Felice Paolo D’Ottobre, Attese (sui gradini)

Passate nelle code
degli occhi le serate
infrasettimanali.

Soggetti oscuri, sode
presenze consumate
da sogni sempre uguali.

La saliva corrode
Le gambe depilate
e gli sguardi fatali.

Un’altra posizione senza lode
che preme sulle doghe sgangherate.
Vere, restano sole le iniziali.

(Inedito)

Pubblicato da

Critica Impura

Letteratura, filosofia, arte e critica globale.

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