Alfredo Rienzi, La notte che smarrimmo i luoghi

La notte che smarrimmo i luoghi
non bastarono i vecchi trucchi
d’astrolabi e cannocchiali, né il gioco
d’angoli o secanti, o negromanzie,
non servì il crepitio di stelle
né il rantolo del monte: nessuno
più comprendeva altezze
le distanze, se fossimo vicini
alla guglia di vetro o ancorati
a basse prospettive di pietraie.

 

(Da Oltrelinee, Dell’Orso Edizioni 1994)

Pubblicato da

Critica Impura

Letteratura, filosofia, arte e critica globale.

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