite, la strada che.
Mai si sarebbe pensata tutta l’aria
– scarsissima – evaporata tra gli organi
che guardano fuori e appunto il fuori
ora così reattivo alla pelle, grosso, dentro cui.
Difficilissimo spiegare come (droga
degli angeli) si è fatta la pietra (reale), la valle
(reale), la scommessa ormai presa per viaggio.
Così chilometri nell’orizzonte uno scarabeo
si verifica: è lui, primavera di carne che
entra per sempre. È lui, è spostato
qualche secondo in avanti rispetto
al proprio spettro.

(Da Lo spettro visibile, Arcipelago Itaca 2022)

Vincenzo Valentino, Io, per me

Lascio ai poeti celebrati
i gelsomini notturni e le coccole aulenti,
io, per me, non scrivo poesie
per decantare i bei momenti,
per separare l’agio dagli stenti,
per lasciare sul fondo i sedimenti,
detriti di una tormentosa vita;
non è mia l’irriverente morbidezza
di un Bellezza
e neanche l’ironica sagacia
di uno Zeichen:
poeti per palati colti e raffinati.
Loro li puoi trovare in antologie curate,
perfino nei manuali di scuola,
relegati tra le parti non studiate,
o negli scaffali di librai specializzati
seguiti da pochi lettori appassionati.
Io, per me, non aspiro a tanto,
punto a una poesia prosaica,
che piaccia anche al mio idraulico
che mentre stringa un tubo riluttante
senta che il mio verso gli appartenga,
che gli dica del sudore della fronte,
nella speranza che la guarnizione tenga.
Tengo a una poesia che canti di tram pieni di
gente
che colga, in fondo, il senso della vita,
negli sguardi assenti.

(Da Versetti satirici, I quaderni del Battello Ebbro 2019)