Guglielmo Aprile, Eros, figlio di Penia

Il testosterone fa incandescente
il tungsteno nelle plafoniere,
spacca i condotti delle serpentine
dentro le celle frigorifere;

una fame millenaria, da rettile,
va braccando orme su una calzamaglia
dai soffici pendii, risale il collo
liscio lucente della studentessa;

un branco irsuto sono gli occhi, in cerca
di preda, l’asfalto scotta, si scollano
i grappoli sul petto delle strade;
i sistemi di allarme dell’amore

suonano all’impazzata, ma io fingo
di dormire: so che fine abbia fatto
il sepolto vivo per sbaglio, quando
riprese coscienza e si spaccò i denti

sul silenzio zincato.

(Da La strage degli aquiloni, Robin Edizioni 2019)

Pubblicato da

Critica Impura

Letteratura, filosofia, arte e critica globale.

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