Daniele Barni, Dialogo tra l’Eternità e l’Istante

Disse l’Eternità:

Vorrei essere l’istante e tintinnare
così di nostalgia, oppure d’attesa,
persino di paura. E poi brillare,
anche solo una volta, di sorpresa.
Urtare nei cantucci della sera
il profumo sereno del mistero;
gradire sulla lingua il sarà e l’era,
l’agrodolce del falso con il vero.
E vorrei che il minuto, lentamente,
mi carezzasse come chi ama e parte:
rimarrei in equilibrio sul presente,
tentando la vertigine a ogni parte;
o cadrei dalla mia noia infinita
nel breve batticuore della vita.

Ma rispose l’Istante:

Ed io vorrei, al contrario, tintinnare
della gioia raggiunta senza attesa,
paura o nostalgia. Quindi brillare
della tranquillità senza sorpresa.
E soffiare per gioco nella sera
il profumo di pollini e mistero;
confondere al palato il sarà e l’era,
non l’aceto del falso e il dolce vero.
Non vorrei che il minuto, lentamente,
mi carezzasse come chi ama e parte,
ma vorrei che l’abbraccio del presente
mi circondasse eterno da ogni parte.
Bacerei anche la tua noia infinita,
perché per me sarebbe vita, vita!

 

(Inedito)

Pubblicato da

Critica Impura

Letteratura, filosofia, arte e critica globale.

1 commento su “Daniele Barni, Dialogo tra l’Eternità e l’Istante”

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