Manuel Paolino, La Sera

Polverosa cresta collinare
sugli inguini giallo-azzurrini in fila
a cavallo del liquido umido
balenare che rinasce d’autunno;
sentieri di labbra carnose
come moltitudine di righe
s’un palmo; tempia che pulsa;
bastone calmo nella mano stretto
dentro terra boscosa; cannocchiale
sopra un’ombra di tomba: vita
su una marcia fischiante
come crepuscolo di nave.

 

(Da L’idromele, Il seme bianco Editore 2017)

Antonella Lucchini, A Falcate Acute

A falcate acute

trotta l’apocalisse del giorno.

Da quando caddi

e le mani divennero gambe,

al rombare sussultorio della sera

mi ripongo dentro le mie radici.

Lascio fuori solo un pezzo di pane

buono

perché si possa dire

ecco lo ha spezzato

si fa il miracolo

mentre lei torna larva.

 

(Da Il Femminino e la sua voce, Il Seme Bianco Edizioni, 2017)

Manuel Paolino, Canzone del fiume e dei semi d’arancia

Stavo sulla riva col vecchio,

tra me e me un pesce morto

a pancia in su con una rotonda

capriola di luna spinse la corrente

con la coda fino a tuffare le ali

da una palpebra all’altra del chiarore

di vino rosso al fondo nero

dei nostri occhi in fila:

 

i miei e quelli di Mieses che come

i suoi versi pareva dipinto con tinta

di stelle, d’alghe, di una pena bianca

che lassù nel cielo non era la luna;

 

sputavamo semi d’arancia nel fiume,

il suo sorriso era dolce

come quello dell’arcangelo bambina

che voleva essere sirena salata

e non si mangiava le unghie.

 

Quanto ho amato la cristalleria

sorta da quelle labbra di raggi

doloranti!

 

Sputavamo parole rotonde

nell’acqua del fiume:

 

– mi insegnavi a costruire

la statua di me stesso sul tempo.

 

(Da L’Idromele Parte Prima, Il Seme Bianco Edizioni 2017)

Julka Caporetti, Dentro la fuliggine delle tue ossa

Dentro la fuliggine delle tue ossa non c’è disegno integrale che tenga.

Soltanto una parola regna, un impetuoso rompicapo.

Una vertigine a strisce ti sorregge, non più ossa,  non più ossa, non più.

Una vertebra arancione e arrugginita fa di te una regina.

Nella tua andatura trattenuta, puntuta, imperano sovrane le tue ex poesie

come pietre calcaree che fan di te montagna, calanco, cava, cisterna, ecosistema.

Tutte le gerbere che volevi consegnare al mondo giacciono lì, smontate nei petali.

Lo scenario che hai da offrire è un colore indicibile, innominabile, scellerato e mai considerato prima:

rosa.

 

(Da Capriole Finite Bene, Il Seme Bianco Edizioni 2017)