Juan Terenzi, Tabuleiro em Selfoss – Scacchiera a Selfoss

Tabuleiro em Selfoss

em selfoss
enterraram
bobby fischer

aqui onde me lês
enterraram o
teu sorriso

lá onde tentas
escapar
enterraram o
teu improviso

em selfoss
neva sobre
a tumba
de bobby fischer

seu bispo em c4
sua torre ávida
pela sétima fila
estão cobertos
de neve

aos vinte e nove
despediu-se
do tabuleiro

enquanto eu e tu
ainda permanecemos
mas chegou minha vez
de sacrificar uma peça

teu sorriso está lá
em selfoss
teus lábios enrijecidos
por beijar apenas
o gelo

enquanto aqui
sabem sumir
os amparos

o verão virá
ver quem são
os que voaram
em vão
e os que
viram o vão
da viagem
vigiada por ventres
viúvos e vazios
sem vírgulas
nem fecundas
orações

em selfoss
se ouvem elfos
em selfoss
o que vês
é o gelo por
cima do
tabuleiro úmido
de xadrez

*

Scacchiera a Selfoss

a selfoss
hanno sepolto
bobby fischer

qui dove mi leggi
hanno sepolto
il tuo sorriso



lì dove cerchi di
scappare
hanno sepolto il
tuo improvvisare

a selfoss
nevica sulla
tomba
di bobby fischer

il suo alfiere in c4
la sua torre desiderosa
della settima traversa
sono coperti
di neve

all’età di ventinove anni
ha detto addio
alla scacchiera

mentro tu ed io
siamo restati ancora
ma è arrivato il mio turno
di sacrificare un pezzo

il tuo sorriso resta lì
a selfoss
le tue labbra irrigidite
per aver baciato
il ghiaccio

mentre qui
sanno sparire
i supporti

l’estate verrà
vedere chi sono
quelli che volarono
in vano
e coloro che
hanno visto
il vano
del viaggio
sorvegliati da ventri
vedovi e vuoti
senza virgole
né feconde
orazioni

a selfoss
si sentono degli elfi
a selfoss
quello che vedi
è il ghiaccio
sopra
la scacchiera umida
di bobby fischer

 

(Inedito, autotraduzione)

Francesca Lo Bue, L’ospite/El Huésped

L’ospite

Daniele, 6,17-21

Il mio ospite segreto,
padrone beffardo,
assente, immobile e illuso.
Lui ti porta alla notte,
alla madre,
alla tersa oscurità della piana sommersa,
al tuo sottosuolo arrogante.
Là, verso la grandezza dell’opera sconosciuta,
con tuo grido stizzito, la frenesia ridente,
e il gesto sornione dallo specchio.
Niente so,
aspetto ciò che appare.
Trascorre la vita nella forza del grido tenace
nella pena della parola già pronunziata,
nella sete silenziosa del non potere.
Sempre povero,
con una stella che si spegne con la luna,
e parla Daniele,
in un pozzo che brilla dei pellegrinaggi nella terra di Dio.

 

El Huésped

Daniel VI, 17-24

Mi huésped secreto,
mi dueño burlón.
Ausente inamovible, prudente e ilusionado.
Él te lleva a la noche, a la madre,
a la tersa oscuridad del llano sumergido,
a tu subsuelo arrogante…
Hacia la grandeza de la obra desconocida,
con el grito callado a cuestas,
al desvarío alerta,
al guiño de burla desde el espejo.
Nada sé,
espero lo que aparece.
Transcurre la vida
en la fuerza del grito perseverante,
con el agobio de la palabra ya pronunciada,
y la sed callada del no poder.
Y siempre pobre con una estrella dentro
que se apaga con la luna.
Y habla Daniel
en un pozo que brilla de las peregrinaciones en la
tierra de Dios.

 

(Da Il libro errante/ El libro errante, Edizioni Nuova Cultura 2013)