Michela Gorini, quel due che ha creato l’uno

con le mie mani ho disteso il cielo (Isaia 45:12)

mani che si sposano o negano gravitazioni
e producono esistenze e nuove resistenze
[intorno alle mutue attrazioni]
alla fragilità umana

poi c’è un corpo
[resistenza quotidiana]
tutto [intorno] ha un corpo
quel due che gravita e
congiunti a generare l’uno
in ogni anello ove orbitano
ingravidano l’estro
spina dorsale e laterali
e noi parliamo di un due
se un cuore si rigenera
di floride catene

c’è un corpo [poi]
come può sentire un corpo
e ride e piega metallo pesante
si arrende all’estraneo
se lo ha prodotto
e apparterrà al nuovo

si son detti
la loro assenza
il timore delle
mie facoltà
l’istante il ciclo

quando nascevo
al senso sesto

[tutto inciso, nell’umano]
il corpo che ho in faccia
è inciso

scende l’insonnia
termina il rosso
sangue al crepuscolo
decisamente intimo

[quel due che ha creato l’uno]

si assopisce il muscolo generatore
di esseri in complemento
[compimento]
e non possono più ritrarsi
in solitudine

brucia ritrarsi, brucia
rinascere

respiro

[l’uomo respira sempre il suo spartito]

(Da la tua formula invertita femmina, Kolibris Edizioni 2020)

Ranieri Teti, Passaggi

passaggi attraverso tenebre e altro tempo
sospinto verso la moltitudine di un giorno
inciso in questo passarsi accanto in questo

nient’altro che baratro offerto a chi è deserto
è sabbia anche la bocca che divora la voce

(Da Entrata nel nero, Kolibris Edizioni 2011)

Ranieri Teti, Tra i luoghi preferiti dell’insonnia

tra i luoghi preferiti dell’insonnia
passa la notte nella sua opera

trasportare la superficie
in cerca di profondità

tra gli smottamenti delle cose
nel silenzio delle due rive
nell’acqua trattenuta dalla sponda

 

(Da Entrata nel nero, Kolibris Edizioni 2011)

Harry Ricketts, Phoenix Foundation (for Will)

Phoenix Foundation

(for Will)

‘En-tnt’: that was what you used to call
an elephant. You’d say ‘I carry
you’ when you wanted to be picked up.

Each time we read that page in Peter
and Jane where the farmer is getting
ready for work, you’d shout out ‘Boots on!’

because on walks you wore your red boots.
You had long yellow curls like Little
Lord Fauntleroy, a Leicester accent

thick and ruddy like the local cheese.
Once in the grocer’s in Stoneygate,
an old lady bent down, stroked your hair,

murmured: ‘What a very pretty boy.’
‘Fook off!’ you said, staring at your boots.
She jerked her hand away as though stung.

Years after, I see you running round
and round a room, arms flapping wildly.
You stop. ‘I can’t fly,’ you say, surprised.

But here tonight you’re standing stage right
behind your barricade of drums. Shaved
head, black singlet, sticks raised, you might be

the sorcerer’s latest apprentice.
The guitars kick in, the blue light spins,
your hands begin to fly.

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Phoenix Foundation

(per Will)

“En-nte”: è così che eri solito chiamare
un elefante. Quando volevi uno strappo
in qualche posto mi dicevi “ti ci porto”.

Leggevamo ogni volta il pezzo di Peter
and Jane dove il contadino si prepara per andare
a lavorare, tu gridavi “Ai piedi gli stivali!”

Perché a passeggio indossavi quelli rossi.
Avevi lunghi boccoli biondi come il Piccolo
Lord, una cadenza di Leicester densa

e rossa come il formaggio del posto.
Una volta dal droghiere a Stoneygate,
una vecchia si chinò, ti sfiorò i capelli,

mormorando: “Ma che bel bambino.”
“Fottiti” hai detto, fissando i tuoi stivali.
Lei ritrasse la mano come fosse stata punta.

Anni dopo, ti vedo fare mille giri in corsa
nella stanza, frullando le braccia con forza.
Ti fermi. “Non so volare,” dici, sorpreso.

ma stanotte qui stai dritto a sinistra del proscenio
barricato dietro la tua batteria. Con la testa rasata,
la canotta nera, brandendo le bacchette, sembreresti

l’ultimo apprendista dello stregone.
Si materializzano chitarre, azzurra vortica la luce,
le tue mani iniziano a volare.

 

(Da Proprio allora, Kolibris Edizioni 2015)

Roberto Agostini, Milano

Milano sapeva in quell’ora
di cominciare a sparire
-ricordi i pomeriggi
quegli antri piovosi del lago
nella caverna della lettura
con il tuo lume acceso
per essere dimenticato-
Neppure la filosofia sa
che crollerà nel vento
questa città indifendibile
nei semi magnetici.

 

(Da Onde del ritorno, Kolibris Edizioni 2012)