Gian Ruggero Manzoni, Il mio gallo

Il mio gallo da combattimento
ha già causato la morte di Michail,
di sua moglie Kostantina, del figlio,
del cognato, della nonna materna,
del vicino di casa, del pope, dell’oste
( … di quello grasso, di nome Ivan).
Il mio gallo da combattimento
è rosso e nero, ché di porpora sangue
pare incappucciato.
Forte di sperone, colpisce e falcia
in nome mio.
Egli è l’aquila che non ho mai posseduto,
la tigre che mio zio mi aveva promesso,
l’assassino, che sono stato.
A lui mi rivolgo cantilenando:
“Vivi con dignità, stendi le piume,
innalza la cresta e fuggi ogni genere
di cultura, così colpirai senza remore
quando ne verrà l’occasione.”
Al che mi guarda e becchetta ironico:
“Barbaro sarò per te, come la vendetta
è il compendio dell’ateo
o dell’impotente.”
Poi ride, e m’invita a scommettere.

 

(Inedito)

Pubblicato da

Critica Impura

Letteratura, filosofia, arte e critica globale.

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