Lucio Toma, Le prove

Sebbene sappia quanto basti
il repertorio di casi clinici
dalla mia alle vostre vicine
di casa portate via in pochi giorni
con la storia dei miei cari e di ogni corpo
di questo mondo le parole intorno
al mistero della fine che è spavento
da evitare ai bambini sono mostri
buoni per le preghiere di chi va in chiesa
e per le cure del dottore…
ho le prove concrete che un’intera
notte passata sul cesso è già
di per sé una buona condizione
per squadrare la vita e farsene
una squallida idea

 

(Da La strada di Damocle, Arcipelago Itaca 2019)

Lucio Toma, Circa

la notizia impiattata fredda
è un boccone che fatica a scendere
proprio perché inversamente
proporzionale alla portata dell’acqua
che sale a rotta di collo e indigeste
le voci a inseguirsi nell’affanno
che non oso immaginare la corsa
del sangue nel fango e i battiti e la pressione
a mille rompere gli argini
di braccia tese al cielo non
per imprecare (non c’è tempo)

ma per mettere in salvo almeno
i tuoi tre anni in tre minuti circa, Camilla,
dallo schermo piatto della storia
prima dell’ardua sentenza
della pubblicità.

 

(Inedito)

Lucio Toma, Italia 1.0

E mi chiedo se c’è ancora un filo
di memoria – forse è troppo
pensare a un briciolo di cuore –
che tiene uniti nei gerghi,
oltre le opposte vedute dei borghi,
in questi derby delle domeniche
di calcio, tre colori di stoffa, un lembo
di terra e contraddizioni tra Salerno-
Reggio Calabria e tavoli
di contrattazioni TAV- no TAV!

Lo chiedo perché voglio fare
una statua di parole alla mano,
a quell’ago di sarto che rivestì di rosso
mille giubbe e bordò di bianco l’orlo
degli stivali prima di cadere
stremato sull’umida pianura.

Lo chiedo perché qualcosa non torna
nel turno del disoccupato che resta
sulla strada che da Quarto
porta fino all’ultimo piano
della sua cassa integrazione.

 

(Inedito)

Lucio Toma, Punto G

Qui, proprio qui dove sei, comunque

ti volti è in corso uno smottamento

antropologico, una liquefazione morfo-

sintattica:  non è facile capirci più.

Me lo dicono questi giorni di emicranie

che Oki e compagnia bella non redimono,

e non c’è un Moment da prendere

per quest’età losca di ipotesi

credibili e verità di comodo.

Diciamola tutta: questo è un periodo

di merda ben portato nel decolleté

della tv che agita curve mozzafiato.

La nudità in primo piano è solo

un trucco perché si celi la scena

imperfetta, si perdano i connettivi

di ogni senso e tutto diventi

un controverso punto G

della geografia esistenziale.

 

(inedito)