Michail Ajzenberg, Красные Ворота (Krasnye Vorota)

Красные Ворота

Голод? Голода не было.
Был до конца концов
в облаке цвета пепла
мелкий набор свинцов.

Съевшие тонну пыли,
сто килограмм песка,
рады, чтоб их лепили
из одного куска,
люди читали, чтили,
знали наверняка
строчечный след несчастий,
воздуха трафарет –
облачно-серой власти
самый большой секрет.

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Krasnye Vorota

La fame? Non era la fame.
Era prima della fin fine
nella nuvola color cenere
minute matrici di piombo.

Mangiando moli di polvere
cento chili di sabbia,
contenta di esser plasmata
da un’unica massa,
la gente leggeva, lodava,
conosceva di sicuro
l’orma in riga delle sciagure,
il normografo dell’aria:
di un potere grigio-nube
il più grande segreto.

 

(Da Poesie scelte (1976-2011), a cura di Elisa Baglioni, Transeuropa Edizioni 2013)

 

Anna Belozorovitch, Scorderò tutto

Ma io scorderò tutto, ogni volta,
e scioglierò ancora quest’involucro di pelle,
di stoffa grigia, di memoria spenta;
e mille acuti dubbi incideranno
le piaghe prima colme di ricordo.

E in quante occasioni ancora sarò nulla?
Nulla e poi materia vibrante
e poi un danno, un fare senza bellezza
che è la stessa cosa; un pianto.

Solo un errore lancinante sveglia
o fa nascere o fa morire.

Senza nessuno accanto non ho volto,
senza parola ho bianco
tutt’intorno e dipinto
addosso a me, addosso al mondo,
intorno al centro,
in mezzo al niente.

Scorderò tutto così tante volte
da far venire il capogiro,
inginocchiarsi all’illusione
d’un proprio io, d’un destino,
mangiare polvere e gioire.

E nulla lascerà che io trattenga
nemmeno il soffio d’aria ispirata a stento;
perderò anche la parola; nuda
come la maglia a rovescio da lavare.

Scorderò ogni volta ancora
(prima persona profanata,
usata invano nel rifare e ricreare
vita cruda): ora acceso ora spento
io mangia e dorme, e si risveglia.
L’oblio è specchio della pace.

Liquidi, i fatti sciolti in mare
sono acqua sporca di nessuno.
Solo l’istante è assoluto.
Volta per volta credo e vivo
come chi avanza sulla brace.

Andrej Bauman, Бракосочетание (Il matrimonio)

Бракосочетание

Посмотри: мы — следы
наших губ на оконном стекле
друг друга следы
ещё нет
реже и резче свет
мы вымертвлены словá
в наголо обритом воздухе
где горстью земли
где кончилось небо в ладонях
выходи выходи
а свет позади
ладошки лодочкой
пятнашки веточкой
распусти свою нить
будем мёртвых хоронить
в гусеницах танков остались
сломанные куклы, стойкие солдатики
выжженные ленточки, вывихнутый бег
мёртвый дым скользящий вдоль себя
эти гусеницы
они
никогда не станут
бабочками
лишь мёртвыми головами
птичьих полётов
прерванных городов
смотри, как на ничейных улицах гаснет
остановленное сердце прикосновения:
твоё и моё, сбившееся между нами:
мы укрыты под этим сердцем —
обручённый свиток-и-след
будущих нас
поиграем в свадьбу
понарошку и взаправду:
тогда
приштинское небо поцелует алеппскую землю
и у них родится
свет
девочка-и-мальчик-свет
пáрное солнце между тобою и мною

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Il matrimonio

Guarda: siamo le tracce
delle nostre labbra sul vetro della finestra
le tracce l’uno dell’altro
ancora no
più rada e più aspra è la luce
siamo parole tramortite
nell’aria rasata a zero
dove è un pugno di terra
dove il cielo è finito sui palmi delle mani
esci esci
e la luce è dietro
le manine a barchetta
il chiapparello col rametto
sciogli il tuo filo
seppelliremo i morti
sui cingoli dei tank sono rimaste
bambole rotte, soldatini tenaci
nastrini riarsi, una corsa lussata
il fumo esanime che scivola lungo se stesso
questi cingoli
essi
non diventeranno mai
farfalle
solo teste morte
di voli d’uccello
di città svanite
guarda come nelle strade di nessuno si smorza
il cuore fermato dello sfioramento:
il tuo e il mio, scombussolato tra noi:
siamo coperti sotto questo cuore –
promessi rotolo-e-traccia
di noi venturi
giocheremo al matrimonio
per finta e per davvero:
allora
il cielo di Pristina bacerà la terra d’Aleppo
e a loro nascerà
la luce
la luce-bimba-e-bimbo
il sole appaiato tra te e me

 

(Da Il Cielo del Tatto, traduzione di Paolo Galvagni, Arcipelago Itaca 2018)