Alfonso Gatto, C’era ai vetri di freddo del Natale

 

C’era ai vetri di freddo del Natale
tra i graffi dei bambini anche il tuo nome.
Io bevevo il caffè, dicevo come
potrò vederla, càpita che il male
paziente all’improvviso m’allontani
nell’ansia dell’averti ove non sei.

Ma sei dovunque l’ora dei cortei
che passano, la festa del domani.

(Da Poesie d’amore, Mondadori 1973)
 

Alberico Sala, Domenica dopo

Domenica dopo la strage, la nebbia mi frena
sulle strade campestri, mi rifiuta la città
spenta per i poveri morti dai nomi lombardi
nel cratere di polvere e cristalli. Contadini
come quelli che i fari frugano nel nulla:
vanno con il mantello nero dalle cascine
al paese per la partita, fanno meno rumore
i passi sull’erba di brina che sui detriti
dello scoppio.
Sul ponte di Lodi uno era passato,
come me, con i conti in ordine, l’odore del fieno
nelle tasche. Trenta chilometri, un’ora
a passo d’uomo tra i fossi di latte,
con la spina in fronte delle ingiustizie,
di quel che non si fa o si fa male,
chiamando poi i morti a sdebitarci.

15 novembre 1969, tornando a Milano in automobile dopo la strage di Piazza Fontana

(da Il giusto verso, Rusconi 1970)

François Nédel Atèrre, È l’indulgenza serena

È l’indulgenza serena, che dura
soltanto un poco, della prima sera:
in mezzo a blocchi di case che il sole
ha reso calce, si riaffaccia il vento.
L’ardente apostolo dell’ora serra
la mercanzia in cartoni, un vecchio tace.

 

(Da Mistica del Quotidiano, Terra D’Ulivi Edizioni 2018)

Ferdinando Giordano, Fatti in là

Ricavo un antro nello specchio
prima del letargo inappellabile,
come tutti del resto in questo tratto
che sempre più approssima a brutto muso
la sagoma delle arcate dentali
e più vicino è, rifletto
al confine delle date, ai santi apostrofi
del pensiero perso, ai licheni e alla cenere
che li apprende, proprio mentre l’atmosfera
incarna un nuovo scompartimento di ferie.
Molti lì dentro si stringeranno all’onda,
altri alla medica e alla stella, qualcuno cadrà
nell’incontinenza dei germi
e forse solo cento faranno posto ai seguenti venti.
Ma ti ricordo come eravamo: lungimiranti
fino al naso, più in là brevilinei, volitivi
dalla sera in poi, con la lingua che faceva spazio
ad altri mondi che si dicono
agli intimi; e qui e adesso
non ne rispettiamo il metro.

Gabriele Galloni, I ragazzi alla spiaggia di Focene

I ragazzi alla spiaggia di Focene
insieme incontro all’onda sonnolenta
che ritornando bagna loro il fianco
adolescente. È questa vita, lenta,

la sua illusione qui della durata
eterna. Quando ciò che resta è il bianco
della parete a fine di giornata.
Il mese placido, tempo che viene,

i ragazzi alla spiaggia di Focene.

 

(Da Slittamenti, Alter Ego-Augh! Edizioni 2017)

Alfonso Gatto, Non fosse altro son belli

Non fosse altro son belli
i ragazzi che fanno campagna
ai gradini di Piazza di Spagna.
Belli per nostalgia
belli senza riguardo
millenni dentro lo sguardo
per qualche giorno di scena.
Adamo seduto sull’erba
spacca la mela acerba,
si dice solo che campa
salendo e scendendo la rampa
di Piazza di Spagna.
Alla barcaccia si bagna
le mani rosse e vi beve
il riso delle gengive.
Se dice campa non vive,
aspetta la neve.

(Da Poesie d’amore, Mondadori 1973)

Bartolo Cattafi, L’ultima

Scene che si montano da sole
si smontano rimontano
che si susseguono snodate
oleate scorrevoli poi traballano
rallentano
s’inceppano sulla guida
a scossoni riprendono
finché una non ti si ferma davanti
quella ti resta da rimirare
da ricamarci sopra.

(da L’allodola ottobrina, Mondadori 1979)

Giorgio Vigolo, Sulla nuvola degli anni

Restano sulla nuvola degli anni
amati volti sopra il tempo illesi,
restano sopra la tempesta accesi
sull’albero maestro i fuochi santi.

Fra vita e morte io già li vidi infante
vegliare sulla mia febbre sospesi
con ansie luci: e del fanciullo antico
pare che ancora fremano gli affanni,

come in turbato sonno una ferita
duole ormai chiusa e i suoi rami recisi
gemere sente l’albero nel vento.

Così dei mali nostri, anche divisi
da tanta nube, durano al tormento
e a patire con noi restano in vita.

(da I fantasmi di pietra, Mondadori 1977)

Stefano Guglielmin, Anonimo (in epigrafe)

È sempre bella la foto in epigrafe:
nessun buio alle spalle e sorriso e
luce. Il futuro nel lampo degli occhi
mentre la morte sale dai piedi
là dove non guardiamo, non tocchiamo.

 

(Da Ciao cari, La Vita Felice 2016)

Alberto Cappi, Primo canto della neve

quando venne la neve
la neve portò bianchi glicini
e dolci tortore di farina
quando venne la brina
anima candida luce di luna
quando candì il giorno intorno
e l’oro si fece solo sole
quando la notte si annodò
e nodo e nido furono uno
quando il violino suonò le note
della terra bruna e del mare
quando ritmando e poetando
siamo tornati ad amare

 

(Da Quattro canti, Circolo degli Artisti 2000)