Alberto Cellotto, Un gallo, un grido

Un gallo, un grido, un posto buio e uno col tanfo
delle capre, balconi chiusi e una vampa al pancreas
crea di nuovo la salita, una somiglianza con un destino
di fatti d’acque in silenzio e chiare. C’è una rondine
che sta attaccata al sottotetto e va. A lato
ha un vestito vuoto appeso. Il fiato sopra un’onda
e vaste vite e alberi si radunano nel momento di albe, al fare
chiaro su terre e mare, giorni come lampi e starnuti
in un sorso d’acqua. Fosso come il cielo e come il cielo
rosso: il bosco è lavato dilavato, stirato ai lati, nei bordi
delle foglie: mi sveglio nel noto. Adesso sto qua a riportare
ogni stallo al morire e in un grammo di alba fuori stano
l’attesa con chi ricordo: sono già nella vita.

(Da Non essere, Vydia Editore 2019)

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