Silvia Bre, Ognuno vuole avere il suo dolore

Ognuno vuole avere il suo dolore
e dargli un corpo, una sembianza, un letto,
e maledirlo nel buio delle notti,
portarlo su di sé tenacemente
perché si veda come una bandiera,
come la spada che regala forze.
Ma c’è persa nell’aria della vita
un’altra fede, un dovere diverso
che non sopporta d’esser nominato
e tocca solamente a chi lo prova.
È questo. È rimanere
qui a sentire come adesso
l’onda che sale nelle nostre menti,
le stringe insieme in un respiro solo
come fosse per sempre,
e le abbandona.
Ma nemmeno la pupilla d’un cieco
dimentica l’azzurro che non vede.

Da Marmo, Einaudi 2007)

Silvia Bre, Vedevo uno che ha smesso di sapere

Vedevo uno che ha smesso di sapere
seduto verso il mare, nel silenzio:
una forma dell’aria, un’onda pura
partita da un secolo qualunque.
Eravamo nella stanza nella stessa luce,
nell’ombra – io, come si dice, viva
lui creatura del giapponese che lo dipinse.
Parlavo mi pare del bene che faceva
quel suo covare di schiena l’orizzonte
e la mia calma in fondo alla sua vista,
mi chiedevo che felicità fosse
ad arrivare da così lontano
e non pensavo a nulla
mentre da fuori il sole ci ha fasciati
e rispondeva.

 

(Da Marmo, Einaudi 2007)

Silvia Bre, L’Argomento

L’argomento

Tutto l’essere qui
non viene detto –
resta da solo in noi
già benedetto
se solo lo si lascia respirare
vagamente
come un fiato continuo dentro un flauto
con noncuranza
come un verso un cielo non guardato.

 

(Da Marmo, Einaudi, 2007)