Poesia Ultracontemporanea va in ferie

Poesia Ultracontemporanea chiude per un periodo di meritato riposo. Del resto il nostro motto è: una poesia al giorno, o quasi (sic!). Ma la poesia non finisce qui.

Per avvalorare il lavoro svolto finora, Vi invito a leggere, rileggere e commentare i testi finora pubblicati: gli autori, quasi tutti viventi, ne saranno felici.

Continuate a mandare i vostri lavori inediti o editi (comprensivi in tal caso di nota bibliografica) a criticaimpura@gmail.com per eventuale valutazione e selezione: le pubblicazioni ripartiranno dal Primo Settembre.

Buone vacanze ultracontemporanee a tutti!

Sonia Caporossi

Poesia Ultracontemporanea va in ferie

Poesia Ultracontemporanea chiude per un periodo di meritato riposo. Del resto il nostro motto è: una poesia al giorno, o quasi (sic!). Ma la poesia non finisce qui.

Per avvalorare il lavoro svolto finora, Vi invito a leggere, rileggere e commentare i testi finora pubblicati: gli autori, quasi tutti viventi, ne saranno felici.

Continuate a mandare i vostri lavori inediti o editi (comprensivi in tal caso di nota bibliografica) a criticaimpura@gmail.com per eventuale valutazione e selezione: le pubblicazioni ripartiranno dal Primo Settembre.

Buone vacanze ultracontemporanee a tutti!

Sonia Caporossi

Poesia Ultracontemporanea chiude per ferie

Poesia Ultracontemporanea si prende l’abituale Agosto di meritato riposo. Del resto il nostro motto era: una poesia al giorno, o quasi (sic!). Ma la poesia non finisce qui.

Per avvalorare il lavoro svolto finora, Vi invito  a leggere, rileggere e commentare i testi finora pubblicati: gli autori, quasi tutti viventi, ne saranno felici.

Potete continuare a mandare i vostri lavori inediti o editi (comprensivi in tal caso di nota bibliografica) a criticaimpura@gmail.com per eventuale valutazione e selezione: le pubblicazioni ripartiranno dal Primo Settembre.

Intanto buone vacanze ultracontemporanee a tutti!

Sonia Caporossi

Alessio Barettini, Agosto

Agosto, al mare,
È l’odore forte degli aghi di pino
Il vociare dei bimbi e dei giochi la sera.
È lo scontro dei pensieri
con un buio sapere che sogna, e che spera.
Chilometri di costa che raccontano
la stessa storia, la stessa tiritera.
Ancora.
Cani, gelati, famiglie ammaliate,
amori di stelle lontane,
e bimbi in festa sulla spiaggia.
Tutto sembra un’aurora eterna.
L’incertezza di domani attende la sua fine
qui, al mare di agosto,
dove nel mio cuore e nel grande albergo
non c’è più posto,
al mare
ad agosto.
Se mi guardo non vedo che un mare profondo
distante
brillante di lacrime scure.
Dove risiede quel sole
che occupava questi occhi
tanti tanti anni fa,
ben prima di questo,
ben prima di adesso,
ben prima di questo agosto
di mare incurante
indifferente
persino ignorante?
Mi arrendo all’eterno.
È un salto che chiama
che non ho mai saputo fare
che adesso guardo e che mi vede e
che senza difese
mi accade.
Io vivo e lo vivo,
gli accado.
Gli accado osservando
che il tempo,
lo scempio del senso,
la sua distorsione,
affoga di colpa
e di un gusto imperfetto.
É l’alba. Tutto tace e accondiscende.
Tutto dorme
e non si accende
quel sogno di ieri.
Il gioco languido di agosto
a quest’ora sembra perso nei misteri.
Ma non è che la stessa assenza,
la stessa giravolta,
che all’alba ci guarda
ci osserva,
ci vede e ci prosegue.
Si protende nel domani,
si nasconde
in un fruscio di lenzuola
nel fragore di un treno lontano,
in un vagito:
è l’ombra di un suono lontano,
che ricopre tutto di attesa.

 

(Inedito)