Silvio Ramat, Amica tentatrice

Amica tentatrice, se rimuovi
cenere e macerie dall’edificio
di un’adolescenza fin troppo lunga,
sappi che nel ballo – malgrado avessi
un buon orecchio, dicevano – mai
vinsi nelle movenze una goffaggine
ch’era anche timidezza…
Consapevole
di questo limite, al cambio del disco
mi mettevo nell’angolo più in ombra
della sala (di solito eravamo
in casa di una compagna di scuola)
e lì, in piedi, atteggiandomi a infelice,
aspettavo qualcuna, un cor gentile,
che mi rinfrancasse, gesti e parole.
Feste così ormai non se ne dànno
ma, sotto un’altra pelle, la mia vita
è goffa come allora e ha quell’affanno.

 

(Da Elis Island, Mondadori 2015)

Pubblicato da

Critica Impura

Letteratura, filosofia, arte e critica globale.

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